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lunedì 29 ottobre 2012

LA GIUNTA DECIDE: CAPACCIO-PAESTUM SARA' LA NUOVA DENOMINAZIONE COMUNALE. IL REFERENDUM SI FARA', AI CITTADINI L'ULTIMA PAROLA.



Il Consiglio Comunale di Capaccio (foto by StileTV)
E' di oggi la notizia che la Giunta comunale, con apposita delibera (n. 316 del 26 ottobre 2012), invita il Consiglio comunale ad avviare l’iter burocratico per aggiungere il nome “Paestum” all'attuale denominazione di "Comune di Capaccio".

E' una buona notizia e risponde al comune sentire della gran parte della popolazione. La questione da sempre discussa è riesplosa all'indomani della proposta del Sindaco del comune della Piana dei Templi, il dott. Italo Voza, di dare un nome nuovo allo scalo di Capaccio (Nuova Paestum). Le reazioni a questa notizia furono le più diverse, con prese di posizioni favorevoli o nettamente contrarie. Ma ben presto la polemica ha toccato anche la denominazione dello stesso comune. Le proposte si sono susseguite, come le critiche. Così per un Aurelio Di Matteo, che suggeriva "Città di Paestum", sono seguite le intelligenti provocazioni del prof. Giuseppe Liuccio, fino a quella teatrale di Gillo Dorfles,"Capaccio? Ricorda di più il nome di una pietanza".

Scelta coraggiosa quella di Voza, ma che mi ha sorpreso perché inattesa ed improvvisa.

Alla riunione informativa con il Sindaco, in cui gli ex componenti della vecchia Commissione per la Toponomastica Cittadina, relazionarono sul lavoro svolto nella precedente consigliatura, Voza espresse solo la volontà di cambiare il nome allo Scalo di Capaccio. In effetti, però, nel corso dell'incontro si toccò anche questo tema, ma solo in via teorica. 

Sono sorpreso anche perché, a mio parere, sulla materia della delibera assunta dalla Giunta Comunale, a norma di Regolamento, sarebbe dovuta essere investita preventivamente la Commissione toponomastica, che, però, ricordo ha solo funzioni consultive e propositive, essendo la competenza e la potestà solo dell'organo di governo cittadino. Commissione, che allo stato, non esiste non essendo stato convocato un Consiglio comunale per la nomina dei suoi componenti.


Ma qual'è l'iter della proposta di modifica della denominazione di un comune?


Legge Regionale 29 ottobre 1974, n. 54 regolamenta la materia. 


All'art. 1 si stabilisce che anche alle variazioni di denominazioni comunali si provvede con legge. Quindi non con una atto amministrativo, ma con la massima norma dell'ente Regione.

All'art. 7  si sancisce che "le denominazioni comunali possono essere variate ove ricorrano esigenze toponomastiche, storiche, culturali o turistiche. La relativa deliberazione, adottata dal Consiglio Comunale, deve essere adeguatamente motivata.". 

Con l'art. 8  i disegni e le proposte di legge regionale per le variazioni delle denominazioni comunali, "devono essere corredati:
   a) dal parere espresso dai Consigli Comunali dei Comuni interessati;
   b) dal parere espresso dal Consiglio Provinciale."
Ciò significa, che dopo la deliberazione del Consiglio Comunale, deve esprimersi anche quello provinciale.
Solo dopo approda in Regione, o meglio, "alla Commissione Consiliare competente che li trasmette con propria relazione al Consiglio Regionale".  
I Capaccesi saranno chiamati alle urne per dire la loro.
    
Qualora il progetto sia ritenuto proponibile, "il Consiglio regionale delibera, a norma dell'art. 60 della Statuto, la indizione del Referendum consultivo di cui al secondo comma dell'art. 133 della Costituzione." (art. 9).

Quindi parrebbe, con sollievo di tanti che vivevano un eventuale deliberazione degli organi comunali, come un scippo all'esercizio democratico, che il popolo sarà consultato, cioè vi sarà un referendum.

In realtà la questione in passato non apparve tanto pacifica e scontata. Nel 2003 anche la vicina Ascea voleva nella sua denominazione un richiamo all'antica città da cui trasse origine, Velia, per le stesse motivazioni di cui oggi si discute anche nella nostra cittadina. Si voleva che la denominazione del comune fosse Ascea-Velia. La proposta ricevette l'assenso del consiglio regionale campano con la legge 7 luglio 2003, n. 14, che la approvò senza indire, però, un referendum confermativo. Avversa a questa legge la Presidenza del Consiglio ricorse alla Corte Costituzionale perché non conforme al dettato dell'art.133, secondo comma, della Costituzione e dell’articolo 60 dello statuto della Regione Campania. Quest'ultima si difese motivando che non si trattava di un cambio di denominazione, quanto di un'aggiunta di un toponimo (Velia a quello di Ascea) e come tale il procedimento legislativo poteva non contemplare una consultazione popolare.
La Corte Costituzionale, alla fine sancì l'illegittimità costituzionale dell’articolo unico della legge regionale della Campania 7 luglio 2003, n. 14 (Cambio di denominazione del “Comune di Ascea” in “Comune di Ascea-Velia”), in quanto "anche l'integrazione della denominazione ne costituisce infatti una modifica, come tale soggetta alla previa consultazione della popolazione interessata ai sensi dell’art. 133, secondo comma, della Costituzione e della corrispondente norma dello statuto".

Avremo, quindi, con buona pace di tutti, se la cosa procederà, una consultazione popolare.

Non posso però non esprimere una mia perplessità. Dato che si è avviato l'iter per il cambio della denominazione del nostro comune, perché fare le cose a metà?

Perché non proporre la denominazione "Città di Capaccio-Paestum"? 
Eppure abbiamo tutti i numeri per essere città, almeno nel nome.
Credo che, come al solito, la fretta e la voglia di fare abbiano avuto il loro ruolo.

