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venerdì 4 agosto 2017

LETTERA APERTA AL SINDACO FRANCESCO PALUMBO SULLA CENTRALE A BIOMETANO DI CANNITO



Sono preoccupato.
Carissimo Francesco Palumbo, sono seriamente preoccupato e vorrei esprimerle tutta la mia preoccupazione per quanto sta accadendo in questi giorni.
Lo faccio perché la so attenta a quelle che sono le istanze dei suoi cittadini e perché è sinceramente motivato ad un fare concreto ed efficace.
Ho però l'impressione che, sulla centrale a biometano di Cannito, mentre i medici discutono il malato muoia.
Ho letto sulla stampa che la GEA srl di Battipaglia ha protocollato l'istanza per un “Impianto di
produzione di biometano” il 14 luglio e che il progetto in questione risulterebbe conforme a tutte le normative di legge in materia ambientale, con relativo procedimento attivato tramite P.A.S. (Procedura Abilitativa Semplificata), cosa che consente alla società di iniziare i lavori, così come richiesto al Comune, entro 30 giorni.
Oggi è 4 Agosto. Tempus fugit!
Sono perplesso per svariati motivi.
Il primo è sul perché il funzionario competente (quello rimosso) ha riunito su un problematica così sentita dalla nostra comunità la Commissione Speciale solo il 31 luglio, cioè 17 giorni dopo la presentazione dell'istanza della ditta.
Motivazione, questa, assai valida, a mia opinione, per rimuovere il funzionario "lassista".
Le motivazioni, che ho letto sugli organi di stampa, mi hanno invece assai sorpreso.
Il motivo sarebbe a quanto riportato dalla stampa, che tre membri della maggioranza (uno dell’esecutivo e due consiglieri comunali) “avevano chiesto di assistere ai lavori in quanto portatori dei nuovi indirizzi in materia dell’Amministrazione Palumbo, che prevedono la realizzazione di piccoli impianti a biogas per lo smaltimento dei reflui zootecnici presso aziende private capaccesi, ma non centrali gestite da società non locali”. (1)
Ora, a me pare doveroso che degli amministratori in carica portino il saluto dell’amministrazione comunale ai membri di una commissione che si insedia. Ma mi domando se sia corretto che partecipino ai lavori della commissione suddetta alla luce degli scopi esplicitati nell'articolo di Stile Tv.
Mi domando, trattandosi in questo caso di una commissione speciale, se è possibile,ad esempio, che gli eletti o membri del governo cittadino possano partecipare ad una riunione della Commissione Edilizia. Ed aggiungo... e se un eletto che partecipi alla riunione di tale commissione fosse notoriamente contrario al rilascio di una concessione edilizia e questa venisse bocciata dalla commissione, vi sarebbero o meno i margini per un ricorso da parte del cittadino interessato alla procedura amministrativa?
Domanda che mi faccio da ignorante curioso.
Leggo, poi, di “provvedimenti di revoca adottati nei confronti dei componenti della Commissione speciale e della responsabile del servizio”.
Alla luce di quanto scrive le stampa non comprendo quale sia il motivo della rimozione della responsabile del procedimento se questo si riduce alla sola richiesta di allontanamento dei membri degli organi politici. La attuale legislazione ha superato il principio gerarchico tra organi politici e funzionali, per aprire a quello della differenziazione delle competenze. Gli organi politici danno gli indirizzi attraverso atti formali di carattere generale e ne controllano l’attuazione, quelli funzionali li applicano nell'ambito discrezionale che la legge gli dà, ma sempre nel rispetto della legge stessa a cui sono obbligati.
Motivo più sostanzioso per me, ma ripeto sono un ignorante curioso che cerca di capire, sarebbe la desolante lungaggine del procedimento (che pur è al momento nei termini di legge) che, per la delicata questione, avrebbe richiesto una solerzia ben diversa proprio alla luce degli orientamenti politici dell’attuale amministrazione sulla questione degli impianti a biomassa e per rispetto a quella richiesta unanime della nostra comunità di avere chiarezza e certezze su tali argomenti dopo la grande battaglia sulla centrale a biomasse di Sorvella.
Di fatto la Commissione poteva insediandosi, ripeto per chi non avesse capito, cioè riunitasi per la prima volta in assoluto, deliberare su una questione così delicata in quella unica seduta?
A mia opinione assolutamente no!
Trattandosi di una prima seduta, anche se tematica, non solo i componenti avrebbero preso tempo per conoscersi, ma anche per approfondire quelli che sono le competenze, i poteri e l’ambito di discrezionalità loro e della commissione. Insomma magari avranno letto insieme il “regolamento” della commissione per capirlo con l’aiuto del funzionario incaricato.
Poi sicuramente avranno cominciato a leggere “le carte”.
Leggere e non certo deliberare sull'argomento, trattandosi di una questione tecnicamente assai delicata e complicata, su cui immagino avrebbero anche richiesto il supporto degli organi tecnici dell’ente.
Alla luce di ciò, le cose per me si fanno incomprensibili.
Leggo un virgolettato su un articolo apparso su Voci di Strada del 1 agosto 2017, probabilmente attribuito a lei, che dice: “...la commissione, essendo un atto del Consiglio, sarà invece valutata dal Consiglio Comunale.”
Ma la domanda è: valutata per cosa?
La Commissione ha già preso una decisione sulla questione della centrale a biometano?
Io francamente penso proprio di no!
Non ne aveva la possibilità materiale.
Avrà saggiamente rinviato la deliberazione a nuova seduta volendo sicuramente approfondire e capire meglio la questione.
Ma allora, se le cose stanno così, in cosa avrebbero mancato la Commissione ed i suoi membri rispetto agli indirizzi programmatici della nuova amministrazione?
Quindi a che pro convocare un Consiglio Comunale per “valutare” la Commissione e ed il suo operato, che al momento pare essere stato solo ricognitivo?
Da cittadino, ingenuamente, mi sarei aspettato invece che si convocasse un Consiglio Comunale, anche straordinario e monotematico, per discutere della questione della Centrale a biometano di Cannito anche per ribadire formalmente gli orientamenti politici dell’amministrazione comunale sull'argomento e non per “processare” (non si capisce bene su cosa) i membri della Commissione, il cui parere, è per di più non vincolante, ma consultivo.
Si considera la Commissione ed i suoi membri un retaggio di un passato su cui si vuole voltare pagina? La “colpa” dei membri della Commissione è di essere stati nominati il 1 giugno 2017 e non dopo il 25 giugno?
Non credo.
Ma diviene incomprensibile a me cittadino, spettatore degli eventi, che si dia rilevanza a questi “dettagli non rilevanti” e non si dia priorità a quanto di concreto si possa fare perché la centrale a biometano non si faccia.
Oggi è il 4 agosto e sono passati 21 giorni dal 14 giugno, data in cui è stata depositata dalla GEA srl la richiesta di valutazione del progetto dopodiché, passati 30 giorni di rito, per la legge sul silenzio assenso, salvo sospensione del termine o rigetto motivato, la società potrà iniziare i lavori.
Sono molto preoccupato.
Con stima ed estrema fiducia,
Enzo Di Sirio
Capaccio Paestum, 4 Agosto 2017.

