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lunedì 11 dicembre 2017

UNA RIFLESSIONE SUI RIMBORSI PER L'ESONDAZIONE DEL SELE DEL 2015.

Piana del Sele alluvionata (Foto da Ondanews)


Inutile girarci attorno.

Vi è un'oggettiva responsabilità politica dell'amministrazione Voza, la quale come garante dei cittadini rispetto la burocrazia comunale, avrebbe dovuto vigilare sull'operato dei responsabili del procedimento di trasmissione dell'istanze di rimborso per l'esondazione del Sele 2015.

Istanze trasmesse con 16 mesi di ritardo!

Peggio, non ha dato per tempo la notizia dell'archiviazione delle pratiche di risarcimento da parte della Regione Campania.

Bene ha fatto l'amministrazione comunale a denunciare l'accaduto ed ad individuare le responsabilità politiche. Male ha fatto quando non ha anche chiarito quali i profili di responsabilità di chi nall'ambito del procedimento, che ricordo è condotto in autonomia dai funzionari responsabili, avrebbe dovuto chiuderlo entro il limite di 10 giorni come stabilito dalla Delibera di Giunta Regionale n. 410 del 2010.

Nè si è chiarito quali i problemi che hanno causato il clamoroso ritardo.

Credo che i cittadini abbiano il diritto di conoscere quali siano stati i "problemi tecnici" che hanno influito sulla pessima performance della macchina burocratica comunale.

Ma è anche da sottolineare che vi è una responsabilità oggettiva della Regione Campania, che fissa in 10 giorni il limite di trasmissione delle pratiche di risarcimento, come se in tale lasso di tempo gli alluvionati e le stesse autorità locali non avessero da pensare a ben altro in uno stato di emergenza perdurante. (1)

A chiarire poi il senso della delibera è che si stabilisce che chi procede alla richiesta di risarcimento rinuncia alla procedura giudiziale di risarcimento.

Insomma un modo per la Regione per ridurre le responsabilità che la legge le imputa in questi casi.

La riprova che la scelta di non pagare è di natura politica (potendosi una delibera di giunta anche modificare) è che nel 2010 e nel 2014 la regione ha accettato le richieste di risarcimento malgrado alcune presunte irregolarità.

Nel 2010 le operazioni furono condotte per tempo (per merito del dott. Antonio Zerenga) ma con una modulistica diversa da quella indicata in delibera.

A questo punto se è vero che la Regione sta proponendo la liquidazione del danno calcolato sull'8% del 50% del danno stimato (cioè su un danno di 10.000 euro subito, mi si calcola il danno sul 50%, cioè su 5.000 euro per un importo pare all'8%, cioè 400 euro!) le cose diventano ancora più chiare.

Insomma a Napoli hanno "concreato" il problema ed oggi spetta a loro risolverlo per via bonaria, evitando che i cittadini debbano adire per altre vie.

Capisco che gli attuali amministratori sollevino le responsabilità della passata amministrazione comunale, un po' meno quando non indicano anche quelle della Regione, arrivando paradossalmente ad apparire come quelli che invece di prendere le parti dei propri amministrati, legittimano l'operato "iniquo" della Regione.

Questa però è un'amministrazione che ha un'approccio più pratico e fattivo della precedente.

Per questo spero che si faccia tramite degli interessi degli alluvionati con la giunta regionale, al di là degli incontri ricognitivi, che pur ci sono già stati, e quindi promotrice di una soluzione bonaria del problema ed in caso che la Regione persista nel suo atteggiamento che l'amministrazione comunale capaccese si faccia essa coordinatrice ed ausilio di una "azione collettiva" degli alluvionati del 2014 (per i presunti risarcimenti ridicoli proposti) e per quelli del 2015 (per l'archiviazione) presso il Tribunale delle acque.

Da quel che ho capito da talune dichiarazione sui social di esponenti dell'amministrazione comunale, questa "non abbandonerà" gli alluvionati, come pare abbia fatto poi la precedente a se stessi, ma sembra che si stia attivando a tutti i livelli perché si arrivi ad una soluzione confacente agli interessi dei nostri concittadini alluvionati.

Se son rose fioriranno.


Note:

(1) Parrebbe però che il limite 10 giorni fissato dal punto 7 del DGR 410/2004 si riferirebbe alla presentazione della domanda presso il Comune. Interpretazione che sarebbe confortata dalla lettura del punto 10. Resta però fermo che l'interpretazione della norma al momento vincolante è quella della Regione, salvo un pronunciamento in senso diverso di un'organo di giurisdizionale.

mercoledì 30 settembre 2015

TANTO I SOLDI PER LE SPESE LEGALI SONO SEMPRE A CARICO DEL SOLITO PANTALONE!!!

di Giuseppe Troncone

"Riceviamo e pubblichiamo integralmente queste considerazioni  del gen. Giuseppe Troncone, ex delegato alla deputazione consortile ed ex consigliere comunale, sulla querelle tra il Consorzio di Bonifica di Paestum ed il Comune di Capaccio sui tributi consortili".


Il Consorzio di Bonifica di Paestum  (foto: vocedistrada)



Cerchiamo di capirci qualcosa.

