giovedì 27 maggio 2010

SONO TRISTE HO PAURA PER IL MIO FUTURO


Un interessante spunto di riflessione, trovato nel mio girovagare su internet.
E' la realtà dei fatti che si consuma nel generale disinteresse.
Nell'apatia, nella distratta furberia dei miei concittadini.
Nella convinzione che pubblico significhi di nessuno, salvo essere "occasione" per alcuni.
Nella certezza che è meglio:
farsi gli affari propri e "coltivare il proprio orticello";
non avere idee, idealità, ma soli convenienze, anche se spesso frustrate.
Penso ai miei concittadini che votano gratificando chi certo non li rappresenterà mai, illudendosi di poter raccogliere almeno le briciole del banchetto degli altri, i "furbi", quelli veri.

Un paese di disillusi e sconfitti!

Dove anche coloro che dovrebbero essere la "mente critica", "le intelligenze illuminate", preferiscono volgere lo sguardo altrove, magari facendo battaglie ideali e di principio..stando però ben attenti a non pestare i piedi a chi è nella sala dei bottoni...
Insomma un paese dove un'altra generazione si è persa..anzi bruciata.

La foto è di Pierpaolo Mandetta.
La mano dell'autore del manifestino è ignota. Ma che mano!!!

Per leggere il manifesto in foto cliccarvi sopra.

lunedì 7 settembre 2009

IL MONTE FRUMENTARIO DELLA PIETA' (1845 ­ 1870) II parte


Abbiamo visto nel precedente post come numerosi cittadini capaccesi cercassero di evitare di essere nominati amministratori del Monte Frumentario sia perché dicevano di sé di essere non idonei ("inalfabeti") sia perché desiderosi di sfuggire a “malevolenze” e “calunnie”.

Cartolina della Capaccio inizi '900.


Numerose furono, in verità, i rilievi che il Consiglio d'Intendenza fece sui Conti Materiali di quel benefico ente. Si andava dalle semplici irregolarità amministrative (la mancanza di documentazione attestante la locazione e le spese relative ai magazzini del grano, i verbali di consegna nei cambi di amministratori, ecc.), a omissioni (quale quella della mancata chiusura dei magazzini con i 3 catenacci “regolamentari”), alle vere e proprie irregolarità contabili (come la mancanza di
“crescimonio”) o abusi (l'occultazione di grano sul capitale del Monte).

Non pochi furono anche gli amministratori multati o condannati a risarcire il Monte Frumentario.
Emblematico è il caso relativo alla gestione economica del 1847­'/48.
In mancanza del conto di gestione di quegli anni, l'Intendente fece intervenire il capo della Guardia Nazionale (una polizia locale composta da civili), il Barone de Marco, affinché investigasse.
Questi invitò il sindaco, gli amministratori del Monte ed un “incaricato del parroco” a recarsi ai magazzini dove era stoccato il grano, e misuratolo si rilevò una mancanza di tomoli 14:12. Inoltre il de Marco accertò numerose “irregolarità con cui si è proceduto del Decurione supplente (un'amministratone comunale) da Sindaco nel custodire la terza chiave voluta dalla legge, ma che anzi fa stare solo due serrature”, che il “non aver dato i Conti è dipeso da questo Cancelliere
comunale che richiesto si è rifiutato, ed agli ultimi” (amministratori del Monte) “nel richiedere la redazione del conto del passato anno hanno posto doversi redigere prima quello dei passati anni”. Inoltre “che dovendosi formare alcuni atti coattivi il cancelliere ricevè dagli Amministratori un mezzo tomolo di grano, ed intanto niuno atto redatto né il grano ha restituito, e che dovendosi pagare l'affitto del magazzino dello scorso anno colonico ammesso sullo Stato Discusso per un tomolo e mezzo, ne hanno invece fatto pagare ducati 5”.
Tutto ciò portò il de Marco a chiedere di “infliggere contro tali morosi multa di tomola 10 di grano a beneficio del Monte...onde ciò fosse di esempio per l'avvenire”. All'Intendente Spaccaforno chiese “di continuare a vigilare (sullo) stabilimento, che si vorrebbe assoggettare al monopolio, non appena creato”.
La severità e la pronta azione del barone De Marco furono necessarie affinché si evitasse nel futuro la gestione del Monte come cosa “privata” da parte dei suoi amministratori. Ciò in un periodo in cui si andava rafforzando il latifondo e le tensioni sociali ed economiche (e aggiungiamo politiche) si facevano più pesanti.

