lunedì 8 ottobre 2012

L'opinione:e se fosse cambiato proprio il nome di Capaccio?

di Aurelio di Matteo

Aurelio Di Matteo (foto Paestumeventi)
La proposta del Sindaco Voza sulla ri-denominazione di Capaccio Scalo è senz’altro condivisibile. È da qualche tempo (in ultimo sul n.3/2011 della Rivista di Scienze del Turismo–Università la Sapienza) che stigmatizzo la dispersione e l’anonimia di un territorio che dimentica storia e antropologia, con grave danno sia per lo sviluppo turistico sia per la vivibilità dei residenti. 

La mia insistenza nel definire l’intero territorio come “La città dei Venti Borghi” è rivolta a dare un’identità storica visibile, che nel richiamo storico antico, ben noto nei cinque continenti, potesse rappresentare un attrattore turistico adeguato alle nuove forme di turismo. La World Tourism Organization prevede per il prossimo futuro (2020), nell’ambito di una generale crescita del turismo, che quello intellettuale, ben diverso da quello definibile come “culturale” o “archeologico”, abbia un tasso di crescita molto più elevato nei confronti di tutte le altre tipologie. A questa crescita contribuiranno in modo consistente l’accorciamento delle vacanze e l’aumento delle visite brevi, che sono finalizzate a un coinvolgimento intellettuale ed emotivo di esperienza integrata. Da qui l’esigenza che la “socio-economia” di un territorio si può sviluppare solo attraverso la tutela e la valorizzazione dell’identità di uno spazio geografico e antropologico, dove s’incontrano sedimentazioni archeologiche, caratterizzazioni rurali, tradizioni e presenze religiose, particolarità paesaggistiche, storia locale, cultura immateriale, enogastronomia e quant’altro sia tipico di un territorio. L’identità culturale e antropologica del territorio diventa la destinazione del turismo intellettuale integrato. Il territorio di Capaccio ha tutte queste potenzialità; eppure nessuno che in tutti questi anni abbia almeno preso coscienza di una tale situazione che richiede urgenti iniziative.

 Questa del Sindaco, apprezzata anche da Gillo Dorfles seppure con una buona dose di equivoco, mi sembra la prima che vada in questa direzione. Detto questo, ritengo opportuno, però, evidenziare che, come testimonia la discussione che ne è seguita, sarebbe un errore lasciarsi affascinare soltanto dalla tematica nominalistica e ridurre il tutto a un problema di toponomastica, per di più settoriale.

 Nelle mie pubblicazioni dedicate a questo stupendo Patrimonio dell’Umanità, richiamando l’identità di un territorio vasto, articolato antropologicamente e strutturalmente diversificato, ho evidenziato che per la sua valorizzazione ai fini dello sviluppo turistico ed economico, fosse necessaria una Pianificazione che abbandonasse i criteri della classica regolamentazione urbanistica che era a base della costosissima e ampollosa proposta del prof. Forte. Tra l’altro, esemplificavo l’anomia proprio con riferimento al grosso nucleo di Capaccio Scalo, di fatto periferia degli altri “Venti”, dei quali si compone il territorio di Capaccio, che nell’insieme è un’immensa periferia di circa 112 chilometri quadrati. Una valida, funzionale e nuova visione urbanistica, attenta alla relazionalità civica, considera la periferia non il luogo altro dal centro storico o lontano da esso, ma la condizione di non essere “centrali”. Di fatto può accadere che i centri storici siano, invece, la periferia della concreta ed effettiva vita sociale. Capaccio ne è un esempio. Insomma la periferia e il centro non sono due luoghi urbanisticamente dislocati o due tipologie architettoniche, ma due condizioni di vita sociale, di relazioni umane e di rapporti vitali. 