La Giunta Comunale con delibera n. 308 del 09/09/2015 ha deliberato di opporsi al pagamento dei tributi chiesti dal Consorzio di Bonifica con deliberazione n.245 in data 26/05/2015 , come dichiarato dal Presidente Fraiese.
C'e da dire che, in vero, la vicenda o contrapposizione degli enti ha origine più antica , approssimativamente dal 2010, quando la prima contestazione fu avanzata dall'amministrazione Marino, su consiglio dell'allora Direttore Generale e contro il mio modesto parere di consigliere sia comunale che del consorzio di bonifica.
La cosa che mi sorprende è che per dirimere una contestazione fra Enti si faccia ricorso immediato alla autorità giudiziaria e non all'Ente sovraordinato legiferatore.

"TANTO I SOLDI PER SPESE LEGALI (ANCORA INDETERMINATE) SONO SEMPRE A CARICO DEL SOLITO PANTALONE!!!!"

La delibera summenzionata nelle premesse riporta:
Premesso che, il Consorzio di Bonifica di Paestum Sinistra Sele, con atto deliberativo n. 245 del 26/05/2015, relativa all'iscrizione di bonifica extragricola a carico di proprietari di immobili ubicati nel Comune di Capaccio e tenuti all'obbligo di pagamento del servizio di pubblica fognatura - attuazione art. 13 L.R. 4/2003 - ruolo anno 2015;
Preso atto,ora, della deliberazione della Deputazione Amministrativa del Consorzio di Bonifica di Paestum, notificata a questo Ente con prot. 30178/2015;
Ritenuto opportuno, per la tutela e gli interessi del Comune, impugnare tale Delibera;
Che, il professionista individuato è l'Avv. Paolino Gaetano, del Foro di Salerno, che ha già svolto per il passato incarichi per conto del Comune nella materia in oggetto, nonché per la stessa questione, congiuntamente all'Avv. Grimaldi Emilio, responsabile dell'avvocatura Comunale;
Ritenuto, pertanto, necessario ed opportuno per la tutela e gli interessi del Comune proporre ricorso;
Visto il vigente regolamento di organizzazione e funzionamento dell'Avvocatura Comunale che prevede anche il ricorso a professionisti esterni;
Visto il parere reso dal Responsabile del Contenzioso ai sensi dell'art. 49 delt T.U. - D.L.(?) 267/2000;
Ad unanimità di voti e nei modi e forme di legge:

DELIBERA
  1. Di Autorizzare la proposizione del ricorso, avverso l'Atto deliberativo di cui in premessa;
  2. Di individuare nell'Avv. Paolino Gaetano del foro di Salerno unitamente all'Avv. GRIMALDI Emilio il professionista esterno cui affidare la rappresentanza della difesa dell'Ente;
  3. Di dare atto che:
- il nominato professionista potrà avvalersi, rendendosi personalmente responsabile, di sostituti di udienza e potranno nominare consulenti di parte, nonché eventuali procuratori domicilia tari, senza previa autorizzazione di questo Ente;
- vengono autorizzati a poter accedere, con mezzi propri, presso qualsiasi ufficio al fine reperire i necessari atti e documenti;
- l'incarico viene dato ai sensi del regolamento di organizzazione e funzionamento dell'Avvocatura Comunale vigente sul conferimento di incarichi legali, che il professionista con l'assunzione del mandato dichiara di accettare;
  1. con l'accettazione dell'incarico il professionista esterno sottoscrive apposita convenzione contenete gli obblighi previsti per il citato regolamento;
  2. I compensi professionali dell'incarico saranno calcolati ai sensi del regolamento in considerazione della rilevanza della lite;
  3. Di dare mandato al competente servizio di impegnare la somma occorrente, salvo la migliore definizione delle competenze, in sede di convenzione, col Professionista incaricato;
Di dichiarare la presente immediatamente esecutiva ai sensi di legge."

Sanno bene, i miei ex colleghi consiglieri comunali che ero contro questo modo di deliberare, soprattutto perché, quale esecutivo, la Giunta Comunale era tenuta ad impegnare le somme disponibili in bilancio e quindi catalogarle sia in ammontare che in interventi (capitoli) di spesa.
D'altra parte, se non ricordo male, qualcuno ebbe a dire che questa amministrazione avrebbe dato conto di ogni singolo euro speso.
Leggendo mi viene spontanea una domanda: " come si fa a rendere conto di euro spesi se non se ne conosce nemmeno quanti sono?" domanda ingenua la mia.
Tornando alla vicenda riporto, di seguito, l'art. 13 della Legge Regionale al quale sia il Comune che il Consorzio fanno riferimento:

Regime degli scarichi nei canali consortili e relativi contributi

1. In applicazione della legge 36/1994, articolo 27, comma 3, i Consorzi di Bonifica, entro sei mesi dalla entrata in vigore della presente legge, provvedono al censimento degli scarichi nei canali consortili.
2. Tutti coloro che utilizzano canali consortili come recapito di scarichi, in regola con le norme vigenti in materia di depurazione e provenienti da insediamenti di qualunque natura, sono obbligati a contribuire alle spese consortili in proporzione al beneficio ottenuto.
3. Non hanno l’obbligo del pagamento del contributo di cui al comma 2 i proprietari di immobili assoggettati alla tariffa del servizio idrico integrato, ai sensi dell’articolo 14 della legge 5 gennaio 1994, n. 36, comprensiva della quota per il servizio di pubblica fognatura (1).
4. I soggetti gestori del servizio idrico integrato di cui alla legge regionale 21 maggio 1997, n. 14,o, sino a che questi non siano stati individuati, i comuni e gli altri enti competenti, che, nell’ambito dei servizi affidati, utilizzano canali e strutture di bonifica come recapito di scarichi, anche se di acque meteoriche o depurate, provenienti da insediamenti tenuti all’obbligo di versamento della tariffa riferita al servizio di pubblica fognatura, contribuiscono, ai sensi della legge 36/1994, articolo 27, alle spese consortili in proporzione al beneficio diretto ottenuto, mediante il versamento dei canoni stabiliti da convenzioni stipulate con i Consorzi e promosse dalla Regione (2). Nell’ipotesi in cui i comuni non contribuiscano alle spese consortili di cui al presente comma, la Giunta regionale procede su richiesta dei singoli consorzi alla nomina di un commissario ad acta (3).
5. Gli oneri a carico dei comuni nell’ipotesi di cui al comma 4 sono definiti secondo i criteri dettati dai piani di classifica di cui all’articolo 12 (4).
6. Per ciascuno degli scarichi di cui al comma 1, i Consorzi di bonifica rivedono o in mancanza,predispongono, entro sei mesi dalla entrata in vigore della presente legge, gli atti di concessione,individuando il relativo contributo da determinarsi in proporzione al beneficio ottenuto.
7. Le somme versate ai sensi del comma 2, sono esclusivamente utilizzate per il contenimento dei contributi consortili addebitabili agli immobili ove insistono gli insediamenti da cui provengono gli scarichi di cui al comma 1.
8. Sono abrogati i commi 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 dell’articolo 31 della legge regionale 26 luglio 2002, n.15. L’esenzione di cui al comma 3 decorre dal 1 gennaio 2002.
(1) Comma così sostituito dall'articolo 11, comma 1, della legge regionale 29 dicembre 2005, n. 24.
(2) Periodo così sostituito dall'articolo 23, comma 2, lettera a), della legge regionale 30 gennaio 2008, n.1.
(3) Periodo aggiunto dall'articolo 23, comma 2, lettera b), della legge regionale 30 gennaio 2008, n. 1.
(4) Comma così sostituito dall'articolo 23, comma 2, lettera c), della legge regionale 30 gennaio 2008, n.1"

Sarò particolare, ma penso che vi siano tutte le possibilità per venire a capo di un contenzioso che non dovrebbe esistere se non nei termini di quantizzazione del tributo, ammesso e non concesso che il Consorzio di Bonifica non abbia comunicato le modalità di calcolo. Quello che di sicuro non debbono esserci, a mio modesto avviso, sono le spese legali e di contenzioso che il comune ed il consorzio sosterranno, senza la previa consultazione del commissario ad acta da parte della Giunta Regionale, a meno che non la si voglia baipassare e stabilire il principio che la Legge Regionale non è vincolante nel territorio di competenza.
 (Giuseppe Troncone)

sabato 17 agosto 2013

La chora dell'antica Poseidonia rinasce con Capaccio-Paestum.

Ho letto l'articolo di Gaetano Ricco su "Unico"* e debbo dire che non l'ho capito.

Ha ragione quando dice che Paestum è patrimonio dell'Umanità (indipendentemente che sia sito UNESCO o meno). Un solo esempio è bastevole. Il successo dell'architettura neoclassica in Europa e nel Nuovo Mondo avvenne grazie all'opera grafica di personaggi come il Piranesi, che diffusero in mezzo mondo disegni e stampe dei nostri magnifici templi dorici.

La città antica è sicuramente patrimonio di tutti i paesi dell'antica Chora pestana. Anch'essi sono figli di Paestum. Ma Paestum è anche patrimonio dei Capaccesi (o Neopestani), che di questo tesoro sono immeritevoli eredi e cattivi custodi.

Si contesta l'uso del nome di Paestum a scopo commerciale. Ma in realtà con l'iniziativa dell'amministrazione Voza non si vuole altro che rivendicare l'eredità pestana aggiungendola a quella storica della comunità capaccese. Capaccio-Paestum per l'appunto! Infatti, penso, che come tanti altri comuni prima di noi, non si faccia nulla di strano. In fondo la stessa Paestum aveva come toponimo storico quello di Pesto.

E allora di cosa parliamo?

Penso alle innumerevole attività commerciali, quelle sì sfruttamenti del nome della nostra Paestum, per nulla localizzate nel nostro territorio. Penso addirittura ad una linea di servizi igienici di una nota marca del Nord che porta il nome di Paestum. Perché costoro utilizzano il nome di Paestum? Probabilmente perché ha un appeal? Forse che altri possono farlo legittimamente e gli eredi diretti di quella antica città no?

Qual è il problema se i Capaccesi vogliano aggiungere alla denominazione del loro comune “Paestum”?