AGGIORNAMENTO delle ore 19.20 del 04/08/2017

Con piacere riceviamo e pubblichiamo la gradita risposta del signor Sindaco, Francesco Palumbo, nel gruppo fb "amici di paestum.it":





Note:
(1) Il virgolettato è tratto dall’articolo di Stile Tv “Centrale biometano a Capaccio, Commissione a porte chiuse: Palumbo rimuove componenti e caposervizio” del 1 agosto 2017.
Articoli a cui si è fatto riferimento:
a) Stile Tv “Centrale biometano a Capaccio, Commissione a porte chiuse: Palumbo rimuove componenti e caposervizio” del 1 agosto 2017.
b) Voce di Strada, Capaccio, biomassa: incontro a porte chiuse, Palumbo rimuove responsabile del 1 agosto 2017.

lunedì 3 aprile 2017

IL CANDIDATO STRANIERO E LA 220. UN PO' DI STORIA.



In questi giorni Francesco Palumbo, candidato sindaco a Capaccio Paestum, fa suo uno degli argomenti più gettonati di ogni campagna elettorale degli ultimi quarant'anni: la legge 220 e l'abusivismo conseguente al non rispetto dei vincoli previsti da quella legge.
Argomento al quale si sono sottratti ben pochi candidati di questa comunità in ogni campagna elettorale e che non sempre però ha visto pari impegno nella sua risoluzione ad urne chiuse

Ciò per una ragione ben precisa.
Una sua eventuale soluzione non potrebbe essere trovata in un ambito amministrativo locale, ma dovrebbe essere ricercata e sollecitata negli organi sovraordinati a cominciare da quelli statuali, essendo la 220/57 una legge statale.

Appare quindi come velleitario e demagogico ogni richiamo all'argomento in una campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Comunale, a meno che, come sembra, non voglia essere l'assunzione di un impegno, una volta eletti, ad attivarsi nelle sedi competenti affinché vi sia una modifica della legge.

Cosa di cui ci fa piacere e che condividiamo nella sostanza delle argomentazioni portate da Palumbo, ma non nelle forme. In particolare quando afferma con sicumera che il problema dei vincoli della legge Zanotti Bianco non sia stato affrontato nelle sedi opportune e nei modi appropriati dalla politica capaccese. 

Posso capire che Palumbo abbia tale convinzione non conoscendo la storia della comunità in cui si candida, di meno quando chi lo circonda e supporta a Capaccio non gliene dà notizia.
Precisiamo che la legge voluta da Zanotti Bianco è un'ottima legge per l'epoca in cui è stata pensata, ma fallisce nel tempo con i suoi rigidi vincoli in quanto non salvaguarda tutto il territorio dove potrebbero esserci significative presenze archeologiche da tutelare e dall'altra vincola zone dove invece vi è ben poco o nulla da tutelare, fatto salvo il principio di salvaguardare l'antica città di Poseidononia  dall'abbraccio mortale del cemento sino alle sue mura.

E qui il primo errore del candidato sindaco Francesco Palumbo, che ignora che già in passato la politica capaccese si attivò per una modifica della legge.

Già dal lontano 1964 con il deputato democratico-cristiano di Rofrano, Nicola Lettieri, ed il più noto Fiorentino Sullo, i Capaccesi tentarono quella che poi si dimostrò una mission impossible.
Fu presentato il progetto di legge n. 1398 del 21 maggio 1964 con il quale si intendeva eliminare il vincolo dei mille metri ma si demandava al PRG  (in accordo con la Sopraintendenza) il compito di vincolare quelle parti del nostro territorio che andavano tutelate. Non solo, ma si prevedeva anche di espropriare i terreni interni alle mura e di abbattere quegli edifici moderni non confacenti al decoro della zona archeologica.
A questo progetto di legge ne seguirono altri di Nicola Lettieri, che con tenacia portava avanti quella battaglia che i suoi referenti politici capaccesi ritenevano più che giusta sollecitandolo con testardaggine (1).
Ben cinque progetti di legge ( 1398 del 21 maggio 1964, 4056, 15 ottobre 1975; 119, 20 luglio 1976; 1688, 15 maggio 1980; 3704, 21 ottobre 1985) si susseguono trovando sempre la ferma opposizione delle altre forze politiche e di non pochi compagni di partito.

L'on. Nicola Lettieri (Rofrano, 23 marzo 1923 – Roma, 3 aprile 2004).


Sulla scorta di questa esperienza anche il neo eletto deputato, Gaetano Fasolino, tentò un sondaggio fra i suoi colleghi parlamentari per capire se vi fosse l'agibilità per proporre una legge di modifica della Zanotti-Bianco, ma ne riscontrò ancora una volta l'impossibilità.

Non rimaneva che lavorare ai fianchi della legge.

Legge che a detta di non pochi esperti di diritto, diversamente da quanto comunemente creduto, non pone un vincolo di inedificabilità assoluta ma "è fatto" solo "divieto di eseguire qualsiasi fabbricato in muratura e ogni altra opera che possa arrecare pregiudizio all'attuale stato della località".  Il “che possa”, quindi, indicherebbe un divieto non assoluto di edificazione.
Tenuto conto che sin dall'entrata in vigore della legge 220 varie sentenza dell'autorità giudiziaria hanno previsto il dissequestro di opere realizzate nell'area di mille metri di vincolo e non poche sono state quelle regolarmente autorizzate dalla stessa Soprintendenza (202 autorizzazioni ministeriali parzialmente censite al 2011), ci sarebbe da pensare che in effetti tale vincolo assoluto non sussista, altrimenti le stesse autorità avrebbero agito in violazione della legge.
Ciò però, come prevedeva sin dal 1964 anche l'on. Lettieri, ha portato ad una disuguaglianza tra i cittadini di Capaccio Paestum che vivono o hanno interessi nell'area di vincolo della 220 dividendoli tra "chi può e chi non può".