Al di là della toponomastica e della ri-nominazione di qualche nuovo Borgo o di qualche strada, non ci potranno essere futuro turistico e sviluppo economico senza il recupero e la valorizzazione del territorio come res tipica, attraverso interventi capaci di riannodare il legame urbanistico, sociale e umano della “città dei venti borghi”, integrando, attraverso una rete concreta e virtuale, il complessivo percorso storico-culturale-estetico-ambientale, passato e presente, tradizioni e vita contemporanea, archeologia e ruralità, artigianato e moderne tecnologie, memoria e futuro. La buona iniziativa del Sindaco, per conseguire concreti risultati sul piano del marketing turistico e della vivibilità dei residenti, ha bisogno di essere inserita in un processo generale di pianificazione che dia finalmente alla dispersione territoriale dei borghi, al loro essere in ogni caso e comunque tutti periferia, l’idea complessiva di una “Città Multipolare” in cui ogni borgo si senta e sia valorizzato come centro e ogni centro sia visto come Borgo con la sua identità costituita dalla tipicità della sua storia antica o recente. È l’ipotesi da me illustrata nella pubblicazione apparsa sul n. 3/2011 della Rivista di Scienze del Turismo, nel volume Agricoltura, Turismo e Formazione e negli articoli apparsi sui giornali locali, in particolare in quello estivo dal titolo La Capaccio che sarà. Si tratterebbe di dare una complessiva identità a un territorio partendo da quella che già tutto il mondo conosce. In tale prospettiva di pianificazione complessiva e innovativa, la proposta del Sindaco di aggiornare la toponomastica non dovrebbe riguardare soltanto Capaccio Scalo ma il nome stesso dell’intera città. Mi permetto, da cittadino non Capaccese ma da ospite pestano, di offrire al dibattito sulla ridenominazione complessiva una prima modesta idea: cambiare il nome del comune in quello di “Città di Pestum” (con il monottongamento a indicare anche nella scrittura l’evoluzione dall’antico al nuovo); lasciare la denominazione con il dittongo per identificare l’area archeologica “Area archeologica di Paestum”; trasformare il centro storico in uno dei tanti borghi con il suo nome storicamente sedimentato, “Capaccio”; ri-denominare l’anonima Capaccio Scalo come “Nuova Poseidonia” quasi a identificare un insediamento di nuovi migranti a imitazione di quello originario alla foce del Sele. E così di seguito definire una toponomastica che richiami passato e presente e riproduca l’identità storica del territorio. 

Spetterà alla stesura di una Pianificazione urbanistica innovativa ammagliare queste realtà per eliminare la marginalità, la dispersione e la periferizzazione alle quali sono condannati ora tutti gli insediamenti urbanizzati, piccoli o grandi che siano. L’ammagliatura dovrebbe essere costituita non da strade e edifici per civili abitazioni, come nella proposta del prof Forte, ma da strutture e da “non luoghi” che fungano da ottimi attrattori e consentano al cittadino di esprimersi e di comunicare, di lavorare e di divertirsi, di fare sport e di fare cultura; strutture di connessione urbana per consentire la socializzazione e la vita civile nella loro complessità, luoghi di attività culturali e scolastiche, di spettacoli e di eventi congressuali, di grandi aree fieristiche, museali, sportive, di parchi tematici e di itinerari ambientali, opportunamente inseriti nelle preesistenze e nelle identità consolidate. In tale complessiva ridefinizione l’anomia e la dispersione attuali si trasformerebbero in tessuto sociale organico, strutturalmente connesso e con storica identità riconoscibile in campo internazionale. 

Tratto integralmente da StileTv .


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NUOVA PAESTUM O PAESTUM NUOVA?

Giuseppe Liuccio
A mio modesto parere, l'idea di dare un ruolo più dignitoso a Capaccio Scalo, anche con una nuova toponomastica, non è balzana, ma, invece, coglie e registra una esigenza vera. E bene ha fatto il sindaco, Italo Voza, a porre il problema, sollecitando un dibattito tra le forze politiche, imprenditoriali, intellettuali e tutta la più vasta società civile. Corre, però, l'obbligo, di chiarire fin da subito che non è solo un problema di toponomastica, che se mai viene dopo, solo dopo, un lungo percorso che è di cultura, di storia, di riassetto territoriale, attraverso un restyling , ma non solo, per bonificare l'esistente e ridisegnare  la popolosa contrada, ipotizzandone ruolo e funzioni per lo sviluppo futuro dell'intero territorio.Entro anch'io nel tema, non da tecnico, ma da osservatore attento e con occhio d'amore, con la speranza di dare un contributo. E parto da una premessa necessaria, sottolineando concetti noti ai più, soprattutto agli addetti ai lavori.