Anticamente, in tempi ormai remoti anche alla memoria di molti, Roccadaspide era denominata “Rocca dell’Aspide di Capaccio”. Poi i nostri vicini preferirono essere solo Rocchesi. Nessuno nega la possibilità ai nostri amici di dietro Monte Soprano di potersi nuovamente ricollegare alla tradizione della Chora pestana (che ripudiarono, ripudiando Capaccio) appellando il loro comune come “Rocca dell’ Aspide di Paestum”. Cosa che possono fare anche i nostri vicini Trentinaresi, Giunganesi, Albanellesi... Immagino già l’intera Chora poseidoniate ricongiungersi nel nome di Paestum.
:D

Enzo Di Sirio

*L'articolo a cui si fa riferimento è "In difesa di Capaccio e per amore di Paestum" di Gaetano Ricco. Leggibile seguendo il link: http://www.matinella.it/?p=15599

sabato 29 dicembre 2012

Il generale Troncone critico con l'amministrazione Voza: "paradossalmente era meglio quando c'era Marino!"

Il generale Giuseppe Antonio Troncone
Ricevo dall'amico G. A. Troncone la sua competente opinione sulla gestione finanziaria dell'ente da parte della nuova amministrazione comunale. 
La pubblico tal e quale.
Resto a disposizione per pubblicare eventuali repliche.