Non è un caso che ancora una volta i Capaccesi si siano mossi interessando alcuni parlamentari di riferimento affinché sollecitassero l'allora ministro ai LL.PP., Nicola Mancino. Questi si fece promotore di un'altra proposta di modifica della legge Zanotti Bianco, trovando anch'egli una fortissima opposizione in vasti settori della cultura e dell'ambientalismo. A questo seguì in tempi più recenti ancora un altro tentativo con l'allora deputato Alessandro Meluzzi, anch'esso infruttuoso.

A questo punto sarebbe stato auspicabile un regolamento attuativo della legge che eliminasse tali disparità di trattamento, sottraendo l'applicazione della legge all'arbitrio del momento, ma anche qui non poche sono state le resistenze registrate nell'opinione pubblica. Espediente che però  se realizzato non risolverebbe i numerosi casi di abusivismo esistenti, quando dovuti all'interpretazione della norma nel senso di un vincolo assoluto. 

Non a caso quindi il sen. Fasolino lavorò cercando di aggirare il problema.
" Nel 2005 Fasolino propose al Parlamento un progetto di riqualificazione, la proposta passò e divenne decreto di finanziamento il 1 marzo 2006: un milione di euro a favore del Comune di Capaccio per la riqualificazione dei nuclei urbani di Paestum, Torre di Mare, Licinella e Santa Venere, ricadenti nella fascia di rispetto della legge Zanotti Bianco. Un milione di euro per un progetto da affidare a una cattedra universitaria, un gruppo di lavoro qualificato, per censire l’esistente, capire se si tratta di prime o di seconde case e restituire decoro e prestigio internazionale a Paestum. Un progetto che dovrà essere approvato dal Comune, dalla Provincia, dalla Regione e inviato al Ministero dei Beni Culturali con il parere favorevole delle associazioni ambientaliste e di categoria." (2)
Un progetto che avrebbe dovuto fare da battistrada ad un piano di riqualificazione/recupero con cui censire e determinare cosa fosse sanabile e cosa andasse demolito, facendo proprie le possibilità interpretative della legge, alla luce, anche, pare di una disponibilità, espressa all'amministrazione Marino già nel 2011, della Direzione Generale dei Beni Culturali ad emanare un regolamento attuativo della legge 220.

Purtroppo come sappiamo quel finanziamento rischiò di essere perso, a causa di un erroneo utilizzo con il progetto d'idee dell'amministrazione Marino (3) e del non suo impiego per lungo tempo per lo scopo previsto (il censimento-elaborazione di un piano di recupero) anche sotto la sindacatura Voza. Sarà questa amministrazione a poi ripiegare, per non perdere i fondi, sul pur tanto atteso marciapiede che unisce la Zona Archeologica e la contrada di Torre di Paestum. Ma rimane l'amarezza per aver perso un'importante occasione per cominciare ad imboccare la via giusta nel risolvere un problema che riguarda migliaia di nostri concittadini.

Capaccio è una cittadina di grande civiltà e cultura, con una grande storia, chi straniero in questi anni vi è arrivato, facendone la propria casa e facendola grande, può non conoscerne la storia, ma non può immaginare che quanto vi è stato prima di lui sia incapacità ed inadeguatezza.

Stimiamo Franco Palumbo come amministratore e non abbiamo difficoltà a pensare che possa dare tantissimo a questo paese, però non immagini di essere il "risolutore finale", l'unico all'altezza, di ogni problema della nostra comunità senza conoscerne la storia e la complessità.
A Capaccio non è il primo "straniero" a cui la nostra comunità ha dato la volata in politica e non sarà l'ultimo, ma potrebbe essere, non solo tra i tanti che si propongono, chi potrebbe incarnare il cambio di passo che tanti Capaccesi attendono. Capiamo la dialettica elettorale che talvolta esagera i toni, capiamo anche che è uno dei candidati sindaci più esposto al fuoco nemico, ma vorremmo che non pensi che prima di lui a Capaccio Paestum fosse il deserto.

Con stima allo straniero,
Enzo Di Sirio






NOTE:
(1) Nicola Lettieri, storia.camere.it, proposte di legge.
(3) "Riguardo la conferenza dei servizi - si legge nella nota a firma del direttore generale, Gregorio Angelini - acquisiti i pareri di competenza della Soprintendenza Bap per le province di Salerno e Avellino e della Soprintendenza per i beni archeologici delle province di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, questa direzione generale ritiene l'intervento non suscettibile di approvazione in quanto configge con il disposto normativo della legge 220/57, perché prevede la realizzazione di strutture, ed è quindi in contrasto con le norme di tutela e in difformità con la prescrizione dell'area". Inoltre "considerata l'alta valenza archeologica e paesaggistica dell'area, invita l'amministrazione, capeggiata dal sindaco, Pasquale Marino, ad intraprendere accurati studi e censimenti del patrimonio edilizio abusivo realizzato in vigenza della legge 220/57." - la Città di Salerno del 30/12/2010, Bocciato il Concorso d'Idee.

martedì 28 marzo 2017

IL BORSINO N°4 DEI CANDIDATI SINDACI ALLE AMMINISTRATIVE 2017.

"E l’invidia generò la morte;
 la morte generò i proprio figli, e installò ognuno di loro nel suo cielo; 
 tutti i cieli del caos furono riempiti dalle loro moltitudini."
(Vangelo Gnostico di area Barbelotiana) (1)

"Non c'è collettività che non possa modificare il proprio futuro se si organizza per farlo con convinzione. Anche quella di Capaccio Paestum può riuscire in questo intento, purché, recuperato l'esercizio della critica, non s'ignori quello dell'azione, ... e delle scelte programmatiche.
...La Capaccio Paestum dei mercanti deve sparire per far posto a quelle delle idee".
(Gennaro De Caro)







Queste elezioni sono atipiche.
Sono atipiche rispetto a tutte le elezioni degli ultimi venti anni, cioè quelle che si sono susseguite dal 1995 ad oggi: la lunga stagione della civicità.

