martedì 23 ottobre 2012

E SE L'ATTUALE SCALO DI CAPACCIO/ROCCADASPIDE DIVENTASSE STAZIONE DI PAESTUM?

Pubblicato da Giuseppe Liuccio il giorno Martedì 23 ottobre 2012 alle ore 12.03 sul suo profilo di Facebook.





La proposta del Sindaco Italo Voza di cambiare la toponimastica di Capaccio Scalo in Paestum Nuova o Nuova Paestum ha scatenato un vivace dibattito a dimostrazione della attualità del problema. Io ho suggerito il solo nome di PAESTUM e ne ho motivato le ragioni in un mio precedente articolo, nel quale ho anche proposto di ipotizzare un vasto agglomerato urbano che abbia la dignità di una CITTA' per estensione territoriale e per ruolo e funzioni.Ho limitato l'analisi alla zona sud dell'attuale Stazione Ferroviaria, impegnandomi ad affrontare quella della zona a nord. E mantengo la promessa..

Nei lontani anni della mia giovinezza  la strada dalla Stazione per Capaccio era un nastro rettilineo fino al Petrale: Senza la barriera della variante a scorrimento veloce la pianura spaziava a perdita d'occhio verso le colline popolate di paesi, da un lato e dall'altro. Di fronte, la Madonna del Granato vegliava su uomini e campagne dalla balconata luminosa del Calpaziol Masserie e casali.radi,scandivano i ritmi del lavoro con i sudori dei salariati a gonfiare il portafogli dei latifondisti nell'alternarsi delle stagioni e delle colture.

Oggi " Il Rettifilo" è una contrada popolosa e vivace, con l'animazione civettuola delle attività commerciali e di servizi sul fronte strada e la paciosa aria di paese nell'interno, con orti e giardini ad arredo di case basse, linde, ordinate, lungo brevi rettangoli di vie a conquista di chiesa e/o ad incrocio di viale che ostenta con disinvoltura siepi di ulivi di geometrica fattura a guida verso l'Azienda Vannulo, santuario di prodotti di nicchia con l'oro bianco della mozzarella d'autore a farla da padrone, E', forse, la contrada più compatta delle tante della pianura.Forse sarebbe tempo di valorizzare un "territorio a quadrilatero" che trovi nella Stazione, nel Rettifilo, nell'Azienda Vannullo e nel Cafasso gli angoli di un raccordo fecondo, sempre che si bonifichi l'intera area con una funzionale rete stradale, a cominciare dalla valorizzazione dell'esistente, e si recuperi un patrimonio edilizio rurale in abbandono. Sarebbe, tanto per fare un esempio, uno straordinario contenitore di attività di socializzazione e/o di area espositiva il cadente "casino" D'Alessio in posizione centrale e a margine di strada interpoderale tra Rettifilo-Vannulo, da un lato, e Stazione-Cafasso, dall'altro. E ciò senza ipotizzare stravolgimenti di piano regolatore prossimo venturo, ma semplicemente recuperando e valorizzando l'esistente.

