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venerdì 26 ottobre 2012

DA CAPODIFIUME A PONTE BARIZZO TRA BORGHI, MASSERIE E PODERI CHE HANNO DIRITTO ALMENO AD UNA STAZIONE FERROVIARIA !!!

pubblicata da Giuseppe Liuccio sul suo profilo Fb, il giorno Giovedì 25 ottobre 2012 alle ore 23.26 ·
 
Capodifiume, Capaccio - Paestum  (foto by Sergio Costa del Cilento)
Nel dolce tramonto di un caldo autunno sono ebbre di luce le anatre allo scialo libero dell'acqua dell'ansa del fiume, che fu santuario alla dea dei frutti. Il Salso gorgoglia e rifrange argento nel breve salto ad "impietrar le trabe" con il suo carico di sali raccolti nel ventre oscuro e misterioso della montagna. M'è sottofondo allegro di memorie ad evocare e ritmare la storia che qui ha radici antiche. A Capodifiume riscopro ed esalto l'anima di fauno della mia terra, ubriaco di agresti umidicci afrori nel verde della flora ripariale, con negli occhi il fasto dei fiori  e dei colori di stagione che arabescano i declivi accidentati della scalata del Calpazio. Poteva essere un parco fluviale di straordinaria valenza storica ed ambientale; è diventato una bella e gradevole struttura dell'accoglienza privata per la gioia degli amanti del relax e dei cultori della buona cucina.

Resta, comunque, una risorsa da immettere nel circuito fecondo della fruizione turistica per una  contrada, il Petrale,  che per quelli della mia generazione fu il primo saluto di vita e di commercio della pianura, con il Sale-Tabacchi-Alimentari e Diversi, per quanti scendevano dalle colline dell'interno.

La vecchia cava dismessa, che dà il nome alla contrada,,è ferita bianca nel verde della collina e canta epopea di sudori e fatica. Reclama un progetto di rinaturalizzazione con un melograneto a sbalzo di terrazzamenti, punto di accoglienza con chiosco a degustazione dei derivati dei frutti e bacheche/legenda a recupero di storia e di arte nella prismaticità delle sue espressioni (letteratura, pittura ed iconografia in genere) di una pianta, che è sacra al territorio. Sarebbe una tappa obbligata del turismo scolastico a riscoperta e valorizzazione di una pagina tanto bella quanto trascurata della storia.

La strada procede sull'onda di dossi ed avvallamenti là dove cede il posto alla collina e Capaccio trasmigra verso Roccadaspide.. La macchina avanza tra strade interpoderali alla festa di masserie,,minuscoli borghi rurali e micro-imprese industriali e commerciali. a prefigurare uno spontaneo polo di attività economiche in rapida e feconda espansione, e che necessitano di un serio intervento di programmazione, sempre che si metta in atto un piano intercomunale di riordino territoriale con la responsabilità condivisa dei comuni interessati:Capaccio, Roccadaspide ed Albanella.La vasta e popolosa contrada reclama interventi di servizi ed iniziative di socializzante rivitalizzazione in grado di coinvolgere una popolazione con l'occhio strabico verso Matinelle, da un lato, e Ponte Barizzo, dall'altro, per sfuggire alla noia ed alla solitudine dei poderi dopo il lavoro.La contrada potrebbe essere la sede ideale per una mostra permanente sulla storia della Riforma Agraria e relativo Centro Studi, punto di riferimento per seminari e convegni su passato, presente e futuro dell'agricoltura della piana (A Borgo San Cesareo, per esempio). Intanto la macchina procede ancora zigzagante tra strade interpoderali a riscoperta di contrade (Tempa San Paolo, Scigliati), dove gli assegnatari di prima, seconda e terza generazione hanno fatto miracoli di lavoro, rendendo fecondi terreni incolti e pietrosi. E con nella mente e nel cuore una scheggia di utopia mi prefiguro itinerari del gusto attrezzati con soste assaggi di prodotti tipici, vari con il variare delle stagioni, trasformando masserie e poderi in punti vendita, a chilometro zero, e,naturalmente, di calda ospitalità. Sarebbe un modo originale e pratico per rivitalizzare le campagne e sottrarre i contadini all'isolamento-E la fantasia galoppa sull'onda dell'entusiasmo in una con la macchina che procede spedita per Via Sorvella a conquista di Ponte Barizzo, che, a margine di Sele, fu ed, in parte,, ancora è protagonista di un'altra storia

Ma mi tormenta un interrogativo amaro: può una popolazione decentrata e coriandolizzata tra tante mini-contrade e masserie essere privata finanche di una Stazione Ferroviaria,, come dovrebbe essere quella di Capaccio? Non mi sembra giusto, E certamente non lo è sul piano della convivenza civile e della più elementare logica della distribuzione territoriale e della efficienza dei moderni servizi di una comunità, che, tra l'altro, nel nome di Paestum  è Patrimonio dell'Umanità. Ci pensino gli Amministratori a tutti i livelli e se ne facciano una ragione.