Per approfondire, leggi anche:

LA GIUNTA PROPONE DI AGGIUNGERE PAESTUM AL NOME DEL COMUNE - Comunicato stampa del Comune di Capaccio
Statuto Regione Campania, legge regionale N. 6 del 28 maggio 2009 - Regione Campania 
Legge Regionale 29 ottobre 1974, n. 54, norme sulla istituzione di nuovi Comuni e sul mutamento delle circoscrizioni territoriali dei Comuni della Regione - Regione Campania 
Referendum consultivo: vincono i "no"- Regione Campania
Sentenza n. 237 del 19/07/2004, per la modifica della denominazione del Comune e' necessaria la consultazione referendaria. Corte Costituzionale - francocrisafi.it

venerdì 26 ottobre 2012

DA CAPODIFIUME A PONTE BARIZZO TRA BORGHI, MASSERIE E PODERI CHE HANNO DIRITTO ALMENO AD UNA STAZIONE FERROVIARIA !!!

pubblicata da Giuseppe Liuccio sul suo profilo Fb, il giorno Giovedì 25 ottobre 2012 alle ore 23.26 ·
 
Capodifiume, Capaccio - Paestum  (foto by Sergio Costa del Cilento)
Nel dolce tramonto di un caldo autunno sono ebbre di luce le anatre allo scialo libero dell'acqua dell'ansa del fiume, che fu santuario alla dea dei frutti. Il Salso gorgoglia e rifrange argento nel breve salto ad "impietrar le trabe" con il suo carico di sali raccolti nel ventre oscuro e misterioso della montagna. M'è sottofondo allegro di memorie ad evocare e ritmare la storia che qui ha radici antiche. A Capodifiume riscopro ed esalto l'anima di fauno della mia terra, ubriaco di agresti umidicci afrori nel verde della flora ripariale, con negli occhi il fasto dei fiori  e dei colori di stagione che arabescano i declivi accidentati della scalata del Calpazio. Poteva essere un parco fluviale di straordinaria valenza storica ed ambientale; è diventato una bella e gradevole struttura dell'accoglienza privata per la gioia degli amanti del relax e dei cultori della buona cucina.

Resta, comunque, una risorsa da immettere nel circuito fecondo della fruizione turistica per una  contrada, il Petrale,  che per quelli della mia generazione fu il primo saluto di vita e di commercio della pianura, con il Sale-Tabacchi-Alimentari e Diversi, per quanti scendevano dalle colline dell'interno.

La vecchia cava dismessa, che dà il nome alla contrada,,è ferita bianca nel verde della collina e canta epopea di sudori e fatica. Reclama un progetto di rinaturalizzazione con un melograneto a sbalzo di terrazzamenti, punto di accoglienza con chiosco a degustazione dei derivati dei frutti e bacheche/legenda a recupero di storia e di arte nella prismaticità delle sue espressioni (letteratura, pittura ed iconografia in genere) di una pianta, che è sacra al territorio. Sarebbe una tappa obbligata del turismo scolastico a riscoperta e valorizzazione di una pagina tanto bella quanto trascurata della storia.

La strada procede sull'onda di dossi ed avvallamenti là dove cede il posto alla collina e Capaccio trasmigra verso Roccadaspide.. La macchina avanza tra strade interpoderali alla festa di masserie,,minuscoli borghi rurali e micro-imprese industriali e commerciali. a prefigurare uno spontaneo polo di attività economiche in rapida e feconda espansione, e che necessitano di un serio intervento di programmazione, sempre che si metta in atto un piano intercomunale di riordino territoriale con la responsabilità condivisa dei comuni interessati:Capaccio, Roccadaspide ed Albanella.La vasta e popolosa contrada reclama interventi di servizi ed iniziative di socializzante rivitalizzazione in grado di coinvolgere una popolazione con l'occhio strabico verso Matinelle, da un lato, e Ponte Barizzo, dall'altro, per sfuggire alla noia ed alla solitudine dei poderi dopo il lavoro.La contrada potrebbe essere la sede ideale per una mostra permanente sulla storia della Riforma Agraria e relativo Centro Studi, punto di riferimento per seminari e convegni su passato, presente e futuro dell'agricoltura della piana (A Borgo San Cesareo, per esempio). Intanto la macchina procede ancora zigzagante tra strade interpoderali a riscoperta di contrade (Tempa San Paolo, Scigliati), dove gli assegnatari di prima, seconda e terza generazione hanno fatto miracoli di lavoro, rendendo fecondi terreni incolti e pietrosi. E con nella mente e nel cuore una scheggia di utopia mi prefiguro itinerari del gusto attrezzati con soste assaggi di prodotti tipici, vari con il variare delle stagioni, trasformando masserie e poderi in punti vendita, a chilometro zero, e,naturalmente, di calda ospitalità. Sarebbe un modo originale e pratico per rivitalizzare le campagne e sottrarre i contadini all'isolamento-E la fantasia galoppa sull'onda dell'entusiasmo in una con la macchina che procede spedita per Via Sorvella a conquista di Ponte Barizzo, che, a margine di Sele, fu ed, in parte,, ancora è protagonista di un'altra storia

Ma mi tormenta un interrogativo amaro: può una popolazione decentrata e coriandolizzata tra tante mini-contrade e masserie essere privata finanche di una Stazione Ferroviaria,, come dovrebbe essere quella di Capaccio? Non mi sembra giusto, E certamente non lo è sul piano della convivenza civile e della più elementare logica della distribuzione territoriale e della efficienza dei moderni servizi di una comunità, che, tra l'altro, nel nome di Paestum  è Patrimonio dell'Umanità. Ci pensino gli Amministratori a tutti i livelli e se ne facciano una ragione.

Giuseppe Liuccio
g.liuccio@alice.it

mercoledì 24 ottobre 2012

PER UNA NUOVA GRANDE STAZIONE A CAPACCIO SCALO

Pubblicato da Giuseppe Liuccio in Amici di Paestum.it su facebook il 24 settembre 2012.