Quelle del '95 sono le elezioni in cui la "cosa berlusconiana" fa il suo debutto nella Piana dei Templi. Nelle elezioni politiche del '94 il Popolo delle Libertà aveva vinto, facendo di questa nuova area politica il presunto carro del vincitore anche a Capaccio. Così in tanti, la maggior parte dei consiglieri comunali uscenti di tutte le vecchie aree politiche, grandi elettori e famiglie di peso si ritrovano schierati con il Popolo delle Libertà (F.I., C.C.D. ed A.N.) e Paolo Paolino, il sindaco uscente. Contro di lui, Antonio Vecchio, con una coalizione di centro-sinistra (Popolari, Patto dei Democratici ed una civica), e Pasquale Marino con due liste civiche (Venti Nuovi e Rinnovamento). Sulla carta la coalizione di centro-destra era vincente ma a sorpresa già nel primo turno Pasquale Marino e le sue due civiche sono i primi. Poi la conferma al ballottaggio.


Alle successive elezioni quelle del 1999 il sindaco uscente caratterizza la sua coalizione politicamente come di centro-sinistra (P.P.I., Democratici di Sinistra, Venti Nuovi, Rinnovamento). Stavolta è il suo il carro del vincitore. Gli avversari Giovanni Scariati col centro-destra (F.I., A.N., C.C.D.) e Mauro Gnazzo con una lista di sinistra scendono in campo solo per tenere alta la bandiera, consapevoli di essere già perdenti. (3) 


Nel 2004 la candidatura di Enzo Sica fa sì che il nuovo attrattore politico sia il centro-destra (F.I., A.N., due liste civiche). Avversari sono Pietro De Simone con una coalizione di centro-sinistra (D.S., U.D.E.U.R., Comunisti Italiani e una civica) e Paolo Paolino con un'altra più variegata, che però non riescono a frenare la marea montante della destra capaccese, uscendone sconfitti malamente. (4)


Nel 2007 con la fine prematura dell'amministrazione Sica vi è il grande ritorno di Pasquale Marino (con quattro civiche e la lista dell'Ulivo). Su di lui paiono convergere in tanti. Per il sen. Gaetano Fasolino diventa  difficile persino contrapporgli un candidato sindaco di cdx. 

La prima chiamata fu per il dott. Antonio De Rosa, che malgrado un fortissimo pressing rifiuta.
E' poi candidato il gen. Giuseppe Troncone (F.I., A.N., Democratici per le Autonomie), mentre la sinistra dei duri e puri si raccoglie intorno al prof. Luigi Di Lascio (due liste civiche, Rifondazione Comunista ed i Verdi). Candidati sindaci anche Nino Pagano (U.D.E.U.R.) e Luciano Farro (Azione Sociale). (5)
Ma anche l'amministrazione Marino, come quella Sica, si arena sul P.U.C. e si va ad elezioni anticipate. 

Alle successive elezioni, il 2012, sia a destra che a sinistra si inciucia affinché nessun partito possa proporsi alle elezioni. Con un abile lavoro di destrutturazione e ristrutturazione (solve et coagula) Antonio Fasolino ed altri lavorano per aggregare intorno a Italo Voza, visto come l'uomo vincente di queste elezioni. Si presenterà alla fine con ben cinque liste civiche, contro le due di Gennaro De Caro e l'unica di Roberto Squecco. (6)

La vittoria anche in questa tornata elettorale è più che scontata.
Italo Voza surclassò tutti.

Oggi le cose son ben diverse: manca l'uomo. 

Tutti lo hanno cercato col lanternino, ma alla fine l'atteso non si è candidato.
Tutti sono stati a lungo guardinghi e c'è ancora chi studia gli eventi per posizionarsi. 
Nessun carro del vincitore, nessuna possibilità di vittoria netta e certa, nemmeno illusoria, all'orizzonte.
Mai nella storia di Capaccio come in questa competizione elettorale tanti candidati ambiscono allo scranno di sindaco.
Con il ritiro ormai ufficiale di Gennaro De Caro, i candidati sindaci che si propongono all'elettorato capaccese sono sette. 

Ciò significa, per alcuni, che una mancata discesa in campo ha determinato una diaspora di più componenti politiche, che altrimenti si sarebbero ritrovate assieme, e la traversata del Solofrone di Franco Palumbo. Per altri, invece, è il segno di una liberazione di energie rimaste per troppo tempo compresse da perversi meccanismi politici, elettorali e clientelari.


Restano comunque dei punti fermi:

- che il meccanismo elettorale favorisce le coalizioni, 
- che nel paese il voto clientelare e di simpatia (parentale, amicale, contradaiolo, ecc.) è maggioritario, anche se quello di opinione non è mai da sottovalutare.

Considerazioni, queste, che nessun candidato ed aggregazione elettorale può permettersi di sottovalutare.  


Eppure c'è chi affronta comunque l'agone elettorale con una sola lista. Evidentemente le ragioni possono essere diverse, tra le quali, da non sottovalutare, quella di conquistare almeno un seggio in Consiglio Comunale, quale tribuna politica del dopo elezioni, o il tentare di mettersi in gioco con un "apparentamento" in un ipotetico ballottaggio.


Certamente la difficoltà di tutti i contendenti a fare delle liste concorrenziali ha avuto il suo peso nel caratterizzazione delle forze in campo. Di sicuro l'unico a non averne risentito pesantemente è Italo Voza, forte della riconferma di numerosi uscenti, ma anche dal poter riscuotere i numerosi crediti maturati in tutti gli anni di amministrazione di Capaccio Paestum, oltre che ad avere tutti i vantaggi che le leve del potere possono dargli.


Ma andiamo al nostro Borsino.