Con deliberazione di Consiglio Comunale n. 64 del 25 settembre 2012 è stato approvato il bilancio di previsione per l'anno 2012 con 14 voti favorevoli e n. 2 astenuti.
Il documento presenta nei confronti di quanto anticipato con relazione del responsabile del settore finanziario allegata alla delibera di Giunta Comunale n. 156 del 3 agosto 2012 un incremento di entrate e di spesa per circa 10.000.000 di euro, dovuti in gran parte all'inserimento delle partite di giro "Servizi per conto terzi per la somma di €. 9.239.987,00.
Dai dati assunti dalla deliberazione di Giunta, la gestione del corrente anno ammontava ad €. 88.998.951,02 con chiusura in perfetto pareggio.
Dai dati ricavati dalla delibera del Consiglio Comunale la gestione del 2012 ammonta ad €. 99.004.183,78 con un disavanzo di gestione di €. 618.215,03.
Quello che mi sconcerta, nonostante tutto, è che si continua a fare confusione tra Avanzo di Gestione e Avanzo di Amministrazione e, se pure questo sia ben chiaro al responsabile del settore finanziario, non riesco a capire il motivo per cui l'errore venga riproposto e peggio ancora usato come messaggio fuorviante.
Se io ho un euro e durante l'anno prevedo di spendere due euro vuol dire che la mia gestione porta un disavanzo di un euro non un avanzo di un euro. Per poter chiudere a pareggio, come imposto per legge, o faccio ricorso a riserve che ho oppure faccio ricorso a fonti di finanziamento con accensione di debiti. Fare ricorso a risorse presunte quali l'avanzo di amministrazione vuol dire porre l'ente nelle sabbie mobili.
Da quanto si legge e confermato, anche dai revisori dei conti, nella gestione del corrente anno il comune per poter chiudere a pareggio, oltre ai fondi di riequilibrio finanziati dallo Stato per €. 2.981.000,05, avrebbe bisogno di attingere dal presunto Avanzo di Amministrazione che al 31/12/2011 risulta di €.1.332.997,25, di ben €. 618.215,03.
Se consideriamo che nel 2011, nonostante sia stato registrato un avanzo di gestione di circa €. 355.000, l'Avanzo di Amministrazione ha subito un decremento di circa €. 700.000 passando d €. 2.076.831,37 del 2010 a €. 1.332.997,25, ho ragione di ritenere che rifacendo una seria rivisitazione "RIACCERTAMENTO " dei residui attivi ci troveremo di fronte ad una situazione non sostenibile.
Dai dati ricavati dalla prima versione, rappresentata dalla delibera di giunta, risulta che le entrate dei primi tre titoli ammontavano ad €. 17.038.964,68 di cui:
€. 10.396.352,02 (Entrate Tributarie) (IRPEF, Addizionali Enel, TARSU, ICI, TOSAP) ;
€. 3.860.180,31 da contributi e trasferimenti dallo Stato, dalla Regione e da altri Enti;
€. 2.387.934,05 per entrate extratributarie (Contravvenzione, rilascio documenti, fitti, rimborsi IVA IRAP , prov. diversi)
€. 391.613,30 Oneri di urbanizzazione;
€. 2.885,00 dall'avanzo di amministrazione.
Entrate utili per far fronte alle spese correnti (Improduttive) o se volete di funzionamento dell'apparato comunale.
Le ulteriori entrate, previste per fronteggiare le spese in conto capitale (Produttive)o di investimento ammontavano ad €.64.644.649,81 di cui:
€. 63.122.196,29 dallo Stato, Regione, ecc. compresi progetti finanza;
€. 663.614,57 dal rilascio concessioni edilizie;
€, 331.342,55 da accensione prestiti;
€. 27.496,40 da finanziamento per investimenti.
A quanto sopra specificato vi erano da aggiungere altri €. 7.615.336,53 per:
€. 3.000.000 Riscossione crediti (?)
€. 4.615.336,53 per anticipi di cassa .
Per quanto concerne il bilancio di previsione approvato dal Consiglio Comunale rispetto alla proposta approvata dalla giunta comunale troviamo che la gestione, come detto, passa ad €. 99.004.183,78.
Le entrate dei primi tre titoli scendono da €.17.038.964,68 ad €. 16.685.440,06 di cui:
€. 13.842.882,90 per entrate tributarie ( 5.500.000 circa tra IMU e IRPEF, 5.3000.000 circa di TARSU, 2.981.000 FONDO SPERIMENTALE DI RIEQUILIBRIO, €. 424.490,91 da contributi e trasferimenti dallo Stato, dalla Regione e da altri Enti;
€. 2.418.666,25 per entrate extratributarie ( €. 600.000 circa per Contravvenzioni, €. 600.000 per canone fognatura e depurazione, €. 660.000 circa per servizi pubblici quali rilascio documenti, manutenzione cimitero, diritti segreteria, mensa scolastica e trasporto alunni, €. 208.000 per fitti, €. 350.000 per rimborsi IVA IRAP , prov. diversi);
Quello che si nota subito è l'aumento delle entrate tributarie per oltre tremilioni di euro che vengono prelevate direttamente dalle tasche dei cittadini capaccesi, a differenza degli anni passati quando le entrate assicurate dai contributi dello stato di cui al titolo II .
Infatti si nota che a differenza della previsione fatta in giunta i contributi dello stato sono diminuiti (apparentemente di 3.400.000 euro circa, per poi rientrare con il fondo sperimentale di riequilibrio).
Quello che desidero che i concittadini recepiscano che per quest'anno dalle loro tasche grazie alla cura Monti devono uscire ulteriori €. 4.000.000 circa dovuti alla differenza tra ICI - IMU e per la costituzione del Fondo Sperimentale di riequilibrio.
Non mi pare che dal punto di vista fiscale, le misure economiche di questa amministrazione vadano nella direzione opposta a quella presa dalla precedente amministrazione.
Infatti se guardiamo il complessivo dello scorso anno delle entrate dei primi tre titoli di bilancio che a consuntivo ammontavano ad €. 18.735.166,59 la diminuzione di circa 2.000.000 di euro è dovuta ad un calo della previsione delle entrate per multe riguardanti il codice della strada per €. 1.900.000 ed all'abolizione della accisa su ENEL per circa 700.000, il resto è rimasto invariato se non aumentato.
Nutro forti dubbi, come a ragione nutrivo dubbi allorquando l'Amministrazione Marino in sede di bilancio di previsione per l'anno 2011 riteneva di riuscire a far fronte alla spesa corrente di €. 15.750.385,28 con una entrata sui primi tre titoli di €. 15.850.085,68.
A consuntivo infatti, per far fronte alla spesa corrente bilanciata di €. 15.660.329,28 ha avuto bisogno di una entrata corrispondente ( da accertare nelle singole voci), come detto di €. 18.735.166,59.
€. 2600.000 che hanno contribuito in maniera determinante alla determinazione dell'avanzo di amministrazione di €. 1.332.997,25. Se spariscono, quindi, in sede di riaccertamento €. 1900.000 di entrate per contravvenzioni, messe in bilancio 2011 per consentire il pareggio, alle pezze che già abbiamo, andremmo ad aggiungerne altre per oltre un milione di euro.
Il mio augurio, comunque, è quello che ci riescano.
Dai documenti si rileva, inoltre, che la cosiddetta politica del rigore, porta le spese di funzionamento (spesa corrente) da €. 15.660.329,28, registrata nel 2011, ad €. 16.769.296,19, preventivata per il 2012, con un incremento di oltre un milione di euro.
Tutto questo nonostante che per legge ha preso il volo una sostanziale spesa dovuta alla figura del Direttore Generale e la diminuzione di personale in organico per raggiunti limiti di età, nonché la riduzione del numero degli assessori e dei consiglieri.
Strano destino il mio. Nella passata consiliatura ho dovuto difendere una amministrazione (Sica) bistrattata e criticata anche dai rappresentanti della parte politica di centro-destra, nonostante fosse la principale causa della mia non elezione a sindaco.
Oggi mi tocca difendere scelte da me non condivise nel dover riconoscere che erano meno dannose di quelle attualmente applicate.
Da quello che si legge, la tanto avversata corsa dell'incremento della spesa corrente, continua al ritmo di €. 100.000 mensili.
Quindi, tutto cambiato, niente cambiato. Una sola differenza, l'amico Pasquale aveva paura di dare mazzate (tasse) prima di indebitarsi, sperando in una grazia di non so chi, oggi, invece, si danno mazzate prima di conoscere la spesa (vds. trasporto scolastico).