La stazione di Paestum (foto StileTV)
Leggo su Positanonews, un articolo a firma di Angela Sabetta, ripreso da LA CITTA. Apprendo, così, che si lavora a tappe forzate per la ristrutturazione dell'attuale Stazione di Paestum, con la previsione, tra l'altro, di una piazza antistante con tanto di giardini ed il rifacimento del viale alberato di accesso all'area archeologica, partendo da Porta Sirena, dove dovrebbero essere installate artistiche bacheche informative per turisti e visitatori. 
  Se la ristrutturazione dell'attuale Stazione di Paestum ha come conseguenza l'ulteriore ridimensionamento dello Scalo/stazione di Capaccio, io non sono d'accordo non per partito preso, ma per fondate e motivate ragioni di funzionalità legate al presente e soprattutto al futuro, soprattutto se, come ha dichiarato pubblicamente il sindaco si prefigura a Capaccio Scalo un agglomerato, che abbia la dimensione e, soprattutto, le funzioni di una CITTA', come il territorio consiglia, consente ed impone. 
E ne sintetizzo le ragioni:
1) La stazione di Paestum potrebbe assolvere alle funzioni TURISTICHE e non completamente, in quanto le potenzialità di sviluppo del turismo del futuro sono anche nelle zone interne delle colline e delle montagne, i cui abitanti troverebbero la Stazione di Paestum eccessivamente decentrata e poco funzionale rispetto alle loro legittime esigenze.
2) ma sarebbe eccentrica anche rispetto alle zona popolosa del Rettifilo, per non parlare di Seude,Vuccolo Maiurano, Tempa San Paolo, Scigliati, Ponte Barizzo, Gromola e Laura, che si configura ogni giorno di più come naturale prolungamento dello Scalo verso il mare.
3) non è funzionale allo sviluppo agricolo e commerciale della pianura, soprattutto se resta ancora valida la localizzazione del nuovo Mercato Ortofrutticolo nella zona Cerro e la destinazione dell'attuale in opere di infrastrutturazione valide e funzionali alla CITTÀ FUTURA, qualunque ne sia il nome. 
4) non è funzionale a Capaccio capoluogo e ai tanti paesi del circondario:Trentinara, Monteforte, Magliano, Stio da un lato e Roccadaspide, Castel San Lorenzo, Felitto, Valle dell'Angelo, Laurino, Piaggine e Sacco dall'altro e Aquara, Ottati, Sant'Angelo a Fasanella, Roscigno, Bellosguardo, ecc. dall'altro versante del Calore, per non parlare di Altavilla ed Albanella. Ricordo a me stesso che quella stazione, storicamente nacque, anche, per soddisfare le esigenze di questo vasto territorio ed anche per questo che la Stazione si chiamò CAPACCIO ROCCADASPIDE. I l dottore Italo Voza, sindaco protempore di Capaccio, è troppo intelligente per non conoscere questa memoria storica.
5) non si può e no si deve cancellare con un traccio di penna o con una Delibera di Giunta affrettata esigenze di cittadini di un vasto territorio, che hanno diritti (acquisiti) per migliorare ed accelerare lo sviluppo; ed una Stazione Ferroviaria moderna e funzionale va in questa direzione. Signor Sindaco, signori assessori, sulla base di quale consultazione democratica avete preso questa decisione? Vi rendete conto che va contro gli interessi di una parte notevole dei vostri concittadini elettori?
6) Gli abitanti delle comunità/paesi, di cui ho fatto cenno prima, gli abitanti della Pianura, che gravitano intorno Capaccio Scalo (futura città) assommano ad oltre 50.000, più che sufficienti per una città di medie dimensione. Se la sentono gli attuali amministratori di privarli di una possibile stazione ferroviaria degna di questo nome? Di questo diritto? Non hanno messo in conto una loro protesta serrata in punta di diritto e di Legge? Non è meglio lavorare in armonia per la realizzazione di una Stazione Ferroviaria con tutte le funzioni che mi sono cimentato a prefigurare nella mia riflessione precedente? Oltretutto se la Nuova Stazione Ferroviaria assumerò questa forma, questo ruolo e queste funzioni Trenitalia potrebbe e dovrebbe considerare le fermate per lunga percorrenza, soprattutto se sollecitate, con atti formali, da circa 20comuni, tra cui quello prestigioso di PAESTUM.
 
RIPENSATECI, RIPENSIAMOCI. RIFLETTIAMOCI, E, INTANTO, CONFRONTIAMOCI!
 Giuseppe Liuccio




Carissimo Giuseppe,
bene hai fatto a porre la questione della centralità e strategicità dell'attuale fermata dello scalo di Capaccio. La penso esattamente come te non è una questione peregrina né politica, nel senso di essere argomento di lotta e diatriba politica, almeno per noi.
 La questione non è di oggi. Basta leggere qualche articolo degli ultimi anni, come farsi un giro sul web per appurarlo. E' cosa sentita non solo dai capaccesi-pestani, ma anche dalle comunità viciniori e limitrofe, come bene hai ricordato. 
Il punto è proprio che la possibile stazione di PAESTUM NUOVA è centrale per lo sviluppo di un intero territorio "nel senso più ampio di quello solo di una località o di un singolo comune". In fondo i progetti, come quelli della città nuova, si sostanziano nelle scelte concrete. Diventano realtà e non mere utopie o spot quando si è coerenti nelle scelte, almeno al fine dichiarato.
Come ho già detto, la scelta dell'attuale amministrazione risponde all'esigenza di un recupero della fermata di Paestum, che oggi è una delle vie di arrivo alla Paestum Archeologica. Bene, dunque, ha fatto a cogliere la disponibilità di RFI ad una sua valorizzazione e recupero dall'attuale degrado. Come ben diceva il consigliere Paolillo, Paestum è una delle poche stazioni storiche italiane, quindi anch'essa elemento della storia della nostra località. Male farebbe, invece,  l'amministrazione comunale se tali scelte corrispondessero ad un abbandono della fermata dello scalo di Capaccio, preludio ad una sua futura chiusura.  Non è un mistero, che alcune scelte sin qui fatte dalle amministrazioni comunali siano funzionali alla scelte di RTI in relazione all'alta velocità, che hanno portato alla chiusura dei caselli, alla trasformazioni delle stazioni ferroviarie locali in fermate, a prediligere la vicina Agropoli. Il prossimo passo, infatti, potrebbe essere proprio lo smantellamento della fermata dello Scalo.
Sarebbe un errore per le ragioni indicate dal prof. Liuccio. 
La fermata di Paestum è funzionale alla sola antica città archeologica, non all'intera comunità capaccese e a quelle viciniori. Non è strategica nelle progetto della città futura, che invece dovrebbe privilegiare l'altra, ma soprattutto è "morta", cioè senza ulteriori possibilità di sviluppi, legata come è a vincoli e a numerosi handicaps, quali quello dei collegamenti, in primis quello delle autolinee, che invece vede centrale lo scalo di Capaccio. 
Ci auguriamo che l'amministrazione comunale fughi ogni sospetto di una possibile chiusura futura della fermata dello scalo, che è l'unica, come osservava giustamente Liuccio, che potrebbe riacquistare anche il livello di stazione ferroviaria, con la possibilità, oggi per le scelte di RTI soltanto ipotetica, di avere anche fermate per treni a lunga percorrenza. Ma che soprattutto si attivi per un recupero anche dell'altra fermata in un'ottica di trasformazione, in un prossimo futuro, in stazione. Sono tanti i cittadini che lo chiedono e che aspettano in tal senso risposta.
enzodisirio
 Leggi anche:

E SE L'ATTUALE SCALO DI CAPACCIO/ROCCADASPIDE DIVENTASSE STAZIONE DI PAESTUM?  di Giuseppe Liuccio
Paestum, la stazione cambia volto: intesa Comune-Rete Ferroviaria Italiana - StileTV

 

venerdì 19 ottobre 2012

PER UNA CITTA' DI PAESTUM IN ATTESA DI POSEIDONIA


Pubblicato da Giuseppe Liuccio, il giorno Domenica 14 ottobre 2012 alle ore 15.18,  sul suo profilo di Facebook.