Giuseppe Liuccio
g.liuccio@alice.it

mercoledì 24 ottobre 2012

PER UNA NUOVA GRANDE STAZIONE A CAPACCIO SCALO

Pubblicato da Giuseppe Liuccio in Amici di Paestum.it su facebook il 24 settembre 2012.

La stazione di Paestum (foto StileTV)
Leggo su Positanonews, un articolo a firma di Angela Sabetta, ripreso da LA CITTA. Apprendo, così, che si lavora a tappe forzate per la ristrutturazione dell'attuale Stazione di Paestum, con la previsione, tra l'altro, di una piazza antistante con tanto di giardini ed il rifacimento del viale alberato di accesso all'area archeologica, partendo da Porta Sirena, dove dovrebbero essere installate artistiche bacheche informative per turisti e visitatori. 
  Se la ristrutturazione dell'attuale Stazione di Paestum ha come conseguenza l'ulteriore ridimensionamento dello Scalo/stazione di Capaccio, io non sono d'accordo non per partito preso, ma per fondate e motivate ragioni di funzionalità legate al presente e soprattutto al futuro, soprattutto se, come ha dichiarato pubblicamente il sindaco si prefigura a Capaccio Scalo un agglomerato, che abbia la dimensione e, soprattutto, le funzioni di una CITTA', come il territorio consiglia, consente ed impone. 
E ne sintetizzo le ragioni:
1) La stazione di Paestum potrebbe assolvere alle funzioni TURISTICHE e non completamente, in quanto le potenzialità di sviluppo del turismo del futuro sono anche nelle zone interne delle colline e delle montagne, i cui abitanti troverebbero la Stazione di Paestum eccessivamente decentrata e poco funzionale rispetto alle loro legittime esigenze.
2) ma sarebbe eccentrica anche rispetto alle zona popolosa del Rettifilo, per non parlare di Seude,Vuccolo Maiurano, Tempa San Paolo, Scigliati, Ponte Barizzo, Gromola e Laura, che si configura ogni giorno di più come naturale prolungamento dello Scalo verso il mare.
3) non è funzionale allo sviluppo agricolo e commerciale della pianura, soprattutto se resta ancora valida la localizzazione del nuovo Mercato Ortofrutticolo nella zona Cerro e la destinazione dell'attuale in opere di infrastrutturazione valide e funzionali alla CITTÀ FUTURA, qualunque ne sia il nome. 
4) non è funzionale a Capaccio capoluogo e ai tanti paesi del circondario:Trentinara, Monteforte, Magliano, Stio da un lato e Roccadaspide, Castel San Lorenzo, Felitto, Valle dell'Angelo, Laurino, Piaggine e Sacco dall'altro e Aquara, Ottati, Sant'Angelo a Fasanella, Roscigno, Bellosguardo, ecc. dall'altro versante del Calore, per non parlare di Altavilla ed Albanella. Ricordo a me stesso che quella stazione, storicamente nacque, anche, per soddisfare le esigenze di questo vasto territorio ed anche per questo che la Stazione si chiamò CAPACCIO ROCCADASPIDE. I l dottore Italo Voza, sindaco protempore di Capaccio, è troppo intelligente per non conoscere questa memoria storica.
5) non si può e no si deve cancellare con un traccio di penna o con una Delibera di Giunta affrettata esigenze di cittadini di un vasto territorio, che hanno diritti (acquisiti) per migliorare ed accelerare lo sviluppo; ed una Stazione Ferroviaria moderna e funzionale va in questa direzione. Signor Sindaco, signori assessori, sulla base di quale consultazione democratica avete preso questa decisione? Vi rendete conto che va contro gli interessi di una parte notevole dei vostri concittadini elettori?
6) Gli abitanti delle comunità/paesi, di cui ho fatto cenno prima, gli abitanti della Pianura, che gravitano intorno Capaccio Scalo (futura città) assommano ad oltre 50.000, più che sufficienti per una città di medie dimensione. Se la sentono gli attuali amministratori di privarli di una possibile stazione ferroviaria degna di questo nome? Di questo diritto? Non hanno messo in conto una loro protesta serrata in punta di diritto e di Legge? Non è meglio lavorare in armonia per la realizzazione di una Stazione Ferroviaria con tutte le funzioni che mi sono cimentato a prefigurare nella mia riflessione precedente? Oltretutto se la Nuova Stazione Ferroviaria assumerò questa forma, questo ruolo e queste funzioni Trenitalia potrebbe e dovrebbe considerare le fermate per lunga percorrenza, soprattutto se sollecitate, con atti formali, da circa 20comuni, tra cui quello prestigioso di PAESTUM.
 