5. Antonio De Rosa

Di lui si parla poco nel paese.
E' quasi del tutto assente nei discorsi della gente in quelle poche volte in cui si parla apertamente di elezioni. 
Cosa, questa, di non poca importanza.
E' anche il candidato meno visibile, mentre già ora tutti gli altri sono in tour promozionale per il paese.
Quando, però, il dott. De Rosa ha cercato di ritagliarsi uno spazio di visibilità ponendo all'attenzione pubblica alcune serie problematiche di bilancio del nostro comune, ha subito un vero e proprio linciaggio mediatico assolutamente immeritato. E' anche vero però che in quell'occasione numerosi sono stati anche gli attestati di stima nei suoi confronti. 
Di certo salvo qualche bordata tra il serio ed il faceto di Angelo Quaglia non si sono visti veri fuochi d'artificio tra i candidati. Sicuramente non siamo nel vivo della campagna elettorale, ma pare piuttosto che non pochi si sentano "vulnerabili" e volutamente mantengano i toni bassi preferendo non innescare la polemica.
Francamente preferiremmo una campagna elettorale più incentrata sui programmi e sulle cose da fare o fatte, dove i candidati "litighino" sulle proposte piuttosto che alimentare la macchina del fango.
Anche Antonio De Rosa sconta la difficoltà ad approntare un forza d'urto che gli possa assicurare una affermazione elettorale decisiva. Al momento pare che concorrerà con una sola lista.

4. Angelo Quaglia

Non farà accordi con nessuno.
E' con Palumbo quello che meglio è riuscito a guadagnarsi spazi sui media con la sua intelligente polemica marcatamente surreale ed ironica. 
E' uno dei pochi che ha capito che queste elezioni si giocheranno anche sul versante della comunicazione e del marketing politico. Strumenti ormai necessari per affrontare i non pochi handicap che i candidati sfidanti il sindaco uscente debbono superare.
Anche Quaglia scende in campo con un'unica lista, che immaginiamo sicuramente competitiva, decisissimo a giocarsi la partita sino all'ultimo: "ho già vinto. Ho vinto, perché sono la discontinuità. Perché ho un progetto, una squadra e assessori competenti che ho già nominato. Ho già vinto, perché sono contro le diseguaglianze. Perché sono contro i poteri forti. Perché sono contro gli affaristi e gli incapaci che da 25 anni amministrano Capaccio." (7) E difatti aggiunge: "Non farò accordi elettorali con nessuno degli schieramenti in campo. Stiano tranquilli i millantatori di strada che in questi giorni tentano di screditare il sottoscritto. Non ho bisogno di fare accordi con i naufraghi della nave Schettino: Voza, Sica e Ragni”.

4. Antonio Bernardi

Il M5S parte svantaggiato.
Il sistema elettorale non lo premia. Gli attivisti del movimento possono presentarsi alle elezioni solo con la lista certificata dal simbolo. Non possono, pur avendone le potenzialità, fare liste di appoggio. I candidati tutti alla prima esperienza elettorale oltre che politica, di certo sono tutti da testare elettoralmente. 
Possono però contare sulla buona immagine che il movimento ha saputo darsi col proprio attivismo sul territorio, che gli ha fruttato non poche simpatie tra i Capacciopestani. 
Il problema e se riusciranno a trasformare tali simpatie in effettivi voti. 
Di certo la "certificazione dei candidati", cioè l'essere esenti da condanne penali e carichi pendenti, è uno dei punti forti della loro proposta politica. Se venisse emulata anche da altre coalizioni, aggiungendovi anche la certificazione di non esistenza di eventuali cause di ineleggibilità ed incompatibilità con l'incarico per cui ogni candidato concorre, verrebbe segnata in maniera inequivocabile una linea etica per cui chi si dovesse collocare dall'altra parte, come singolo o come coalizione, si troverebbe in grave imbarazzo con gli elettori per di più gettando una pesante ombra sulla propria proposta elettorale.
Candidati sindaci pensateci...
  

3. Nicola Ragni

Ragni lancia, come fece Berlusconi, il suo patto con i cittadini. 
Un "Patto Morale" in quattordici punti con tanto di tabella cronometrica, al cui non rispetto puntuale assicura di dimettersi. 
Provocazione, quella di Ragni, che trova nei suoi trascorsi politici ed amministrativi una conferma avendo sempre dato un impronta pragmatica e fattiva al suo impegno nelle istituzioni. Attivismo che ha fatto di lui nell'immaginario collettivo dei capacciopestani il vero leader dell'amministrazione Voza, tanto da far ombra allo stesso primo cittadino. Situazione che a detta di molti è stata la vera causa della rottura tra i due e delle sue successive dimissioni da vicesindaco.
Intanto incassa il suo primo vero bagno di folla nella sede dell'associazione "La Rinascita" a Spinazzo, dove si è tenuto un incontro su agricoltura e zootecnia. Esito scontato essendo la contrada del fedelissimo Antonio Orlotti da sempre, in termini di consenso personale, tra i record men di ogni competizione elettorale.
Ragni mette in campo ben tre liste, dove non mancano candidati di peso e qualificate nuove proposte, proponendosi così tra i papabili allo scranno di primo cittadino. C'è, poi, chi ritiene possibile anche una convergenza tra lui ed Antonio De Rosa. 