Giuseppe Liuccio
Nel mio ultimo articolo ho lanciato l'idea/provocazione di RIFONDARE POSEIDONIA accorpando Agropoli e Paestum. Resto sempre più convinto della mia idea, anche se sono consapevole delle enormi difficoltà di realizzarla nel breve/medio termine e di doverla necessariamente collocarla nel futuro, se non addirittura nel futuribile.Con spirito pragmatico torno con i piedi ben saldi nel presente e mi riaggancio al dibattito piuttosto  vivace sulla "Nuova Paestum"
Il sindaco Italo Voza ha lanciato, di recente, una provocazione, che ha suscitato una serie di reazioni di segno opposto, ma, comunque, ha avuto l'effetto, certamente positivo, di focalizzare un problema reale, sul quale è opportuno, doveroso ed utile riflettere.Questa, in sintesi, la proposta: Abolire il vecchio toponimo di Capaccio Scalo, sostituendolo con  Nuova Paestum o Paestum Nuova.
"Nomina sunt conseguentia rerum" - sostenevano con saggezza gli antichi. E "Capaccio Scalo" nacque. quando la Stazione Ferroviaria era l'unico punto di riferimento per gli abitanti delle zone interne per le partenze:  voli di desiderio e di speranza per l'espatrio forzato, ottemperare agli obblighi della cartolina di precetto.   gli studi nelle città lontane,  il ricovero negli ospedali del capoluogo di provincia, ecc.  e relativi conseguenti ritorni. Partenze e Arrivi. Per il resto la Piana era zona malarica con salariati migranti che raggiungevano i campi di lavoro  a perdita d'occhio a raggiera dalla masseria del "signore"., scendendo all'alba dai paesi delle colline. L'assalto ai latifondi e la conseguente riforma agraria rivoluzionò storia, geografia ed economia e la pianura si popolò con borghi rurali disseminati dal Sele al Solofrone e dal mare alle colline con una logica di funzione allo sviluppo agricolo. Anche Capaccio Scalo si sviluppò con questa logica, a cui hanno fatto seguito Il Rettifilo da un lato e Laura dall'altro. Il commercio, prima, ed il turismo, poi, hanno prodotto una seconda rivoluzione geo-economica, che è ancora in atto. E Capaccio Scalo è cresciuta a dismisura, sull'onda, spesso, dello spontaneismo dettato da necessità e senza un preciso disegno urbanistico, per assenza totale, o quasi, della politica. Lo sviluppo, anche e, forse, soprattutto, quello urbanistico, lo ha imposto il mercato, che lo ha governato,o sgovernato, nella logica del profitto dei singoli e non nel superiore interesse della collettività:. Sono nati centri commerciali, studi professionali, banche, bar, ristoranti e tutta la vasta gamma di negozi funzionali ai bisogni della quotidianità di una umanità disaggregata che è cresciuta  di anno in anno e, spesso , di mese in mese.I palazzinari hanno fatto gli affari, i cittadini hanno avuto una casa, il territorio è stato devastato da una edilizia da rapina,.I ragazzi hanno avuto una scuola dell'obbligo I più grandi hanno avuto, tardissimo, un Istituto Superiore. Né gli uni, né gli altri hanno avuto luoghi funzionali alla socializzazione. Il tutto perché è nato ed è cresciuto un luogo da abitare non da vivere. Il tutto perché è mancata la Politica. Ora il sindaco Voza lancia un segnale,prendendo a pretesto la toponomastica; e va salutato positivamente perché è la spia di una esigenza reale, ineludibile e non più rinviabile:  ridisegnare   il territorio non tanto e non solo dal punto di vista meramente fisico urbanistico, anche se anch'esso importante, ma dal punto di vista delle funzioni a cui ogni centro abitato che si rispetti deve fare riferimento.Urge RAZIONALIZZARE L'ESISTENTE e fin da subito. Il sindaco ne ha lanciato il segnale.
Chiesa di S. Vito (Piazza Santini) nello scalo di Capaccio.
E, allora, non più Capaccio Scalo, e sono d'accordo; non Paestum Nuova o Nuova Paestum, che non avrebbe motivazioni né storiche, né, geografiche, né politiche, nel senso ampio del termine, ma semplicemente PAESTUM, riaffermando con un occhio alla storia, alla geografia, all'economia, la centralità di un nome che, se mai, deve corrispondere ad una vasta aggregazione urbana con la dimensione, il respiro e la dignità di una città.Se mai c'è urgenza e necessità di  riammagliare alcune contrade parcellizzate intorno ad un nucleo già esistente.:E Capaccio Scalo può assolvere a questo ruolo, come contrada più popolosa, candidandosi a diventare il centro propulsore della Città moderna. Ma la città ha bisogno di un'anima, che ne esalti l'identità, la visibilità e l'orgoglio di appartenenza. E da sempre in una qualsiasi città degna di questo nome c'è una Piazza con il Palazzo Comunale, la Chiesa Madre e tutta una serie di edifici funzionali alla socializzazione, nelle sue varie forme ed articolazioni ed in cui i cittadini si riconoscono e si identificano.Piazza Santini non risponde a questa logica, perché è decentrata, non è vissuta, non dispone di attività commerciali e della ristorazione, non ha centri culturali e di aggregazione, la stessa Casa Comunale non è sentita e rispettata come tale, né tanto meno amata dai cittadini, ma avvertita, per lo più, come luogo freddo di uffici anonimi in cui sbrigare frettolosamente pratiche e da cui scappare il prima possibile. Non ha un'anima, appunto. Non è il centro, il cuore pulsante di una città. E' fredda anche la Chiesa Parrocchiale che ha di antico soltanto il nome del protettore, San Vito, non certo la struttura urbanistica, anch'essa fredda e senza il pedigree del vissuto storico né  il fascino delle memorie delle grandi tradizioni. Casa Comunale, Chiesa Parrocchiale e Piazza potrebbero avere una loro centralità se diventassero cuore pulsante di una nuova città, da ridisegnare, delineandone i confini; lato monte, al Petrale e scendendo fino al mare della Laura. Naturalmente in questa ottica dovrebbe avere una sua centralità anche la Stazione Ferroviaria, che una politica miope della Società delle Ferrovie con il silenzio assenso, ancor più miope, dell'Amministrazione Locale, cancellò nelle sue funzioni dichiarandola, con un brutto termine "impresenziata". Forse in proposito è da riaprire un contenzioso in una visione nuova e più funzionale dello sviluppo dell'intero territorio, che abbia i confini nel Petrale e,scenda giù fino al mare, costeggiando.il Cerro da un lato e via Fornilli, dall'altro, tanto per cominciare- L'argomento è di straordinario interesse ed impone   una riflessione ampia, articolata ed approfondita, che mi riprometto di fare a breve.
Giuseppe Liuccio
g.liuccio@alice.it