Giuseppe Antonio Troncone

giovedì 1 novembre 2012

Sulla questione sicurezza a Capaccio-Paestum: per pianificare, progettare e gestire la Sicurezza occorre essere maniacalmente predisposti alla “prevenzione”

di Glicerio Taurisano


Caro Enzo,
 innanzitutto devo ringraziarti per il Tuo evidenziare lo status di insicurezza che ancor oggi occupa il primo piano nelle esigenze del Cittadino. Non ti ringrazio invece per aver rotto il mio silenzio, ancora una volta ci sei riuscito.
Uno status il quale non interessa esclusivamente Capaccio-Paestum ma un po’ tutto il territorio nazionale, fatto salvo per quei Comuni i quali hanno ben inteso da subito, anche grazie a qualche istituzione (cito ad esempio il Forum Italiano per la Sicurezza Urbana, oppure diverse Università e Centri Studi che all’occorrenza hanno sempre dato supporti strategici) l’importanza del pianificare la sicurezza e soprattutto cosa Essa rappresenta e vuol essere.
Di sicurezza se ne parla, se ne cercano i progetti (ma non si realizzano) se ne studiano le posizioni nelle scalette dei programmi elettorali (di solito sempre al primo posto) ma cosa più importante è che non si fa cultura e non si produce “Securitas status”.
La Sicurezza Urbana non si discosta dalla Sicurezza Nazionale ed Essa non va ridimensionata, (vedesi il documento del FISU del maggio 2012, “ Riteniamo perciò miope e non condivisibile un impostazione che riduca il tema della Sicurezza Urbana a quello delle ordinanze che sanzionano gli effetti ultimi dei problemi anziché governare i contesti critici che li causano”…. qui il link: http://www.fisu.it/in-primo-piano-1/documento-cancellieri .

Relativamente alle Amministrazioni Comunali, per lo più è vero, prediligono le “ingannevoli pubblicità” alle “sincere soluzioni”, il perché? ebbene la sicurezza è stata da sempre materia propagandistica sia nelle campagne elettorali sia durante gli esecutivi; ha rappresentato da sempre quella forma “necessaria” per ottenere consensi elettorali, sia per quanto riguarda i “famosi” programmi elettorali, sia per quanto riguarda le costituzioni di Commissioni o Comitati i quali non si dedicano allo studio del territorio, ai progetti, alle risoluzioni ma si limitano ad essere tali solo per apparenza. Inoltre (e potremmo citare decine e decine di esempi) alcune Amministrazioni, Comunali, Provinciali e Regionali, seppur a volte dedicano un po’ del loro tempo alla sicurezza attraverso convegni o incontri, lo fanno e lo hanno fatto solo a scopo pubblicitario; non si ha memoria, almeno per quei convegni ai quali faccio riferimento, che un tecnico oppure un operatore della sicurezza sia stato presente a tali appuntamenti, se non solo il sindaco o il presidente di turno, l’assessore o il consigliere delegato, e così via.
Ciò produce una sintesi di equazioni ben chiara del perché non si interpellano gli addetti ai lavori, già, potresti togliere loro spazio oppure potresti differire (e ciò è palese, considerata la mancanza di cultura della sicurezza) con le loro assurde congetture.

Bene hai fatto nel precisare che quando si parla di sicurezza urbana questa ingloba tutto ciò che può produrre “rischio”: dalla criminalità (la quale è “tale” sia che si commetta un reato minore sia che si delinque continuamente, per cui per me o per chi si dedica allo studio della criminalità non vi è distinguo tra criminalità e microcriminalità) alla gestione territoriale dei segmenti urbani, dalla prevenzione alla diffusione della cultura; dallo stato del territorio alle minacce ambientali, etc, etc, quindi è una materia nella quale sussistono diverse componenti che vanno dettagliatamente studiate per poi affrontare un Piano di Sicurezza Integrata.
Per intendere la sicurezza urbana cosa realmente E’ basti pensare all’alfabeto: tutti i termini che ci vengono in mente partendo dalla lettera A e fino alla Z inerente ai rischi, ebbene ciò rappresenta il contenitore della sicurezza. Non basta pensare alla repressione (quindi esercito, ronde, etc) non basta proclamare annunci tipo: “la sicurezza non è un problema sociale” (sic!) oppure creiamo un comitato così stiamo a posto.
Oggi mi diviene difficile pensare che qui ci sia sicurezza o che se ne produca almeno in piccole quantità, mi sgomenta vedere appartamenti al 3° piano alle cui finestre e balconi insistono inferriate, poiché visitate da ladri, tra l’altro con i proprietari in casa; mi turba vedere con quale disinvoltura e senza preoccupazione vandali e balordi tentano di incendiare automobili, anche in spazi privati, e spesso ci sono riusciti, oppure entrare nelle scuole o in altri siti per devastare; mi spaventa sapere di aggressioni a scopi di rapina o di furto; mi allarmano le presenze inquietanti sul territorio come pure i capitali di indubbia provenienza (come tu citi) oppure la tanta droga che si fa spazio nel territorio trovando sempre più consensi.
Ultimamente caro Enzo, sono stato richiamato da alcuni articoli apparsi sui giornali quotidiani o di trasmissioni televisive locali in dove si è scritto e detto di tutto e di più, ho letto ed ascoltato cose (senza offesa a nessuno) che mi hanno lasciato davvero perplesso: “evidentemente sin’ora non ho compreso nulla sulla sicurezza”; ma poi mi hanno fatto cullare nella speranza che trovandomi tanti esperti qui a Capaccio avrei dovuto, come cittadino ma anche come studioso della materia, sentirmi al sicuro (doppio sic!)