Purtroppo malgrado i rigidi controlli dell'amministrazione centrale borbonica i casi di malversazione ai danni di queste benemerite opere pie non era no rare, peggio andò nel periodo post unitario a causa di una normativa più lassista introdotta col Regno d'Italia.

Il caso del vicino comune di Trentinara è emblematico.

Il sindaco e presidente della Congrega di Carità, Giuseppe Cavallo, denuncia nella"Relazione del Monte Frumentario del Comune di Trentinara" al Sotto Prefetto di Campagna in data 16 Dicembre 1884 della spoliazione realizzata da due suoi concittadini del patrimonio del pio ente. 


Quanto dolore e scandalo i fratelli Antonio e Giovanni Ciuccio avessero apportato all'intera popolazione di Trentinara, in provincia di Salerno, in questi tempi di perfetto disordine morale, è cosa più facile ad innestarsi in un quadro di romanzo, che credersi possibile. Essi, il primo come Segretario della Congrega di Carità, e l'altro come amministratore del Monte Frumentario, hanno dato luogo a fatti, che ogni anima nata al rispetto della cosa pubblica e d'ogni sacro interesse dei poveri si sarebbe sentito bruciare le mani e la mente a consumarli, e che, essendo di ragion pubblica, e risultanti da pubblici atti, son meritevoli d'esser denunziati al tribunale della pubblica opinione, frattanto che già la giustizia sociale vi va compiendo su il suo diritto in nome dell'umanità offesa.
In edificazione adunque delle autorità competenti, e dei paesi circostanti, e più ancora in soddisfazione dei miei stessi concittadini tanto ingratamente trattati da due uomini, che nella fiducia loro affidata, e nella nobiltà del loro ufficio avrebbero dovuto trovare il principio della maggiore onorabilità, io, avendo in mano, in qualità dì Presidente della Congrega di Carità tutta una materia di usi e di abusi perpetrati sul sangue e sulle lagrime dei poveri, tengo qui a far palese come quegli uomini in quella fiducia non seppero trovare che l'ideale dei momenti fortunati, ahi troppo comune agli spiriti moderni, e il caso di sfogare e soddisfare il sentimento della più libitinosa voracità.
In una sola parola essi, nelle qualità su espresse, si han divorato tutto il Monte Frumentario, ricco e secolare patrimonio dei poveri del nostro Comune. Ma acciocché gli altrui apprezzamenti non sieno suggestione dei miei, acciocché la bilancia della stima e del disprezzo pieghi libera e sincera per la parte che realmente pesa, e perché su fatti si giudichi e non su parole, in luogo di estrarre e narrare i fatti, pubblico testualmente gli atti, donde risultano, che sono quelli seguiti posteriormente alla disastrosa catastrofe degli egregi amministratore e segretario sulle gestioni dei Commissarii, mandati a salvare il salvabile, ma infruttuosamente.
Io intendo, scevro d'ogni animosità personale, di compiere il mio dovere. Ogni perplessità sulla presente pubblicazione scomparisce nella mia mente, quando penso, che è un delitto ancor esso il silenzio, quando per esso il delitto, se v'ha, come giudicheranno il magistrato competente e la pubblica opinione, debba rimanere sempre occulto, e forse anche tollerato.
Dicano, che vogliano! Essi ed altri checché sapranno inventare sul mio conto, io risponderò col Petrarca:
Io parlo per ver dire 
Non per odio d'altrui, nè per disprezzo.
Salerno, 20 ottobre 1885 

 A completamento di quanto detto e per meglio permettere la comprensione di quanto è stato esposto voglio ricordare che gli amministratori del Monte durante l'amministrazione borbonica dovevano redigere lo “Stato per la distribuzione del grano” per ogni anno colonico, nel quale sono indicate le generalità degli assegnatari del grano, l'estensione dei terreni preparati, la contrada di ubicazione, i proprietari dei fondi che si volevano mettere a coltura e l'effettiva quantità di grano distribuita a ciascun richiedente; “lo Stato Discusso”, cioè il bilancio di previsione con le entrate e le uscite previste; il Conto Materiale, cioè il bilancio consuntivo. Sia sugli Stati Discussi che sui Conti Materiali il Consiglio d'Intendenza esercitava la sua funzione di organo anche di controllo contabile.

Col 1863, però, la legislazione del nuovo stato unitario pose fine all'istituto dei Monti Frumentari impedendone la nascita di nuovi, anzi con la legge del 10 marzo 1865 pose i sopravviventi, in qualità di Opere Pie, sotto la tutela delle Deputazioni Provinciali. Peggio la nuova normativa abolì l'obbligo degli amministratori dei Monti Frumentari di rendicontare il loro operato con la presentazione di bilanci preventivi e la verifica di quelli consuntivi. 