Leggi anche:


venerdì 12 ottobre 2012

AURELIO DI MATTEO ED IL TABU' DELLA CAPACCESITA'

Aurelio Di Matteo
Mi fa piacere leggere ancora Aurelio Di Matteo. Il suo intervento è stato sin dall'inizio più che opportuno. Vorrei però indegnamente fare delle chiose al suo ultimo intervento.

 La questione del nome dello scalo di Capaccio, ma anche della denominazione del Comune stesso, non è cosa recente. Questo Di Matteo, come neo concittadino, non lo può sapere, come anche molti dei miei giovani concittadini. Se ne parla da più di trent'anni. Sono tre le generazioni di Capaccesi che si interrogano e si danno risposte diverse da sempre. Naturalmente campanilismi, approcci superficiali, incomprensioni e strumentalizzazioni  hanno sempre avuto un ruolo determinante in tali dibattiti.

 Già nel secolo scorso, precisamente tra l'89 ed il '90 "il Club del tempo libero"  (Redio-Paestum) promosse un'indagine conoscitiva sulla denominazione della Piana.

I quesiti posti erano:
  • "premesso: che il nome del Comune resti sempre Capaccio, saresti d'accordo che le contrade si unifichino sotto la denominazione "Paestum" (es. Salerno - Paestena, Napoli - Vomero, ecc..)?
  • Secondo te, lo sviluppo in tutta la PIana di un centro urbano con la denominazione "PAESTUM" (diversa da Paestum Archeologica) unitamente ad una migliore programmazione e ricettività turistica, contribuirebbe ad avere più economia, più lavoro..?"
Le schede compilate furono circa un migliaio. Il 70% rispose sì ad entrambi i quesiti, il 25% annotarono che era necessario accentrare i servizi e/o di pensare alla separazione dei  Comuni di Capaccio e Paestum. Non mancarono come nelle vere consultazioni elettorali le schede bianche, gli annulli, le offese a questo o a quel personaggio pubblico, come commenti che possono essere esemplificati in uno per tanti: Capaccio-Paestum è un comune da terzo mondo.

 Il patron di Radio Paestum , Nicola Nigro, allora consigliere comunale, si fece latore della proposta del cambio di denominazione della Piana in Consiglio Comunale. Le reazioni alla proposta furono già allora del tutto simili a quelle a cui oggi assistiamo. Malgrado anche ostracismi e alcune autorevoli contrarietà, la proposta ricevette l'interesse degli allora consiglieri comunali. Fu istituita una Commissione Consiliare "per l'istruttoria degli atti relativi alla denominazione della Piana, nelle persone dei consiglieri: il SINDACO (Pietro De Simone), NIGRO Nicola, De PALMA Giacomino, FASOLINO Raffaele, CAPO Lucio, VITOLO Vincenzo, BELLELLI Enrico".  Seguì la delibera del Consiglio Comunale N. 19 del 20/03/1990,  con cui si disponeva la denominazione unica della Piana (con esclusione, quindi, del territorio collinare) di PAESTUM, come anche l'adozione per questa di unico Codice di Avviamento Postale.
L'iniziativa pare ebbe anche l'autorizzazione del Ministero degli Interni e della Pubblica Istruzione, come il plauso di diverse autorità nazionali, tra le quali la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Tale provvedimento resto però, alla fine, lettera morta.

In seguito, sindaco Pasquale Marino,  con un ulteriore intervento, il Consiglio Comunale decretò la trasformazione dello scalo di Capaccio in "Capaccio Marittima", dimentico che tra il mare e lo scalo vi fosse una contrada di troppo: la Laura!

Tale dovrebbe essere la denominazione dello scalo, secondo anche lo Statuto Comunale, all'art.3, comma 4.
In realtà l'iter amministrativo non fu mai completato mancando il placet del Prefetto, come vuole la legge.

Le contrade di Capaccio-Paestum
 Nel 2010 venne istituita la Commissione per la Toponomastica Comunale e nella seduta d'insediamento il Sindaco, Pasquale Marino, chiese ai suoi componenti (Mario MELLO; Roberto PAOLILLO, Sergio VECCHIO, Vincenzo DI SIRIO) non solo di procedere al riordino e all'aggiornamento dell'odonomastica cittadina, ma anche di pensare ad una nuova denominazione per lo scalo di Capaccio.

Testimonianza del procedere della Commissione e tracce del dibattito cittadino sono leggibili anche su questo blog.

In realtà, però, della questione se ne è sempre dibattutto, a volte sommessamente, a volte pubblicamente, toccando spesso anche la denominazione del Comune medesimo.
Il merito del Sindaco Italo Voza è stato quello di riprendere il filo di un discorso, o forse un processo, mai terminato.

Diversamente da molti credo che l'attuale dibattito, che si è acceso intorno alla questione del nome con gli strascichi inevitabili anche campanilistici, sia un bene. Ciò che è mancato in questo paese è proprio un dibattito sull'identità. Come bene ha osservato Di Matteo, Capaccio-Paestum è la "Città dei venti borghi". Non è una comunità unica, ma un insieme di micro-identità. La colpa o il dolo, io preciserei, è della comunità capaccese originaria come di alcuni "personaggi". La Piana da sempre è terra di immigrazione. I nuovi venuti, gente ormai senza identità e radici, se non la memoria della terra natia, hanno trovato un elemento comune identificativo nella nuova realtà abitativa nella magnificenza e maestosità dei Templi di Paestum. I vecchi Capaccesi, invece, hanno continuato ad avere il luogo della memoria nel paese sulla collina. Paradossalmente i veri eredi e discendenti degli antichi Pestani sono proprio loro e non i nuovi venuti.