Quando dici che la progettazione della sicurezza è come la progettazione del PUC, ebbene penso di andare un tantino oltre supportando questa Tua affermazione aggiungendo che un buon piano urbanistico comunale “deve” inglobare al suo interno (quindi durante lo studio, la progettazione e la sua esecuzione) il piano di sicurezza urbana; a tal riguardo rimando la lettura a “ I Sistemi di Homeland Security”, 2009, Napoli Ed. Cuzzolin Editori, nel cui testo, il sottoscritto, insieme all’ordine degli Ingegneri ITC e ad alcuni tra Generali e Colonnelli dell’Arma dei Carabinieri (quindi operatori della sicurezza) hanno ben esposto di cosa sia la sicurezza, del come progettarla e del come gestirla, oppure rimando alla lettura di “Prospettive e Strategie di Homeland Security” Edito da Crimelist, http://www.crimelist.it/index.php?option=com_content&task=view&id=762&Itemid=373

Per pianificare, progettare e gestire la Sicurezza occorre essere maniacalmente predisposti alla “prevenzione” se non si ha questa prerogativa e questa cultura, nessun progetto di sicurezza potrò mai essere efficace ed efficiente per averne poi la percezione e soprattutto la certezza dell’assenza del rischio; a ciò poi, e chiaro che, va affiancato l’incremento di uomini delle Forze dell’Ordine.
Inoltre occorre un gestore con poteri decisionali (anche se subordinato alla massima carica Amministrativa, in virtù del  D. Lgs art. 54  n. 267/2000, capo 3 e 4 - Rif. Funzioni del Sindaco quale Ufficiale del Governo) che abbia peculiarità di conoscenze varie sulle materie di sicurezza e con un team di tecnici a supporto delle attività.
Per quanto riguarda le forze di Polizia Locale, mi pare ovvio che, innanzitutto occorre una riorganizzazione di tale “Ufficio Comunale di Polizia”, e inoltre un incremento di risorse almeno il pari numero di Agenti occorrenti al territorio di Capaccio-Paestum, con presidi periferici e mezzi idonei al contrasto della delinquenza e alla prevenzione di rischi legati alla sicurezza urbana.
Vado a concludere con una nota al quanto deplorevole verso chi fa informazione, i quali dovrebbero interessarsi ancor più al problema, anzi devo dire attualmente alla condizione, dell’insicurezza qui a Capaccio-Paestum e non magari dedicando attenzione a chi probabilmente ha una vision del tutto fuori pista per la sicurezza, piuttosto che ascoltare i Cittadini e dei tanti episodi accaduti (anche negli ultimi mesi) dei quali non c’è stato un solo riscontro giornalistico o una minima attenzione da parte degli stessi, onde evitare malumori Amministrativi o di qualche “Ufficio Comunale”.
Si caro Enzo, priorità Sicurezza, ma ciò lo era dapprima, lo è adesso e probabilmente se non ci si rimbocca le maniche lo sarà per il futuro, anche se oggi, almeno qui a Capaccio-Paestum, occorre, senza alcun dubbio, dare priorità a qualcosa di ancor più importante e certamente inglobata nella sicurezza, la Legalità, la cui assenza, fortunatamente per pochi, non ti esime dall’atroce pensiero che questa nostra città ancora una volta è stata pressoché violentata ed usurpata.  

Chi è Glicerio Taurisano

Sull'argomento vedi anche:

LA SICUREZZA A CAPACCIO TRA REALI EMERGENZE E SOLUZIONI SPOT


Positivo riscontro per il convegno sulla Sicurezza Ambientale, a Paestum - salernomagazine.it
Convegno di Studi "L'intelligence e la sicurezza" - corrieredelmezzogiorno.corriere.it
Il delegato alla Sicurezza Sociale, Aldo Lisetti, al convegno nazionale su Intelligenze e Sicurezza - Provincia di Latina
Un convegno sull’Intelligence - silendo.org, Studi Strategici ed Intelligence… for dummies

 

lunedì 29 ottobre 2012

LA GIUNTA DECIDE: CAPACCIO-PAESTUM SARA' LA NUOVA DENOMINAZIONE COMUNALE. IL REFERENDUM SI FARA', AI CITTADINI L'ULTIMA PAROLA.



Il Consiglio Comunale di Capaccio (foto by StileTV)
E' di oggi la notizia che la Giunta comunale, con apposita delibera (n. 316 del 26 ottobre 2012), invita il Consiglio comunale ad avviare l’iter burocratico per aggiungere il nome “Paestum” all'attuale denominazione di "Comune di Capaccio".

E' una buona notizia e risponde al comune sentire della gran parte della popolazione. La questione da sempre discussa è riesplosa all'indomani della proposta del Sindaco del comune della Piana dei Templi, il dott. Italo Voza, di dare un nome nuovo allo scalo di Capaccio (Nuova Paestum). Le reazioni a questa notizia furono le più diverse, con prese di posizioni favorevoli o nettamente contrarie. Ma ben presto la polemica ha toccato anche la denominazione dello stesso comune. Le proposte si sono susseguite, come le critiche. Così per un Aurelio Di Matteo, che suggeriva "Città di Paestum", sono seguite le intelligenti provocazioni del prof. Giuseppe Liuccio, fino a quella teatrale di Gillo Dorfles,"Capaccio? Ricorda di più il nome di una pietanza".