La città, ed ogni centro urbano lo è nell'accezione più ampia ampia del nome, ubbidisce, o dovrebbe ubbidire,ad una logica di organizzazione fisica (l'assetto urbanistico) e di funzioni (istituzioni,servizi sociali, culturali, ricreativi e ludici, religiosi,ecc.) con una perfetta sinergia tra spazi privati e pubblici adeguatamente attrezzati, soprattutto questi ultimi. Per Capaccio Scalo così non è. Si tratta di una contrada cresciuta a dismisura negli ultimi decenni con una visione miope dello sviluppo urbano, che ha privilegiato l'edilizia per civili abitazioni , a scapito, spesso o quasi sempre, di quella pubblica, a servizio delle esigenze sociali dell'intera collettività.  Ne è venuta fuori una conurbazione con agglomerazioni a schiera e supersfruttamento del suolo edificabile ed edificato lungo la statale 18, prima e dopo la rotatoria centrale, e lungo la via del mare verso la Laura, dando l'impressione  a chi vi capita per la prima volta di essere arrivato più in un quartiere periferico di Napoli (Secondigliano, Casoria,in parte anche Scampia ecc) che nel cuore o quasi di uno dei più straordinari siti dell'archeologia di caratura mondiale, patrimonio dell'Unesco, tra l'altro. Totale assenza, o quasi, di un minimo di infrastrutturazione di servizi culturali. Per fortuna l'imprenditoria privata ha fatto la sua parte e sono nati bar confortevoli, dove è possibile dare appuntamento agli amici per un caffè o per uno scambio di idee. Diversamente ci sarebbe solo la strada, il cui traffico intenso a qualsiasi ora del giorno e, da un pò di tempo a questa parte, anche della notte, non consente neppure una passeggiata in tranquillità. Certo più giù c'è Piazza Santini, ma è fredda, poco accogliente, quasi invivibile (necessita di una riflessione a parte che farò presto).

Per il resto lo sviluppo urbanistico dell'intera contrada, compreso anche il vicino Rettifilo) ubbidisce  ad una logica  più di cittadini migranti che di stanziali. Le case sono a margine di strada, quasi come per una via di fuga.improvvisa  E' la vecchia logica della ruralità:la casa a distanza ravvicinata della proprietà contadina per raggiungere con estrema facilità il luogo di lavoro. 

Il tema è stimolante e merita analisi attente e rigorose con l'occhio attento alla sociologia politica ed ancorandosi alla storia antica e moderna della contrada e dell'intero territorio per ridisegnarne io futuro. E certamente anche la toponomastica può e, secondo me, deve aiutare. Mi sia consentito consigliare al sindaco(ammesso che gli faccia piacere leggere i miei consigli) di dotarsi di una Commissione Toponomastica all'altezza del compito o quanto meno di un consulente minimamente credibile, perchè si accinge a mettere mano alla storia, passata, presente e futuro di Paestum. Il che non può e non deve consentire peccati/colpe e sfregi alla cultura e alla bellezza. Il mondo ci guarda e ci giudica.Io ritornerò sul tema.Per intanto vorrei pregare  gli amici del gruppo di animare un dibattito, mettendo da parte battute ed ironia, ma sforzandoci di affrontare il dialogo con la serietà e la sobrietà che  l'argomento impone.

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lunedì 13 agosto 2012

Quando è finito il raccolto dei datteri, ciascuno trova da ridire alla palma.