Giustamente osservano che anche Capaccio ha una sua storia. Ed è così! Ma qui sta la colpa. Non aver saputo trasmetterla ai nuovi venuti.Un esempio è il patrono del comune, San Vito, che per molti è solo il santo venerato nella parrocchia dello scalo. L''unico elemento religioso unificante parrebbe essere, ma in verità si sbaglierebbe, il culto della Madonna del Granato. Se poi aggiungiamo, che anche urbanisticamente e culturalmente non esiste neanche l'Agorà, cioè la piazza della Città, la cosa diventa più che evidente: non esiste una comunità! Ben venga quindi un dibattito, a mio parere. Per  Aurelio Di Matteo, è solo una questione di marketing territoriale. O almeno parrebbe esserlo.Cosa di cui è più che esperto e titolato. Ma in gioco, a mio parere, c'è di più. Non essendovi comunità, un comune sentire, valori comuni e condivisi, una comune visione del mondo, non vi può essere nemmeno un "Progetto" per la Città Futura.

Ben venga allora parlare del nome, per innescare non solo un dibattito sull'identità, ma come lo stesso Di Matteo, Giuseppe Liuccio e tanti altri hanno osservato, anche interrogarsi ed ipotizzare su un progetto di sviluppo complessivo del nostro territorio. Senza questi elementi la questione del nome sarebbe del tutto vana. Il solo cambio del nome, per una mera questione di marketing. di per sè senza un progetto ed una vera programmazione sarebbe senza alcun senso e soprattutto inutile.

In ultimo mi domando come mai si persevera nello stesso errore di sempre. Abbiamo intelligenze e competenze sul territorio che rimangono inutilizzate. Come dire che i foderi combattono e le spade ...
Perché personaggi come Giuseppe Liuccio o Aurelio di Matteo non sono resi partecipi dall'attuale amministrazione comunale nel "Progetto per Capaccio-Paestum"? Hanno competenze e contatti per promuovere intelligentemente e professionalmente il nostro territorio oltre che poter dare un contributo fattivo e di idee nel progettare la Città Futura. Sono sicuro che presterebbero la loro opera gratuitamente, solo per passione ed amore di Paestum!


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lunedì 8 ottobre 2012

NUOVA PAESTUM: ATTENZIONE A NON DIMENTICARE CAPACCIO.

di Giuseppe Liuccio

Traggo questa riflessione del carissimo prof. Giuseppe Liuccio dal gruppo su FB "Amici di Paestum".
Lo posto perché come sempre coglie con intelligenza e lucidità la sostanza dei fatti.


Giuseppe Liuccio
La proposta del sindaco Italo Voza di cambiare il nome di Capaccio Scalo in Nuova Paestum o Paestum Nuova, rivoluzionando la toponomastica del territori ha animato il dibattito, piuttosto vivace (anche con qualche battuta di pessimo gusto)  tra i lettori di questo gruppo, a dimostrazione che la passione civile non è morta nel territorio.
 La cosa va salutata con piacere. 
Il tema impone una riflessione ampia,articolata ed approfondita, che, come promesso, mi riprometto di fare a breve.
 
 Mi preme, però, sottolineare fin da subito alcuni concetti chiave a supporto delle mie conviunzioni:
1) Il nome di Paestum è patrimonio di tutta la piana e, vecchio o nuovo, non può essere ritagliato per una sola delle contrade, anche se la più popolosa.
2) forse ne avrebbero più diritto, allora, non fosse altro che per maggiore contiguità, Licinella, Borgo Nuovo, Cafasso, ecc. La verità che urge riammagliare tutte le contrade, trasformandole da "isole" in "arcipelago", dando ad ognuna un ruolo ed una funzione importante, con iniziative di socializzazione e di grande spessore culturale, legate alla storia e alla tradizione dei singoli territorio, come mi sono sforzato di proporre con una serie di articoli durante i mesi di campagna elettorale, perchè ogni contrada si senta parte integrante del tutto e vi si riconosca con orgoglio. 
3) Capaccio Scalo, per la sua dimensione territoriale ed anagrafica, per la sua centralità topografica, per la funzionalità di alcuni servizi, ecc. va rivisitata e ridisegnata. Tanto per fare solo un esempio, Piazza Santini non assolve al ruolo di agorà frequentata e vissuta, perchè non è sentita come luogo di incontro e di socializzazione, non è centrale, è fredda, non è centro di attività commerciali o lo è poco, non è centro di attività culturali (la biblioteca della Sala Erica non ha dotazione libraria e non viene utilizzata per incontri settimanali (dibattiti, seminari, presentazione di libri, concerti, mostre ecc.). Forse la stessa chiesa non brilla per vivacità di catechesi o per iniziative di volontariato, la stessa Casa Comunale è fredda e frequentata il meno possibile dai cittadini, che non la sentono come casa propria, come accadeva al Vecchio Muncipio (che ha conosciuto caldi fremiti di passione civile) di Piazza Orologio e, in parte, anche alla alla nuova sede nel capoluogo. Lo stesso discorso si potrebbe fare per la stazione ferroviaria ferroviaria e così via.
4) la separatezza tra Paestum e Capaccio Paese, con la latitanza, o quasi, dell'Amministrazione nei confronti delle tante problematiche di quest'ultimo spesso emargina i Capaccesi al poco gradevole ruolo di parenti poveri, come ho sottolineato più volte evidenziando la separatezza della e tra le due località
 
A lungo andare, se i cittadini della collina dovessero realizzare che sono avvertiti e considerati come palla al piede per lo sviluppo dell'intero territorio potrebbero anche pensare ad una deleteria separazione consensuale e ad un referendum per la costituzione di un Comune autonomo. Il pericolo c'è e la tentazione è reale e concreta. io ho sentito fare discorsi e minacce in questa direzione
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NUOVA PAESTUM O PAESTUM NUOVA?