Scelta coraggiosa quella di Voza, ma che mi ha sorpreso perché inattesa ed improvvisa.

Alla riunione informativa con il Sindaco, in cui gli ex componenti della vecchia Commissione per la Toponomastica Cittadina, relazionarono sul lavoro svolto nella precedente consigliatura, Voza espresse solo la volontà di cambiare il nome allo Scalo di Capaccio. In effetti, però, nel corso dell'incontro si toccò anche questo tema, ma solo in via teorica. 

Sono sorpreso anche perché, a mio parere, sulla materia della delibera assunta dalla Giunta Comunale, a norma di Regolamento, sarebbe dovuta essere investita preventivamente la Commissione toponomastica, che, però, ricordo ha solo funzioni consultive e propositive, essendo la competenza e la potestà solo dell'organo di governo cittadino. Commissione, che allo stato, non esiste non essendo stato convocato un Consiglio comunale per la nomina dei suoi componenti.


Ma qual'è l'iter della proposta di modifica della denominazione di un comune?


Legge Regionale 29 ottobre 1974, n. 54 regolamenta la materia. 


All'art. 1 si stabilisce che anche alle variazioni di denominazioni comunali si provvede con legge. Quindi non con una atto amministrativo, ma con la massima norma dell'ente Regione.

All'art. 7  si sancisce che "le denominazioni comunali possono essere variate ove ricorrano esigenze toponomastiche, storiche, culturali o turistiche. La relativa deliberazione, adottata dal Consiglio Comunale, deve essere adeguatamente motivata.". 

Con l'art. 8  i disegni e le proposte di legge regionale per le variazioni delle denominazioni comunali, "devono essere corredati:
   a) dal parere espresso dai Consigli Comunali dei Comuni interessati;
   b) dal parere espresso dal Consiglio Provinciale."
Ciò significa, che dopo la deliberazione del Consiglio Comunale, deve esprimersi anche quello provinciale.
Solo dopo approda in Regione, o meglio, "alla Commissione Consiliare competente che li trasmette con propria relazione al Consiglio Regionale".  
I Capaccesi saranno chiamati alle urne per dire la loro.
    
Qualora il progetto sia ritenuto proponibile, "il Consiglio regionale delibera, a norma dell'art. 60 della Statuto, la indizione del Referendum consultivo di cui al secondo comma dell'art. 133 della Costituzione." (art. 9).

Quindi parrebbe, con sollievo di tanti che vivevano un eventuale deliberazione degli organi comunali, come un scippo all'esercizio democratico, che il popolo sarà consultato, cioè vi sarà un referendum.

In realtà la questione in passato non apparve tanto pacifica e scontata. Nel 2003 anche la vicina Ascea voleva nella sua denominazione un richiamo all'antica città da cui trasse origine, Velia, per le stesse motivazioni di cui oggi si discute anche nella nostra cittadina. Si voleva che la denominazione del comune fosse Ascea-Velia. La proposta ricevette l'assenso del consiglio regionale campano con la legge 7 luglio 2003, n. 14, che la approvò senza indire, però, un referendum confermativo. Avversa a questa legge la Presidenza del Consiglio ricorse alla Corte Costituzionale perché non conforme al dettato dell'art.133, secondo comma, della Costituzione e dell’articolo 60 dello statuto della Regione Campania. Quest'ultima si difese motivando che non si trattava di un cambio di denominazione, quanto di un'aggiunta di un toponimo (Velia a quello di Ascea) e come tale il procedimento legislativo poteva non contemplare una consultazione popolare.
La Corte Costituzionale, alla fine sancì l'illegittimità costituzionale dell’articolo unico della legge regionale della Campania 7 luglio 2003, n. 14 (Cambio di denominazione del “Comune di Ascea” in “Comune di Ascea-Velia”), in quanto "anche l'integrazione della denominazione ne costituisce infatti una modifica, come tale soggetta alla previa consultazione della popolazione interessata ai sensi dell’art. 133, secondo comma, della Costituzione e della corrispondente norma dello statuto".

Avremo, quindi, con buona pace di tutti, se la cosa procederà, una consultazione popolare.

Non posso però non esprimere una mia perplessità. Dato che si è avviato l'iter per il cambio della denominazione del nostro comune, perché fare le cose a metà?

Perché non proporre la denominazione "Città di Capaccio-Paestum"? 
Eppure abbiamo tutti i numeri per essere città, almeno nel nome.
Credo che, come al solito, la fretta e la voglia di fare abbiano avuto il loro ruolo.

Per approfondire, leggi anche:

LA GIUNTA PROPONE DI AGGIUNGERE PAESTUM AL NOME DEL COMUNE - Comunicato stampa del Comune di Capaccio
Statuto Regione Campania, legge regionale N. 6 del 28 maggio 2009 - Regione Campania 
Legge Regionale 29 ottobre 1974, n. 54, norme sulla istituzione di nuovi Comuni e sul mutamento delle circoscrizioni territoriali dei Comuni della Regione - Regione Campania 
Referendum consultivo: vincono i "no"- Regione Campania
Sentenza n. 237 del 19/07/2004, per la modifica della denominazione del Comune e' necessaria la consultazione referendaria. Corte Costituzionale - francocrisafi.it