RIPENSATECI, RIPENSIAMOCI. RIFLETTIAMOCI, E, INTANTO, CONFRONTIAMOCI!
 Giuseppe Liuccio




Carissimo Giuseppe,
bene hai fatto a porre la questione della centralità e strategicità dell'attuale fermata dello scalo di Capaccio. La penso esattamente come te non è una questione peregrina né politica, nel senso di essere argomento di lotta e diatriba politica, almeno per noi.
 La questione non è di oggi. Basta leggere qualche articolo degli ultimi anni, come farsi un giro sul web per appurarlo. E' cosa sentita non solo dai capaccesi-pestani, ma anche dalle comunità viciniori e limitrofe, come bene hai ricordato. 
Il punto è proprio che la possibile stazione di PAESTUM NUOVA è centrale per lo sviluppo di un intero territorio "nel senso più ampio di quello solo di una località o di un singolo comune". In fondo i progetti, come quelli della città nuova, si sostanziano nelle scelte concrete. Diventano realtà e non mere utopie o spot quando si è coerenti nelle scelte, almeno al fine dichiarato.
Come ho già detto, la scelta dell'attuale amministrazione risponde all'esigenza di un recupero della fermata di Paestum, che oggi è una delle vie di arrivo alla Paestum Archeologica. Bene, dunque, ha fatto a cogliere la disponibilità di RFI ad una sua valorizzazione e recupero dall'attuale degrado. Come ben diceva il consigliere Paolillo, Paestum è una delle poche stazioni storiche italiane, quindi anch'essa elemento della storia della nostra località. Male farebbe, invece,  l'amministrazione comunale se tali scelte corrispondessero ad un abbandono della fermata dello scalo di Capaccio, preludio ad una sua futura chiusura.  Non è un mistero, che alcune scelte sin qui fatte dalle amministrazioni comunali siano funzionali alla scelte di RTI in relazione all'alta velocità, che hanno portato alla chiusura dei caselli, alla trasformazioni delle stazioni ferroviarie locali in fermate, a prediligere la vicina Agropoli. Il prossimo passo, infatti, potrebbe essere proprio lo smantellamento della fermata dello Scalo.
Sarebbe un errore per le ragioni indicate dal prof. Liuccio. 
La fermata di Paestum è funzionale alla sola antica città archeologica, non all'intera comunità capaccese e a quelle viciniori. Non è strategica nelle progetto della città futura, che invece dovrebbe privilegiare l'altra, ma soprattutto è "morta", cioè senza ulteriori possibilità di sviluppi, legata come è a vincoli e a numerosi handicaps, quali quello dei collegamenti, in primis quello delle autolinee, che invece vede centrale lo scalo di Capaccio. 
Ci auguriamo che l'amministrazione comunale fughi ogni sospetto di una possibile chiusura futura della fermata dello scalo, che è l'unica, come osservava giustamente Liuccio, che potrebbe riacquistare anche il livello di stazione ferroviaria, con la possibilità, oggi per le scelte di RTI soltanto ipotetica, di avere anche fermate per treni a lunga percorrenza. Ma che soprattutto si attivi per un recupero anche dell'altra fermata in un'ottica di trasformazione, in un prossimo futuro, in stazione. Sono tanti i cittadini che lo chiedono e che aspettano in tal senso risposta.
enzodisirio
 Leggi anche:

E SE L'ATTUALE SCALO DI CAPACCIO/ROCCADASPIDE DIVENTASSE STAZIONE DI PAESTUM?  di Giuseppe Liuccio
Paestum, la stazione cambia volto: intesa Comune-Rete Ferroviaria Italiana - StileTV

 

giovedì 3 novembre 2011

PAESTUM ED I MERCANTI DEI TEMPLI

Sarà che la campagna elettorale per le comunali del 2012 si è già aperta, sarà che le aspettative sono tante, ma pare proprio che i Capaccesi abbiano aperto il proprio libro dei desideri.