Giuseppe Liuccio
A mio modesto parere, l'idea di dare un ruolo più dignitoso a Capaccio Scalo, anche con una nuova toponomastica, non è balzana, ma, invece, coglie e registra una esigenza vera. E bene ha fatto il sindaco, Italo Voza, a porre il problema, sollecitando un dibattito tra le forze politiche, imprenditoriali, intellettuali e tutta la più vasta società civile. Corre, però, l'obbligo, di chiarire fin da subito che non è solo un problema di toponomastica, che se mai viene dopo, solo dopo, un lungo percorso che è di cultura, di storia, di riassetto territoriale, attraverso un restyling , ma non solo, per bonificare l'esistente e ridisegnare  la popolosa contrada, ipotizzandone ruolo e funzioni per lo sviluppo futuro dell'intero territorio.Entro anch'io nel tema, non da tecnico, ma da osservatore attento e con occhio d'amore, con la speranza di dare un contributo. E parto da una premessa necessaria, sottolineando concetti noti ai più, soprattutto agli addetti ai lavori.

La città, ed ogni centro urbano lo è nell'accezione più ampia ampia del nome, ubbidisce, o dovrebbe ubbidire,ad una logica di organizzazione fisica (l'assetto urbanistico) e di funzioni (istituzioni,servizi sociali, culturali, ricreativi e ludici, religiosi,ecc.) con una perfetta sinergia tra spazi privati e pubblici adeguatamente attrezzati, soprattutto questi ultimi. Per Capaccio Scalo così non è. Si tratta di una contrada cresciuta a dismisura negli ultimi decenni con una visione miope dello sviluppo urbano, che ha privilegiato l'edilizia per civili abitazioni , a scapito, spesso o quasi sempre, di quella pubblica, a servizio delle esigenze sociali dell'intera collettività.  Ne è venuta fuori una conurbazione con agglomerazioni a schiera e supersfruttamento del suolo edificabile ed edificato lungo la statale 18, prima e dopo la rotatoria centrale, e lungo la via del mare verso la Laura, dando l'impressione  a chi vi capita per la prima volta di essere arrivato più in un quartiere periferico di Napoli (Secondigliano, Casoria,in parte anche Scampia ecc) che nel cuore o quasi di uno dei più straordinari siti dell'archeologia di caratura mondiale, patrimonio dell'Unesco, tra l'altro. Totale assenza, o quasi, di un minimo di infrastrutturazione di servizi culturali. Per fortuna l'imprenditoria privata ha fatto la sua parte e sono nati bar confortevoli, dove è possibile dare appuntamento agli amici per un caffè o per uno scambio di idee. Diversamente ci sarebbe solo la strada, il cui traffico intenso a qualsiasi ora del giorno e, da un pò di tempo a questa parte, anche della notte, non consente neppure una passeggiata in tranquillità. Certo più giù c'è Piazza Santini, ma è fredda, poco accogliente, quasi invivibile (necessita di una riflessione a parte che farò presto).

Per il resto lo sviluppo urbanistico dell'intera contrada, compreso anche il vicino Rettifilo) ubbidisce  ad una logica  più di cittadini migranti che di stanziali. Le case sono a margine di strada, quasi come per una via di fuga.improvvisa  E' la vecchia logica della ruralità:la casa a distanza ravvicinata della proprietà contadina per raggiungere con estrema facilità il luogo di lavoro. 

Il tema è stimolante e merita analisi attente e rigorose con l'occhio attento alla sociologia politica ed ancorandosi alla storia antica e moderna della contrada e dell'intero territorio per ridisegnarne io futuro. E certamente anche la toponomastica può e, secondo me, deve aiutare. Mi sia consentito consigliare al sindaco(ammesso che gli faccia piacere leggere i miei consigli) di dotarsi di una Commissione Toponomastica all'altezza del compito o quanto meno di un consulente minimamente credibile, perchè si accinge a mettere mano alla storia, passata, presente e futuro di Paestum. Il che non può e non deve consentire peccati/colpe e sfregi alla cultura e alla bellezza. Il mondo ci guarda e ci giudica.Io ritornerò sul tema.Per intanto vorrei pregare  gli amici del gruppo di animare un dibattito, mettendo da parte battute ed ironia, ma sforzandoci di affrontare il dialogo con la serietà e la sobrietà che  l'argomento impone.

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venerdì 4 novembre 2011

PAESTUM: PROGETTARE IL FUTURO (OVVERO LA FAVOLA INFINITA)

















Pubblico l'interessante discussione al mio precedente post " PAESTUM ED I MERCANTI DEI TEMPLI" .
La troverete su (link):

lcap
Amministratore




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Inserito il - 03/11/2011 : 15:18:39      

'Obbligheresti' i turisti ad una tappa di trasferimento. la maggior parte rinuncerebbe a visitare un museo delocalizzato.

Penso siano ben altre le priorità.

Protagora



_enzodisirio_
Super Forista




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Inserito il - 03/11/2011 : 19:19:47    

Luciano fai bene a pensarla così è proprio quanto vuole chi non vuol cambiar nulla alimentando i soliti luoghi comuni.

Chi gira per località turistiche sa bene che gli itinerari spesso prevedono diverse soste in più punti diversi della località di visita..si visitano anche più luoghi nella stessa città o località.

A Paestum poi sono soprattutto comitive ad incrementare il flusso turistico...

Ma davvero pensi che chi venga a Paestum poi non visiti il Museo anche se delocalizzato?

E' qui l'errore!

Perchè realizzare la struttura lontano dei vincoli della 220 significherà creare un enorme indotto con le più multiforme e fantasiose offerte!

Non solo negozi tradizionali, ma anche a "tema", lo stesso dicasi per la ristorazione...come per attrazioni nelle più diverse forme e contenuti...tutti intorno al Museo o in sua prossimità.

Io penso in grande, tu ti fermi alle piccole difficoltà.

Paestum ha bisogno di gente che pensa in grande..in modo innovativo..diverso...che apra strada non che chiuda porte!

Bisogna liberare energie, non conservare il vecchiume e beneficio di pochi..

Le capacità e le intelligenze ci sono, bisogna dargli solo l'opportunità di potersi mettere in gioco!

Ci vuole un pò di follia...come quella dei nostri nonni che quando scesero in Piana: pensarono alle opportunità e non alle difficoltà!

Un abbraccio,
Enzo



Mario TAMBASCO
Animatore del Forum




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Inserito il - 03/11/2011 : 20:42:37    

Chi dovrebbe finanziare i costi per la costruzione di un nuovo museo ?

Il Governo Italiano ?

Il Comune di Capaccio ?

Le banche ?

Chi pagherà gli stipendi ... ?

C'è in giro un novello ... Della Valle ?