3. Francesco Palumbo

Uno contro tutti.
Ha inaugurato con successo la sua sede elettorale allo Scalo di Capaccio in una via centralissima, dove non è possibile non notarla. E' uno di quei piccoli accorgimenti che contraddistinguono la sua campagna elettorale, ben condotta, attraverso un'accorta operazione di marketing politico e di comunicazione.
E' così riuscito ad imporsi nell'opinione comune come uomo del fare bene, che quindi non è più solo uno slogan elettorale ma un percepito comune ai Capacciopestani.
A suo vantaggio ben tre mandati da sindaco in cui i cittadini di Giungano gli hanno sempre riconfermato la loro fiducia per il buon lavoro svolto durante le sue amministrazioni.
A suo svantaggio, secondo non pochi, la constatazione che Giungano, un comune di appena milleduecento abitanti, ha il peso e le problematiche della più popolata tra le quattordici frazioni di Capaccio Paestum.
A Palumbo però c'è chi addebita anche presunte iniziative nocive degli interessi del comunità in cui si candida. 
Di certo se ogni progetto di valorizzazione del nostro Consorzio Mercato Ortofrutticolo fallisce regolarmente, anche soprattutto per responsabilità degli stessi consorziati, non si può certo addebitare a Palumbo la colpa di essere riuscito a progettare e farsi finanziare un polo agroalimentare nella sua Giungano, che sarà in diretta concorrenza con il nostro. Semmai il problema è tutto di chi a Capaccio Paestum in oltre venti anni non ha voluto e non è riuscito, a differenza di ben altri casi, a concretizzare.
Anche se, dobbiamo dirlo, non vedo quali problemi possa creare un progetto, quello di Palumbo per Giungano, di un'entità economica di appena 670 mila euro a fronte di quello proposto alla regione Campania dall'amministrazione comunale, guidata da Italo Voza, e dal nostro Consorzio Ortofrutticolo, guidato da Vittorio Merola, che è invece di ben oltre 6 milioni di euro. 
Ma Palumbo gioca anche la carta della Società Magna Graecia Sviluppo, di cui è l'attuale Presidente, dove ha ben operato, risultando con Pasquale Silenzio tra i suoi migliori amministratori di sempre. E' infatti notizia recente che è riuscito ad avere da Invitalia la disponibilità a finanziare con 58 milioni di euro un progetto di sviluppo turistico, denominato "Rete Magna Graecia", che interessa una quindicina d'imprese tra Capaccio, Agropoli e Giungano.
Certamente avere la disponibilità di una così importante somma non significa che tutte le richieste di finanziamento si concluderanno positivamente, ma l'annuncio è indubbiamente ad effetto e sicuramente crea aspettative negli imprenditori interessati.
Ma anche Francesco Palumbo scivola sulla famosa buccia di banana nella sua marcia di attraversamento del Solofrone.
Galeotto fu il TUEL, che all'art. 60 prevede l'ineleggibilità dei sindaci che si candidano in un altro comune. Per rimuovere la causa d'ineleggibilità la norma prevede le dimissioni irrevocabili dall'altro incarico elettivo prima della presentazioni delle liste elettorali. Questo però comporta lo scioglimento del Consiglio Comunale ed il commissariamento dell'ente del sindaco dimissionario, nel caso quello di Giungano. 
Palumbo per evitare tale infausta evenienza è ricorso ad un escamotage, in ciò già preceduto da Franco Alfieri e Vincenzo De Luca: farsi dichiarare incompatibile nell'incarico di sindaco per una lite intervenuta con l'ente che egli stesso amministra!
Scrivono, infatti, Massimo Comunale, Antonio Di Napoli e Giuseppe Francia, i consiglieri di opposizione all'amministrazione Palumbo (8): "il sindaco ha chiesto un permesso per costruire che sapeva già di non poter ottenere, e con la complicità del responsabile del servizio tecnico, ha fatto costruire in parte l’iter amministrativo, per arrivare al diniego del permesso. Dopo di che, ha presentato ricorso al Tar, mettendosi in lite con il comune. Il tutto per farsi dichiarare incompatibile, quindi decadere dalla carica e potersi candidare a Capaccio Paestum. Al contempo, non dimettendosi, evitare la nomina di un commissario prefettizio, e far restare in carica il vice-sindaco, la giunta ed il consiglio, fino alle prossime elezioni.”
Ed aggiungono:"un sotterfugio, una furbata amministrativa". 
Ma anche "...una beffa. Perché, adesso il Comune dovrebbe resistere in giudizio quindi nominare un avvocato e ovviamente pagargli l'onorario. Dopo di che, siccome l'iter di diniego, non è stato seguito correttamente, come diceva l'avvocato del sindaco, è probabile che il Comune perderà il ricorso al TAR, e quindi dovremo pagare al sindaco anche le sue spese legali e gli onorari di giudizio" .

Al di là dei toni di una parte politica che polemizza con un'altra, la scelta di Francesco Palumbo e di altri prima di lui è un espediente, se tale, che realizza lo stesso effetto delle dimissioni, ma salva un'amministrazione che ha ancora due o tre anni innanzi a sé dallo scioglimento ed il commissariamento. Si può discuterne sotto il profilo etico se sia cosa buona e giusta, ma il dato politico è che salva un'amministrazione comunale, che a detta di molti ha fatto molto bene.
Sarà l'elettore capacciopestano ad esprimere il suo giudizio nel segreto dell'urna. 

Intanto all'inaugurazione della sua sede elettorale ha dichiarato di avere già quaranta candidati pronti sul nastro di partenza (due liste e mezza), ma che conta di arrivare a presentare ben quattro liste. 
Palumbo non ha dubbi che con la sua squadra possa fare la differenza per un territorio pieno di potenzialità inespresse come quello di Capaccio Paestum:“chi ha governato ha perso una grande occasione, far diventare Capaccio Paestum capofila dell’intero comprensorio. È giunto il momento di farsi da parte, del resto sono i cittadini, giovani e meno giovani, a chiederlo a gran voce, per non restare fermi nelle paludi del passato”. (9)

2. Francesco Sica
C'era una volta...
Con l'ufficializzazione del ritiro di Gennaro De Caro non pochi dei suoi potrebbero decidere di passare tra le file di Franco Sica. Tra questi il consigliere comunale del PD, Franco Tarallo.
Certa anche la candidatura di Pasquale Cetta, l'altro consigliere uscente del PD, sempre con Franco Sica, mentre oggi si vocifera anche di un altro clamoroso acquisto.
Sica è uno dei pochi che è riuscito ad aggregare superando i confini dei soliti amici di sempre ed il suo slogan "io ci credo" è la sintesi perfetta della fiducia sua e dei suoi di potercela fare ad espugnare il fortino ben difeso da Voza ed i suoi.
Il punto è... ma i Capacciopestani ci credono?
Dalla sua ha una sicura benevolenza popolare e l'aver, a detta di tanti, ben amministrato da assessore; contro invece l'aver condiviso, quando era nell'amministrazione Voza, alcune scelte politico-amministrative non certo popolari tra i cittadini di Capaccio Paestum.
Si candida con tre liste civiche ed è al momento il più accreditato tra gli sfidanti al sindaco uscente, ma la campagna elettorale è ancora lunga è tutto può cambiare. 


1. Italo Voza
Per nulla sotto assedio.
E' l'avversario da sconfiggere ed è il più forte sulla carta.
Voza mette in campo una formazione di ben quattro liste. Ma una quinta se ne potrebbe aggiungere. E' quella del locale circolo del Partito Democratico. 

La sortita di Palumbo e dei suoi al Lingotto a Torino ha scombinato le carte, mettendo in dubbio l'attribuzione del simbolo del partito ad una lista in supporto ad Italo Voza.
Pare infatti che i vertici provinciali abbiano posto alcune condizioni per la concessione del simbolo di partito, tra le quali che vi fosse effettivamente una lista finita e che si tenessero le primarie. 
Primarie che avrebbero di fatto caratterizzato le formazioni elettorali dei candidati sindaci che vi avessero preso parte. In pratica i due soli candidati sindaci di questa tornata elettorale con la tessera del PD: Italo Voza e Francesco Palumbo.
Eventualità che in realtà nessuno dei due candidati avrebbe realmente voluto, dovendo di conseguenza perdere parte della propria forza elettorale politicamente caratterizzata come di destra. In particolare Voza, tra le cui fila vi è la più nutrita ed elettoralmente consistente rappresentanza di centro-destra.