Con la delibera di Consiglio Comunale n. 107 del 23.11.2009 venne approvato il Regolamento della Toponomastica Locale. Solo l'anno successivo venne, però, nominata la Commissione consultiva per la Toponomastica Cittadina, come previsto dall'art. 3 del regolamento citato.
La nomina dei componenti spetta al Consiglio Comunale: due per la maggioranza e due per la minoranza. La maggioranza scelse il prof. Mario Mello e il prof. Sergio Vecchio, la minoranza invece optò per l'arch. Roberto Paolillo ed il sottoscritto.
Il lavoro della Commissione non è stato particolarmente brillante a causa dei tempi lunghi tra una convocazione e l'altra, del numero risicato di incontri e di qualche colpo di mano dell'Amministrazione Marino, che ha preso alcuni provvedimenti, anche importanti, senza preventivamente sentire il parere della Commissione medesima, come invece vuole il regolamento ad hoc (vedi delibere di G.C. n. 20 del 27.01.2011 - INTITOLAZIONE STRADA – Provvedimenti. e n. 20 sempre del 27.01.2011 - Delibera G.C. 1973 del 25/11/1997– Integrazione e modificazioni). Cosa di cui mi sono lamentato, inascoltato, con una mia comunicazione del 15 marzo 2011.

Di fatto agli atti della Commissione sono contenuti come contributi rilevanti il lavoro del prof. Mario Mello e senza modestia il mio. Stranamente però nel corpo della delibera del Consiglio Comunale n. 31 del 12.05.2011 si apprezza il lavoro ed il contributo di tutti i componenti della Commissione, salvo.... quelli del sottoscritto, che in quel passaggio non è nemmeno citato. Evidentemente l'Amministrazione Marino, o chi presiedeva i lavori della Commissione Toponomastica, il dott. Carmine Caramante, ha ritenuto il mio lavoro insignificante o nullo!

Ripeto strano!

 Perché se poi si va vedere la delibera di C.C. n. 31 del 12.05.2011 e la mia relazione personale presentata in Commissione, "Considerazioni sull'odonomastica locale e proposte di criteri generali sulla toponomastica cittadina"(regolarmente protocollata e agli atti),  ci si accorge che è allegata quasi integralmente nella su citata delibera di C.C., cioè fatta propria dall'Amministrazione Marino, e presa, incredibilmente, a questo punto debbo aggiungere,  come quella ufficiale della Commissione medesima. Strano!
Lo dico, non perché in cerca di meriti o plausi, anche a scapito dei miei colleghi, tutte persone capaci e di grande cultura (anche più di me), ma perché non mi va di passare per il "nullafacente ed incapace" della storia..

Potrete leggere la delibera di C.C. n. 31 del 12.05.2011 cliccandovi sopra , lo stesso vale per la mia relazione presentata nella Commissione per la Toponomastica Cittadina "Considerazioni sull'odonomastica locale e proposte di criteri generali sulla toponomastica cittadina" e farvi voi stessi un'idea.

In verità, preferisco essere una laboriosa e taciturna formichina, che una cicala che decanta le proprio virtù e qualità reali o fittizie.  Ma in questo caso ho sentito la necessità di dire la mia. Non posso permettere che si possa pensare che in questi mesi abbia solo scaldato la sedia. Quanto ad una mia eventuale riconferma nella Commissione medesima è prerogativa della maggioranza, o meglio di chi in quei giorni mi propose. Allora accettai pensando di poter dare nel mio piccolo un contributo fattivo. Oggi penso di poter dare ancora molto anche se non nascondo che altri miei concittadini possano anch'essi dare un contributo importante e decisivo. Comunque vada sono contento e grato dell'opportunità datami.

Leggi anche DOVE ERAVAMO RIMASTI?
ed anche  UN NOME NUOVO PER CAPACCIO SCALO? NE VOGLIAMO PARLARE?


Foto: Laura Pighi tratto dal sito Fotographics,

sabato 11 agosto 2012

Consiglio Comunale cercasi. L'opinione del gen. Giuseppe Troncone.

Pubblico la mail inviatami dal gen. Giuseppe Antonio Troncone, consigliere comunale d'opposizione nella scorsa consiliatura. 