Senza aeroporto, strade a scorrimento veloce, un maggior flusso turistico come potrà arrivare a Paestum se qui si fermano solo i treni regionali ?

Come vedi, caro Enzo, ci sono tante e tante cose propedeudiche da fare e che spero nei prossimi decenni vedranno la luce a condizione che il pubblico danaro sia speso con intelligenza.

Gli sprechi li abbiamo visti e tra questi ricordiamoci dei cinquemilioni di euro per una ( sola ) breve strada , per i roseti che non ci sono più etc. etc.

Non pensi che con tutto il debito pubblico accumulato anche ques'area archeologica potrebbe essere a rischio ?

Modificato da - Mario TAMBASCO in data 03/11/2011 22:49:21

lcap
Amministratore




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2791 Messaggi

Inserito il - 03/11/2011 : 23:17:22      

Volendo essere molto pratici, la delocalizzazione difficilmente farebbe incrementare il numero di visitatori.
Da questo punto di vista un investimento molto dubbio.





Protagora

_enzodisirio_
Super Forista




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480 Messaggi

Inserito il - 03/11/2011 : 23:27:04    



Coloro che guardano avanti aspettandosi grandi cose possono farle accadere. (N. V. Peale)

Bisogna imparare ad aspettare così come si impara a creare. Seminare pazientemente il grano, annaffiare assiduamente la terra che lo ricopre e concedere alle piante i loro tempi. Non si può ingannare una pianta come non si può ingannare la storia, ma si può innaffiarla. Pazientemente, tutti i giorni. (V. Havel)



Carissimo avvocato,

la sua è un'analisa perfetta. Anzi veritiera.
Vorrei, però, ricordarle una storia che forse lei conosce meglio di me.
Riguarda proprio la nostra Capaccio. Erano gli anni '50 quando pochi ariditi pionieri immaginarono di poter dare una risposta a tanti loro concittadini quando non si parlava ancora di crisi del credito perchè di soldi in giro proprio non ce n' erano!
Allora la povertà di mezzi e risorse non era un'eventualità ma certezza.

La fame, lo sfruttamento, l'usura la facevano da padroni.
Tempi davvero duri!

Allora non c'era lo Stato, né un ricco benefattore come Della Valle, ma solo un indomita volontà e la voglia di fare, di osare.

Crearono quella che oggi è una delle Istituzioni locali, l'allora Cassa Rurale ed Artigiana di Capaccio (oggi BCC), contribuendo ciascuno secondo possibilità. Autofinanziandola.
Come ben sa scorrendo la lista dei soci fondatori, non troverà ricchi imprenditori o facoltosi borghesi, ma artigiani, piccoli commercianti e contadini.

Quella allora fu una scommesa vinta, guardandola retrospettivamente.

Certo. Ha ragione parliamo di cose diverse. Come capisco la sua rabbia.

Non posso però pensare che non si possa progettare il futuro.

Oggi esistono pesanti vincoli economici alle cose che si possono fare. Ma peggiori sono i lacci dell'impotenza di chi rinuncia.

Non dobbiamo rinunciare a parlare di cosa sarebbe opportuno per il paese anche se oggi parrebbe impossibile.
In fondo le cose si cominciano a farle immaginandole e poi credendoci.

Non serve rincorrere priorità se non si ha in testa un'idea di città, di sviluppo.

Il Museo? Cominciamo ad individuare un area nell'approvando PUC.
I denari verrano.
Ma davvero crede che in Italia o all'estero non vi siano imprenditori che possano avere interesse ad investire a Paestum se ce ne fossero le condizioni?

Il problema è che i soldi buoni li abbiamo sempre fatti scappare, mentre abbiamo fatto di tutto per attrarne altri di dubbia provenienza.

Forse anche questa è materia di riflessione.

enzo

P.S.: in questo giro sosterrà il dott. De Caro?


_enzodisirio_
Super Forista




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Inserito il - 03/11/2011 : 23:45:32    

Luciano inizialmente sarà come dici, ma sono importanti le ricadute...

A beneficiarne saranno in tanti e non pochi (che di solito vivono quel reddito come rendita), ognuno avrà la possibilità (non la certezza) di poter far impresa.
Ciò svilupperà la concorrenza e l'inventiva.
Senza i vincoli della 220 potrà realizzarsi di tutto.
Immagina..anche un parco a tema.

Quello che voglio dire e che successivamente l'attrazione non sarà più solo il museo...

Ricordi Italia in miniatuta? Fu l'esperimento di un "tipo" (perchè ai suoi esordi fu vista come una stravaganza) vicino Rimini che poi è divenuta attrazione turistica essa stessa.

Voglio dire che avendone la possibilità potrebbe succedere di tutto.

Oggi quei flussi turistici sono beneficio di pochi, senza essere possibilità di impresa anche innovativa.
La zona archeologica nella sua limitatezza spaziale, con i suoi vincoli non permette di fare più di quanto oggi si possa fare.

Bisogna allora delocalizzare e promuovere potenzialità per dare la possibilità a nuove energie di liberarsi.

E non è poco...


lcap
Amministratore




Regione: Italy


2791 Messaggi

Inserito il - 04/11/2011 : 00:03:15      

Il tema dello sviluppo penso che sia il tema centrale. Va visto, a mio avviso, nella sua globalità, a 360 gradi.
Solo dopo aver maturato una visione complessiva si possono stabilire gli interventi.

Protagora


Mariolino Manna
Animatore del Forum




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Inserito il - 04/11/2011 : 07:51:44    

Mai dire Mai !!!! Penso che la maggioranza dei lettori di questo Forum habbia girato x l'Italia ,e non mi sembra peregrina la proposta di Enzo.Nella maggior parte di cittadine storiche/religiose sono stati ideati percorsi appositi al fine di convogliare un tipo di turismo che alla fine porta ricchezza,ed è proprio quest'ultima, che và ridistribuita in termini perlomeno paritari.Alle volte mi chiedo : ma che fine ànno fatto i vecchi parcheggi ,fonte di un notevole guadagno,e che a distanza di anni rimane un problema irrisolto????? Un candidato a sindaco ,DI TUTTO IL NOSTRO TERRITORIO , penso che debba dare delle indicazioni CERTE in modo da non essere additato ,in mancanza,come portatore di interessi.Capaccio/Paestum ha bisogno di CERTEZZE ,.........".LA FAVOLA INFINITA ".. la lascio ai sognatori.M M


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