La vasta contrada sarebbe così destinata ad un grande sviluppo se solo si attivassero i tanti contenitori esistenti inutilizzati, facendone un polo di eccellenza articolato e vario nella prismaticità dell'offerta, che spazi dall'agricoltura di qualità, al commercio di nicchia, ai Beni Culturali ed Ambientali, al recupero della civiltà contadina e della memoria storica.Quanti, soprattutto delle nuove generazioni, sanno che da queste parti ci fu un "cimitero di guerra" e, un pò più giù, addirittura un tentativo di "aeroporto militare"!? (E l'ottimo e colto amico Enzo Di Sirio, che mi legge, di questa recente pagina di storia è cultore e maestro).Quella stagione del nostro vissuto collettivo, "Operazione Avalanche" e "Sbarco degli Alleati", è tutta da recuperare e potrebbe offrire una occasione straordinaria per attivare un filone turistico verso Inghilterra e Stati Uniti, che qui persero e seppellirono, anche se per breve tempo, i loro soldati caduti nella II Guerra Mondiale.Basterebbe istituzionalizzare un "Giorno della Memoria", collocandolo a ridosso dell'8 settembre, ipotizzando una serie di eventi sul tema. E sarebbe anche un modo per allungare la stagione turistica  Spero che sindaco ed assessori degati alla materia prendano in considerazione la proposta.
I due territori superabitati.potrebbero e secondoi me, dovrebbero costituire un UNICUM  per dare vita ad una "città" degna di questo nome e che si estenda in nmodo razionale ed organico dal Petrale al mare della Laura. Ma sono divisi da una strozzatura, l'attuale STAZIONE FERROVIARIA, che imporrebbe una rivisitazione di ruolo e funzioni, proprio a servizio e supporto della nuova nascente città del futuro.Per renderla tale urgono tre o quattro interventi che qui di seguito sintetizzo: a) riuso del patrimonio edilizio esistenze per dare corpo ed anima ad uno Scalo Ferroviario degno di questo nome; b)sistemazione dello spazio che va fino al LIceo Scientifico, ridisegnadolo con una palazzina centrale non priva di una certa monumentalità con relativa piazza ampia dotata di una serie di servizi (bar,ristoranti, infopoint, saloni di esposizioni dei prodotti tipici del territorio, edicola, libreria anche a supporto degli studenti del Loceo scientifico (superano i mille!!), stazione di arrivo e partenza dei pulmann da e per i paesi dell'interno fino a Laurino, Piaggine e Sacco, da un lato e a Stio, dall'altro, c)stazione di taxi, ecc. E sì perchè lo scalo  così configurato sarebbe la STAZIONE DI PAESTUM, mentre l'attuale stazione di Paestum potrebbe diventare PAESTUM SCAVI. L'ostacolo maggiore sarebbe, anzi è, come collegare con un sottopasso  comodo, ampio, vivibile, decoroso, illuminato con poster e vetrine espositive sui muri e che costituisca un passaggio pedonale di collegamento tra il due centri abitati a nord e a sud della linea ferroviaria. In questa maniera la Stazione Ferroviaria diventerebbe un altro "polo, cuore pulsante della nuova città". E' sotto gli occhi di tutti che l'attuale sottopassaggio  pedonale rabberciato alla meglio, invivibile, poco funzionale , creato con  assoluta miopia dalle Ferrovie e con il slenzio/assenso colpevole della locale classe politica amministrativa è totalmente inadatto.

 L'idea non è priva di fascino, ma di difficile realizzazione, perchè implica battaglie generose contro le resistenze, che non mancheranno, nel territorio e, soprattutto contro un colosso come le Ferrovie, che devono impegnare fondi notevoli per realizzarla, Se ne convincano Voza ed i suoi colleghi amministratori. E si attrezzino con una squadra o team, come dicono gli americani. Ma lo facciano. Nel territorio non mancano intelligenze e professionalità in grado di dare una mano per megafonare con tutti i mezzi e in tutte le direzioni l'importanza e la validità del progetto.(A quando un Ufficio Stampa degno di questo nome!?) Lo faccia il sindaco Voza e, secondo me, passerà alla storia della città e del territorio. Lo faccia e cominci a lavorarci fin da subito. Lo faccia, anche perchè lo reclamano i cittadini delle popolose contrade (Capaccio Scalo e Rettifilo).Lo reclamano i ragazzi del Liceo Scientifico che sono la nostra speranza e i cittadini,ci auguriamo operosi, di domani.  Vorrei tanto che succedesse!!! Così come vorrei che  si tenesse conto che  non c'è soluzione di continuità, ormai,tra gli -insediamenti abitati del Rettifilo e del Petrale, che è, da sempre, approdo e snodo di strade, quella d'acqua del fiume, che ferisce e feconda i campi, quella che penetra verso Spinazzo e il Varco Cilentano e, ancora, quella che, in comodi tornanti, scala la collina verso il capoluogo e quella, infine, che galoppa spedita alla conquista di Seude, Vuccolo Maiorano, Tempa San Paolo e Scigliati, isole di un arcipelago senza raccordi e connesioni.Ma questa è un'altra storia e con altre problematiche.

Giuseppe Liuccio
g.liuccio@alice.it


Leggi anche:
Capaccio Scalo, stazione ferroviaria tra degrado e disservizi - StileTV
Paestum, la stazione cambia volto: intesa Comune-Rete Ferroviaria Italiana - StileTV 
Stazione di Paestum - Wikipedia

Interessante anche: 
Qualcuno di Capaccio-Paestum che mi dia info? - it.answers.yahoo.com



venerdì 19 ottobre 2012

RENZI, IL GATTOPARDO E LA ROTTAMAZIONE.

Matteo Renzi  ( foto di Wikipedia)


Credo che la questione Renzi sia mal posta e poco compresa.
Renzi è una bufala e penso che come tale ci starebbe bene nel panorama pestano, immortalato, nel tempo, da tanti pittori proprio con questi splendidi e nobile animali.
A mio parere, Matteo Renzi è la risposta fisiologica, ma non per questo di per sé salutare, alla malattia geriatrica del PD.