"Se non si pone la dovuta attenzione, il decisionismo esasperato, il più delle volte, rischia di sconfinare nell'arroganza."

Caro Enzo,
ho letto con interesse il tuo post ...... (CAPACCIO-PAESTUM: CONSIGLIO COMUNALE CERCASI....)
Sono del parere che adesso la vicenda  non riguarda solo la sede dove tenere le sedute del Consiglio Comunale ma anche l'uso del convento di S. Antonio, che non è più un solo problema , in quanto i problemi si sono moltiplicati.

Resta il fatto che (ed in questo non concordo con Te Enzo) il Consiglio Comunale, come i consiglieri tutti e le Commissioni Consiliari, con una mossa furba, sono stati spogliati della sede istituzionale che avevano e che adesso non hanno più.

Con tutte le priorità che incombono, Ti sembra proprio che fosse necessario in primis pensare a variare l'art. 2 del Regolamento sul funzionamento del Consiglio Comunale per creare nuovi uffici, nuova burocrazia, a danno proprio del massimo organo di rappresentanza?

Tutto premeditato e la maggioranza dell'assise, calpestata ed acquiescente, tace, o meglio approva. Ha ragione il Consigliere Farro, a dire che è stato Consiglio a volere questo stato di cose. Nel dibattito però, di quella seduta del Consiglio Comunale, non ricordo che sia stata esplicitata la volontà e le finalità di quella operazione.

Il Presidente del Consiglio?!

Il comma 1 dell'art. 2 del Regolamento, qualcuno l'ha dimenticato?

Secondo me vi è stata frenesia dove non doveva esserci.

Certo nulla di illegale, è nelle facoltà del sindaco, sentiti i Capigruppo in sede di conferenza, scegliere la sede ove tenere la seduta del Consiglio Comunale. Anche se in sede di conferenza la maggioranza non concorda sulla scelta della sede, il sindaco può decidere autonomamente, senza dare alcuna spiegazione. L'unico rischio che può correre è quello di incappare in sedute deserte.

La denuncia fatta dall'opposizione, credo che non vuole attentare alle facoltà del sindaco, anche se in sede di discussione in Consiglio Comunale aveva espresso il desiderio di confermare i vincoli posti dall'art. 2 in questione. Quello che l'opposizione ha denunciato è il fatto che i lavori di smantellamento dell'aula consiliare, con conseguente trasformazione dei locali in uffici, sono avvenuti, a loro dire, prima che l'iter burocratico  fosse iniziato e/o avesse terminato il suo corso. In parole povere, sembra che non  vi erano delibere e tanto meno determine. E poi in Consiglio mai e poi mai si era detto che l'esecutivo aveva intenzione di porre in atto quello che è stato fatto.  
Comunque, siamo sicuri che quello creato non si riveli dannoso?

Non era stato recuperato il mega ufficio del Direttore Generale? Evidentemente vi sono altre destinazioni, girare per l'edificio comunale per conferma.

Al momento, per quanto riguarda le nostre tasche, ha già causato maggiori costi, in un momento dove prioritario è tagliare le spese, sanare con i recuperi i debiti al fine di non concorrere ad un inasprimento dell'aggravio fiscale già messo in atto dal Professore Esperto, Primo Ministro.
Prudenza, a mio parere, avrebbe consigliato di affrontare l'argomento in Consiglio Comunale. Una volta deciso, si dava mandato alla apposita Commissione Consiliare per la variazione del Regolamento e nelle more, una volta deciso, senza correre a destra ed a manca, in piena trasparenza e concordia, effettuare le scelte ritenute opportune. Poteva essere il Grand Tour, l'ex Pretura, la Sala erica, l'ex asilo o altro.

Se non si pone la dovuta attenzione, il decisionismo esasperato, il più delle volte, rischia di sconfinare nell'arroganza.

Credo che ci tocchi registrare un terzo sfratto senza pensare alle conseguenze.