Venuti meno i controlli, chi amministrava fu libero di compiere ogni abuso, così il patrimonio di tali enti benefici furono aggrediti dalla cupidigia dei meno onesti comportandone la fine. 

Col nuovo secolo però nacquero nuove istituzioni di credito con funzioni sociali: le Casse di Risparmio e le Casse Rurali ed Artigiane.
Ma questa è un'altra storia.

martedì 4 agosto 2009

TEMPO DI CRISI: siamo alla frutta!


TEMPO DI CRISI: siamo alla frutta!

La notizia del giorno è che tre comuni italiani (ricordo solo Ficarra in provincia di Messina)per ripianare i loro esangui bilanci hanno fatto ricorso a strumenti di ALTA TECNOLOGIA FINANZIARIA: una giocata al superenalotto! (come si dice...non si sa mai).

A Capaccio-Paestum (SA) invece si utilizzano strumenti più ordinari per aggiustare il bilancio (ormai di fatto siamo al dissesto) come far pagare i cittadini meno abbienti (specie nelle zone rurali, vedi tarsu) mentre si alimenta un contenzioso ed un recupero crediti (con strumenti che mi sembra di aver capito, se sbaglio correggetemi, a detta del Presidente della Commissione Bilancio forse al limite della legalità) con i creditori storici ( ad esempio gli imprenditori turistici) che guarda caso poverelli proprio non sono.

de gustibus non disputandum est.

neromalpelo

mercoledì 1 luglio 2009

Un esempio di politica economica e sociale nella Capaccio di due secoli fa.



L'assalto al latifondo. Nella foto Gaetano Paolino che di quelle lotte di riscatto e libertà
 fu protagonista.


IL MONTE FRUMENTARIO DELLA PIETA’ (1845 – 1870)
Un esempio di politica economica e sociale nella Capaccio di due secoli fa’.
I parte
di Vincenzo Di Sirio

Il Monte Frumentario è un esempio di politica illuminata di quel nobilitato borghese che allora guidava le sorti del nostro paese, spesso negletto ingiustamente da certa letteratura, che seppe nei momenti di crisi economica, sociale e politica, creare anche strumenti d’intervento a beneficio della propria comunità. Cosa che oggi, invece, la leadership economica e sociale contemporanea non sa o non vuole fare, tutta presa a piegare istituzioni e politica al proprio tornaconto.

 Il 12 gennaio 1845 “giorno sacro alla nascita dell’Augusto Sovrano” (Ferdinando II), il consigliere provinciale Michelangelo Bellelli di Capaccio fece un deposito di 30 ducati presso l’Amministrazione Comunale per l’istituzione di un Monte Frumentario. La “generosa e pia opera” fu annunziata al pubblico, da Monsignor d’Alessandro, Vescovo di Capaccio, “allorché si andò in Chiesa per cantare l’Inno Ambrosiano” per quella “fausta ricorrenza”. Nasce così nella nostra cittadina il Monte Frumentario, una particolare istituzione di “beneficienza comunale” (oggi diremmo ente socialmente utile), il cui scopo era di assicurare la semenza ai piccoli proprietari ed ai coloni senza mezzi, concedendo mutui a breve termine in granaglie, con tenui interessi. La scarsità di capitali, infatti, era da sempre il problema dei piccoli proprietari terrieri, che spesso erano costretti a sottomettersi al gioco dell’usura. Strumenti come l’usura e le frodi non furono,infatti, estranee alla formazione delle vaste proprietà terriere locali. Così il 55% delle piccole e medie proprietà si ridussero in modo notevole nel decennio 1820 – ’30 finendo nelle mani di pochi.