Comunque sia, pare che con simbolo o meno il locale circolo del PD aveva comunque deciso di scendere in campo. La maggior parte di coloro che avevano dato la disponibilità a candidarsi in un'eventuale lista del PD pare che si siano espressi comunque per fare una lista con Italo Voza candidato sindaco. 
Poi la svolta, pare che la lista del Partito Democratico ci sarà!
A giorni potrebbe esserci l'ufficializzazione della notizia.

Lo stesso Nino Pagano che era dato per certo come schierato con Palumbo, pare non abbia partecipato all'inaugurazione della sua sede elettorale. Anzi, sembra, che in realtà avrebbe voluto fare sintesi tra i due schieramenti elettorali con un candidato sindaco iscritto al PD, Italo Voza o Francesco Palumbo, per costruire una coalizione di centro-sinistra, targata PD, ed un leader scelto attraverso le primarie.
Personalmente non avrei dubbi che alle primarie l'avrebbe comunque spuntata Italo Voza, ma mi domando, se tale scelta gli avrebbe nuociuto o meno, dato lo scarso apporto in termini elettorali che gli avrebbe portato in dote il contendente sconfitto alle primarie rispetto a quello assai più consistente della componente di centro-destra della sua coalizione originale.

Come rimarcato già nello scorso borsino, questa coalizione, che oggi Voza mette in campo, è ben diversa da quella che lo portò alla vittoria nel 2012. (10)
Qualche presenza "ingombrante" l'ha persa. Anzi si ritrova due dei suoi ex vice contro. Con lui i due avversari hanno condiviso in tutto o in parte una stagione politica, luci ed ombre, indubbi successi ma anche passaggi politici ed amministrativi caratterizzati da forti conflittualità interne, da un'azione politica-amministrativa non sempre apparsa chiara alla comunità capacciopestana, come nel caso della centrale a biomassa, ma anche da iniziative politiche che hanno diviso la comunità, come il referendum sul cambio di denominazione del nostro Comune. 
Non pochi attribuivano a Voza inesperienza politica nel gestire persone e processi e preconizzavano, quindi, che, sopraffatto dalle difficoltà, non avrebbe "mangiato il panettone a Natale". 
I gufi sono stati ampiamente smentiti, Voza è riuscito là dove i suoi ultimi precedessori, più accreditati politicamente, hanno fallito: portare a termine il mandato elettorale alla sua naturale scadenza.
Non che in questi anni non si siano scomodati i notai, ma pare che alla fine le manovre carbonare abbiano, al dunque, sempre fallito.
I figliol prodighi hanno fatto sempre ritorno alla "casa del padre", fatto ammenda, dichiaratogli assoluta fedeltà, e ricompensati con l'uccisione del vitello grasso.  
Niente male per chi era ritenuto avere criticità caratteriali che ne pregiudicavano la leadership. 

Intanto Italo Voza prova a ribaltare, con l'orgoglio di chi le cose pensa di averle fatte e bene, l'immagine non sempre positiva che non pochi suoi concittadini hanno di lui e della sua amministrazione. 
Abbiamo già detto del "libro bianco", che mette nero su bianco tutta l'operosa e fattiva azione politico-amministrativa di questi anni. Ma non pago, aumenta  il ritmo della azione politica della sua amministrazione e si lancia così nello sprint finale di questo periodo pre-elettorale, riproponendosi come uomo del fare.
L'Ordine del Giorno del prossimo Consiglio Comunale mette molta carne al fuoco e vuol essere una risposta ai tanti temi che hanno diviso la nostra comunità: la collocazione definitiva delle cupole geodetiche allo Scalo di Capaccio; la rimodulazione del peso tributario ed agevolazioni a cittadini ed imprese morose; l'approvazione del Piano Triennale delle Opere Pubbliche e del nuovo Regolamento Edilizio Comunale (R.U.E.C.); come non manca il rinnovo delle inevitabili concessioni marittime stagionali.

Ma le opposizioni, anche se ormai appaiono sfilacciate dagli eventi di questi giorni, fanno ancora sentire la loro voce.
E' Pasquale Cetta, consigliere in quota PD, che dal suo profilo fb fa sentire la sua voce: "Venerdì 24 u.s., è stata consegnata a tutti i Consiglieri copia del nuovo Regolamento Edilizio Comunale (REC) da approvare nel prossimo consiglio comunale. In tutti questi anni non si è parlato minimamente del PUC, però a pochi mesi dalle elezioni si intende approvare uno strumento di vitale importanza per gli interventi sul territorio, senza aver consultato le parti politiche, le associazioni e soprattutto i cittadini. 
LA MUSICA NON CAMBIA! 
Un ennesimo attentato alla democrazia e alla partecipazione. Un atto di arroganza che fino in fondo non smentisce questa maggioranza.
Una maggioranza responsabile di disastri senza precedenti.
Se questi sono i presupposti, figuriamoci quale potrà essere il futuro qualora affidato ancora a taluni personaggi. 

Mi chiedo a cosa serva approvare un regolamento ... (Regolamento Edilizio Comunale) che non esiste nella nostra legislazione regionale, quando non abbiamo ancora un PUC. 
Mi chiedo dove è scritto che valgono nuove regole, con un PRG e Norme Tecniche di Attuazione pur sempre ancora in vigore."

A chiarire è il consigliere di maggioranza Maurizio Paolillo: " la modifica del RUEC non incidendo su aspetti soggetti ad approvazioni di altri enti, ma solo a tutti quelli che per anni hanno attanagliato i nostri Uffici, soprattutto a causa di discordanti interpretazioni, non costituisce variante al Piano e pertanto una volta votata è immediatamente esecutiva".