Il sindaco Marino, per il suo operato, più volte da me fu tacciato arrogante. Debbo però annotare che quel sindaco, in una fase di sfratto di extracomunitari, prima di operare, si preoccupò, o su sollecitazione pensò, di garantire agli sfollati un tetto. Non mi pare che questo sia avvenuto con il recupero dei manufatti sequestrati alla malavita, con il cambio di destinazione dell'aula consiliare, con la messa in sicurezza della Bufalara di Gromola.
Sia chiaro che concordo con il recupero dei manufatti frutto di sequestri giudiziari, concordo con il recupero e l'acquisizione della Bufalara di Gromola (finalmente!!!), concordo con il ritenere inadeguata l'aula, ormai ex aula, consiliare alle esigenze dei consiglieri e della intera cittadinanza.
Prudenza e trasparenza, secondo me, avrebbero consigliato procedure diverse, sicuramente di minore impatto.

Per quanto concerne la gestione del convento, penso che sia una querelle che debba interessare i diretti interessati, la Provincia Francescana ed il Grand Tour. Non è dignitoso per l'Ente uscire con pettegolezzi e/o piazzate su accadimenti ed usi di passata memoria.
Il Consiglio Comunale del 11/08/2012 nell'ex refettorio del Convento S. Antonio  (Foto di Ernesto Franco)

Riferendomi alla gestione dei frati minori, non penso sia denigratorio ricordare che per anni nel giardino fu ricavato un campo di calcio ad uso della squadra locale e della intera comunità capaccese. Per quanto concerne l'attività ricettiva, nei secondi anni '50, i monaci davano ospitalità, dietro irrisorio compenso, ai figli dei contadini della piana che dovevano frequentare la scuola media e/o l'avviamento. A riguardo, penso sia anche doveroso dare uno sguardo ai finanziamenti concessi per il restauro del manufatto. Se la memoria non mi inganna, ricordo di aver letto da qualche parte, che le celle restaurate dovessero essere adibite a camere e l'intero piano per la conseguente attività ricettiva. Quindi?

Infine sembra che si stia aprendo una indagine sul contratto di donazione del manufatto ai frati minori, aspetto notizie, anche se prima di parlare bastava andare in archivio, cercare e di conseguenza informare. Ma parlo di un altro mondo, scusa.

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Peppe Troncone  



Caro Peppe,
ho pubblicato la tua mail pur non condividendola nei contenuti, in quanto ritengo che un punto di vista diverso aiuti a comprendere meglio la realtà, che da secoli la filosofia ci insegna essere un processo dialettico, proprio come la ricerca della "verità".
In fondo tutti vogliamo capire un pò meglio questa vicenda, al di là delle "confezioni giornalistiche". 
E' di oggi la notizia che uno spiraglio di dialogo tra Provincia Francescana ed Amministrazione Comunale si sia aperto (Capaccio, Consigli comunali nel museo: Frati Minori aprono al dialogo). Spero che sia l'occasione perché ogni incomprensione e fraintendimento sia chiarito. 
Certo concordo con te che ad un "risoluto attivismo", che non credo sia "arroganza", sarebbe meglio anteporre un azione dolce ma determinata. Ma sono sicuro che si stia solo "rodando la macchina amministrativa". In fondo come squadra sono appena agli inizi.
Enzodisirio

LA DELIBERA N. 167 DEL 03.08.2012. MODIFICA ART. 2, COMMA 1, REGOLAMENTO PER IL FUNZIONAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE-PROPOSTA CONSIGLIO CON LA QUALE VIENE INDIVIDUATA LA NUOVA SEDE PROVVISORIA DEL C.C. 

 DELIBERA N. 174 DEL 08.08.2012. ATTO INDIRIZZO PER LA RICOGNIZIONE DOCUMENTALE, LEGISLATIVA E GIURIDICA INERENTE LO STATUS E GLI ATTI CONCERNENTI IL COMPENDIO IMMOBILIARE EX CONVENTO S. ANTONIO.

Il link di cronaca rinvia a StileTV