Fu, infatti, precisa volontà del governo borbonico moltiplicare iniziative analoghe ai Monti Frumentari sul territorio della nostra provincia, sotto l’impulso dell’allora Intendente, Marchese Spaccaforno, per placare e lenire quel malessere economico che aveva creato le turbolenze sociali e politiche di quegli anni. Alla chiamata per l’istituzione di quel benefico ente risposero oltre il già citato M. Bellelli e il vescovo, anche D. Domenico Farinelli, Vicario Generale (15 ducati), Francesco S. Bellelli (15 ducati), Ferdinando Bellelli (15 ducati), Francesco dei baroni de Marco (15 ducati), la Casa comunale (15 ducati), d. D. Bamonte, per la Chiesa parrocchiale (12 ducati), Pantaleone d’Alessio (8 ducati), Gennaro d’Alessio (8 ducati), Domenico Maida (6 ducati), Giustino Cremone, Giudice Regio (4 ducati), Luigi Tanza (4 ducati), Michelangelo di Deo (4 ducati), Pasquale Bellelli (4 ducati), per un totale di 185.oo ducati. In realtà, però, quella somma rimase bloccata nelle casse comunali sino all’agosto del 1847. Infatti, il Monte Frumentario per esistere come persona giuridica avrebbe dovuto ricevere la Sanzione Reale. Nel frattempo l’intendente Spaccaforno (qualcosa di simile all’attuale prefetto) si preoccupò di ricevere l’assenso del Ministro degli Interni all’acquisto del grano da distribuire agli agricoltori indigenti. A tale compito fu delegato Michelangelo Bellelli, il quale però fu occupato per 2 mesi lontano da Capaccio. Si pose così il problema di comperare il grano a stagione inoltrata con l’inconveniente dei prezzi più alti o rimandare il tutto alla stagione successiva. Non mancarono tentativi dell’Intendente di far distribuire comunque il denaro nelle casse comunali ad un tenue interesse (6%). Tale proposta trovo però l’opposizione del sindaco Pasquale Bellelli che spiegò che “chi si è offerto per riceverlo” (il prestito) “non” ha “presentato verune garanzia”. Ed è naturale chiedersi, trattandosi di indigenti, come poteva essere il contrario? Ma le difficoltà presero anche altre forme come la ritrosia ed il timore di assumere da parte dei cittadini Capaccesi la responsabilità di amministratore del nuovo ente. 

Gennaro Bellelli  (Archivio Fam. Bellelli)

La scelta dei cittadini, che avrebbero dovuto ricoprire tale incarico, era fatta con la proposta alle autorità superiori da parte degli amministratori comunali di "terne di candidati" nelle cui note erano indicati oltre ai dati anagrafici anche “la condizione”, “l’abilità nella scrittura e nella contabilità” ma anche….la “condotta morale e religiosa”.

Le remore di questi nostri concittadini del passato ad accettare tali "onori" non erano del tutto immotivate. Infatti, per aspirare ad ogni incarico amministrativo, compreso quello decurionale (qualcosa tra il consigliere e l’assessore comunale), era necessario un idoneo censo, ma erano anche sicure le responsabilità derivanti dalla propria gestione amministrativa. Infatti, si doveva rispondere “in solido” per qualsiasi omissione, errore od abuso e l’amministrazione centralizzata borbonica non scherzava nei controlli e verifiche. 

 A tal proposito G. d’Alessio, proprietario, cerca di smarcarsi dall’incarico di amministratore del Monte Frumentario, adducendo cattive condizioni di salute, la dimora continuata nella Piana, ma soprattutto perché “la cattiva assistenza, che dovrebbe (al) l’individuo della 2^ terna, formata da persone idiote, mentre vi sono tanti distinti proprietari, ed in ultimo per allontanare la malevolenza e la calunnia, che ora fan tregua”.
Esattamente l’opposto di quanto oggi accade! 
Altro caso quello di A. Marandino, il quale fu anche segnalato, dal M. Bellelli, poiché aveva già esercitato la carica di cassiere della “Beneficenza” e di Cassiere Comunale. Questi osservava, sempre in una lettera all’Intendente, che tali incomodi dovevano svolgerli “i principali proprietari, i quali in Capaccio ve ne sono moltissimi, e che se ne vogliono togliere di mezzo da simili opere onorifiche?” E per se aggiunse di essere “quasi inafalbeto” e che per la carica di Cassiere Comunale e di beneficienza di essere stato solo lo “strumento della stentata firma”. Cosa che se vera farebbe pensare a diversi risvolti e ci farebbe comprendere anche il perché di certe rinunce.
Forse l’entusiasmo iniziale del neofita si scontrò con gli interessi consolidati dei gruppi di potere di allora. Comunque una ritrosia all’incarico pubblico che noi oggi non conosciamo mentre in molti, allora, si sentivano, non sappiamo quanto realmente, inadatti all’immane compito. Dubbio che non ha toccato apparentemente mai alcuni moderni amministratori del secolo passato e presente. Comunque non mancarono già allora anche altri cittadini pronti all’incarico e meno “scrupolosi” e timorosi di “malevolenze” e “calunnie”. Ma questa è un’altra storia che vi racconteremo nella prossima puntata.