Ma  Carmine Vona del Comitato Sorvella Sabatella interviene sul REC definendolo una concessione alla campagna elettorale e rileva anche che la proposta del suo comitato non è stata accolta in sede tecnica di redazione del Piano. Si riferisce alla proposta di "approvare immediatamente una modifica temporanea del regolamento di edilizia comunale, in attesa della regolamentazione complessiva con pubblica istruttoria, per la zona agricola che sospenda i progetti e le pratiche per impianti energetici per il periodo di 60 giorni per consentire l'accesso agli atti di cittadini, comitati ed associazioni di categoria con la pubblicazione on line degli atti e del progetto".  Ed aggiunge numerosi altri aspetti della proposta come quella: di inserire una regolamentazione per cui "i progetti degli impianti energetici a biomassa in zona agricola siano a servizio della stessa azienda e che quindi debbano rispettare le condizioni: che almeno il 50% delle biomasse provengano dalla produzione del fondo aziendale ove ubicare centrali a biomasse o a biogas, che almeno il 50% del digestato venga conferito al fondo aziendale, che la produzione approvata non superi del 20% l'attuale consumo della bolletta elettrica, che l'approvazione del progetto avvenga previa presentazione del Piano di Utilizzo Agricolo in Consiglio Comunale". 


Proposta, certamente non ultimativa, ma che va incontro alla necessità di scongiurare un nuovo eventuale possibile insediamento di una centrale a biomasse, come quella della Biocogen, che tanto preoccupazione ha destato nella nostra comunità.

Naturalmente è nell'O.d.G. del C.C. del 19 Aprile 2017 anche la nomina dei membri della Commissione Comunale di valutazione dei progetti relativi alla realizzazioni degli impianti di produzione di energia alimentati a biomassa di origine agricola e siamo sicuri che già in quell'occasione si parlerà ancora di un quasi scongiurato pericolo, dato che la Biocogen pare ancora non desistere dal portare a compimento il proprio progetto di un inceneritore a biomasse nel nostro paese. Progetto scongiurato sin ad ora, del futuro non abbiamo certezza, non solo grazie ad una grande partecipazione di popolo, ma anche grazie ad una netta presa di posizione della stessa amministrazione comunale dopo l'iniziale sottovalutazione del problema.

Ma nel frattempo si addebita all'amministrazione uscente la stessa pratica delle altre che la hanno preceduta e cioè di fare clientelismo elettorale.

Gerardo Rosanova, segretario del sindacato Flaica Cub Salerno, scrive alla Procura e chiede di indagare: "Le assunzioni riguardano circa una decina di nuovi operai nella società Paistom. Come rappresentante sindacale stigmatizzo il comportamento della pubblica amministrazione che, in prossimità di eventi elettorali, dà corso ad assunzioni di personale proveniente dal gruppo Sarim senza corroborate necessità tecniche e produttive, tenendo conto che ha in forza oltre cento unità, utilizzate con orario ridotto e in regime di part time". E quindi chiede alla magistratura di "indagare al fine di verificare se la procedura è legittima con approfondite indagini per accertare eventuali ipotesi di reato". (11)

Naturalmente queste sono solo ipotesi fatte da un rappresentate sindacale nell'ambito di una dialettica sindacale assai difficile che ha portato nei giorni scorsi le organizzazioni sindacali CGIL/FP, CISL/FP e UIL/FP a dichiarare lo stato di agitazione dei dipendenti e che ha visto la puntuale replica del segretario comunale, dott. Andrea D'Amore, in cui si dichiara sorpreso "del clamore e del sensazionalismo con i quali è stata portata all'attenzione pubblica una notizia che riguarda esclusivamente argomenti di natura tecnica, relativi al programma delle assunzioni e alla dotazione organica, per i quali non si è ancora proceduto alla convocazione di un tavolo di confronto poiché il programma delle assunzioni non è stato ancora adottato dall’ente comunale". (12)

L'impressione di molti è che la presenza di più candidati sindaci concorrenti possa evitare la polarizzazione del voto e quindi portare obbligatoriamente ad un ballottaggio, quella di altri è invece che proprio la frammentazione del voto favorirebbe il sindaco uscente, che potrebbe addirittura rischiare di vincere al primo turno.
Diversamente al ballottaggio l'aiuto dei candidati consiglieri comunali, che è pur sempre determinante, verrebbe controbilanciato dall'appetibilità nell'elettorato del candidato sindaco, dove invece Italo Voza sconta in termini di gradimento una maggiore debolezza rispetto a qualche altro (non tutti) candidato avversario.

Insomma ne vedremo delle belle.



ATTENZIONE! 
Il presente borsino non ha alcun fondamento scientifico, non è frutto di sondaggi, ma semplicemente dell'analisi dei fatti, di deduzioni ed intuizioni personali.
Come tale fotograferebbe la situazione del momento e quindi sarà aggiornato costantemente.
Non vuole essere altro che un'ulteriore occasione di discussione e di riflessione sulle prossime elezioni amministrative. 







Note:
(1) Filippo Goti in "Il ritorno al Pleroma: l'ascesa dell'anima nello gnosticismo" da "La Gnosi e il Mondo", a cura di L. Moraldi, Tea, Milano, 1988.
(2) Archivio Storico Ministero degli Interni, Elezioni 1995.
(3) Archivio Storico Ministero degli Interni, Elezioni 1999.
(4) Archivio Storico Ministero degli Interni, Elezioni 2004.
(5) Archivio Storico Ministero degli Interni, Elezioni 2007.
(6) Archivio Storico Ministero degli Interni, Elezioni 2012.
(7) Infocilento.it, "Ho già vinto, rappresento la discontinuità".
(8) Comune di Giungano, Albo Pretorio, All. Del. C.C. n. 07 del 22.03.2017.
     La delibera del C.C. n. 07 del 22.03.2017 è invece consultabile QUI.
(9) Infocilento.it, "Il candidato sindaco: lo Straniero fa paura".
(10) Già nel 2012, sponsorizzato da Antonio Palmieri, Francesco Palumbo avrebbe voluto candidarsi a sindaco. Non lo fece, ma preferì piuttosto, ritenendo che non vi fossero più le condizioni, appoggiare Italo Voza candidando con lui alcuni simpatizzanti del suo gruppo. In "Elezioni a Capaccio: il Sindaco di Giungano appoggia Voza" sul sito la Comunicazione adv.
(11) La Città di Salerno, "Capaccio, la Paistom assume altri operai Sindacato in Procura."
(12) Cilento Channel, "Capaccio Paestum, proclamazione stato di agitazione dipendenti: chiarimenti del segretario comunale".