Ognuno, giustamente, dice la sua sulle cose da farsi....o meglio su ciò che i futuri amministratori comunali dovranno "solertemente" fare, o sarebbe giusto dire, almeno speriamo debbano fare...

Tra le cose ascoltate ricompare ciclicamente una di quelle che io ho sempre relegato tra il futile ed il voluttuario, ma che invece pare essere per alcuni elemento fondamentale di una "riqualificazione dell'area archeologica".

Mi riferisco alla proposta più volte fatta da tanti, dal semplice cittadino al luminare, di abbattere il tratto di Via Magna Graecia nell'area dei Templi per riportare alla luce l'antico anfiteatro romano. Proposta che quando cominciò a circolare pareva avere insita nelle sue pieghe una "velata minaccia" a quanti hanno un'attività economiche proprio in quella zona: i Mercanti dei Templi.
Invisi ad altri meno fortunati, perchè "monopolisti".

In verità, minacciosa appariva essere anche la proposta di trasformazione di quella strada in un percorso esclusivamente pedonale. Le proteste degli interessati si levarono alte!
Anche perchè la cosa non era di poco conto per la questione dei parcheggi privati, fonte di guadagni non trascurabili.

Lo scopo sarebbe quello di riportare "a vista" la parte dell'anfiteatro sotto la strada. Un operazione simile a quello della Borsa di Bologna.

Peccato che, a mio parere, di quell'edificio sotto la strada vi sia rimasto ben poco!
L'edificazione della strada stessa al tempo dei Borboni ha reso necessario l'abbattimento di quanto emergeva dell'anfiteatro. Un'attenta osservazione del sito pare confermare la mia idea. Qualcuno mi dice che vi sono generici "rilievi" che mostrerebbero il contrario. Non mi ricordo però, ed ho qualche anno, che la strada in questione sia stata scavata anche a campione.

Ricordo invece una strada con dei sanpietrini che è ancora li sotto e che, a mia opinione, andrebbe tirata fuori. In fondo l'area dei Templi ha sopperito proprio con quel tratto di strada pedonabile al peccato originale della Nuova Capaccio, o Nuova Paestum se vogliamo, il non avere una Piazza, o meglio un' Agorà. Un luogo naturale di ritrovo ed incontro della Città.

Ma è davvero un'opera essenziale?
Secondo alcuni bisognerebbe restituire l'anfiteatro alla città.
Io, francamente, penso ci sia ben altro da fare.

Penso al Museo Archeologico di Paestum.
Edificio che ha raggiunto la sua capacità massima espositiva a fronte di una quantità imprecisata di "materiale espositivo" che rimane nei magazzini anch'essi stipati, anzi, costipati.

Allora non trovo peregrina l'idea, definita "eretica" da tanti, di delocalizzare il Museo nei pressi di Capaccio Scalo. Il povero assessore Lorenzo Tarallo fu sconfessato dalla sua stessa amministrazione e "quasi linciato" per averlo solo proprosto!

La struttura non è più idonea all'esposizione del vasto materiale ritrovato.
Creare un nuovo museo non necessariamente alternativo al primo è qualcosa su cui seriamente riflettere. Oggi gli unici flussi turistici costanti sono quelli che si recano nell'area archeologica di Paestum. Area che commercialmente è monopolizzata da poche famiglie ed in cui è quasi impossibile inserirsi.

L'allocazione di un Nuovo Museo a Capaccio Scalo non toglierebbe nulla ai Mercanti dei Templi, ma darebbe un'occasione di sviluppo ed incremento a tanti esercizi commerciali. La presenza del museo sarebbe l'occasione per reinventare e riorganizzare il settore. Anzi le potenzialità e le sinergie come i possibili beneficiari sarebbero maggiori nel centro cittadino di Capaccio Scalo che nell'Area archelogica.

Mi domando .... perchè allora vi fu una levata di scudi? A difesa di chi e di cosa?
Mi domando anche quanti candidati Sindaci avranno il coraggio di inserire una simile proposta nel proprio programma? Uno di sicuro no!


Tarallo: "Porteremo il Museo a Capaccio Scalo"
Museo: Tarallo rilancia e impugna le carte
MUSEO ARCHEOLOGICO DI PAESTUM: PRECISAZIONI DEL SINDACO