Partito che comunque dimostra di essere tale e non mero contenitore o peggio padronale. Infatti, quando vogliamo identificare tanti dei partiti italiani, diciamo il partito di Di Pietro, di Berlusconi, di Grillo, Di Fini...
Il PD, invece, potrebbe difficilmente essere identificato con la figura di un leader indiscusso, padronale, piuttosto pensiamo ai vari Bersani, D'Alema, Veltroni.

In ciò Renzi gioca un ruolo determinante.
E' il ROTTAMATORE, l'uomo del ricambio generazionale. 

Verissimo!

Ma in ciò non è diverso da quei giovani che 20 anni fà "rottamarono" la vecchia guardia del PCI: i Cossutta. i Natta, gli Ingrao...
Anche quei giovani o quasi tali erano "il nuovo che avanza", innovatori, perché decisero di non essere più comunisti, ma democratici di sinistra. Si chiamavano: Occhetto, D'Alema, Veltroni..

E furono gli uomini del miracolo!

Infatti con la caduta del Muro di Berlino, gli ex PCI avrebbero dovuto avere un "ruolo marginale", subalterno al PSI di Craxi da sempre filo-occidentale e saldamente ancorato ai valori democratici.

Ed invece fù Mani Pulite!

La "gioiosa macchina da guerra" di Occhetto fu sconfitta dall'homo novus, Berlusconi, ma comunque quella sinistra riuscì poi a diventare anche forza di governo!

Jean Leon Gerome Veduta di Paestum.
Renzi, in tal senso, segue la corrente e l'esempio.

La novità apparente è solo un ricambio generazionale, ma tagliata la testa del serpente, o le teste dell'Idra, il corpo rimane quasi lo stesso. Vi è il semplice innesto di un'altra o altre. Politicamente, la novità Renzi, è anch'essa una conferma: un partito sempre di più meno sinistra, come per la Svolta della Bolognina, ed a detta di alcuni più Berlusconiano nei temi, per altri, invece è la continuità delle proposte di proprio chi vuole rottamare, semplicemente nella sua vulgata sono confezionate meglio.

Solo chi non ha memoria può credere che Matteo Renzi sia realmente un innovatore.


E' un equivoco, un malinteso:

Renzi è un gattopardo!


PER UNA CITTA' DI PAESTUM IN ATTESA DI POSEIDONIA


Pubblicato da Giuseppe Liuccio, il giorno Domenica 14 ottobre 2012 alle ore 15.18,  sul suo profilo di Facebook.

Giuseppe Liuccio
Nel mio ultimo articolo ho lanciato l'idea/provocazione di RIFONDARE POSEIDONIA accorpando Agropoli e Paestum. Resto sempre più convinto della mia idea, anche se sono consapevole delle enormi difficoltà di realizzarla nel breve/medio termine e di doverla necessariamente collocarla nel futuro, se non addirittura nel futuribile.Con spirito pragmatico torno con i piedi ben saldi nel presente e mi riaggancio al dibattito piuttosto  vivace sulla "Nuova Paestum"
Il sindaco Italo Voza ha lanciato, di recente, una provocazione, che ha suscitato una serie di reazioni di segno opposto, ma, comunque, ha avuto l'effetto, certamente positivo, di focalizzare un problema reale, sul quale è opportuno, doveroso ed utile riflettere.Questa, in sintesi, la proposta: Abolire il vecchio toponimo di Capaccio Scalo, sostituendolo con  Nuova Paestum o Paestum Nuova.
"Nomina sunt conseguentia rerum" - sostenevano con saggezza gli antichi. E "Capaccio Scalo" nacque. quando la Stazione Ferroviaria era l'unico punto di riferimento per gli abitanti delle zone interne per le partenze:  voli di desiderio e di speranza per l'espatrio forzato, ottemperare agli obblighi della cartolina di precetto.   gli studi nelle città lontane,  il ricovero negli ospedali del capoluogo di provincia, ecc.  e relativi conseguenti ritorni. Partenze e Arrivi. Per il resto la Piana era zona malarica con salariati migranti che raggiungevano i campi di lavoro  a perdita d'occhio a raggiera dalla masseria del "signore"., scendendo all'alba dai paesi delle colline. L'assalto ai latifondi e la conseguente riforma agraria rivoluzionò storia, geografia ed economia e la pianura si popolò con borghi rurali disseminati dal Sele al Solofrone e dal mare alle colline con una logica di funzione allo sviluppo agricolo. Anche Capaccio Scalo si sviluppò con questa logica, a cui hanno fatto seguito Il Rettifilo da un lato e Laura dall'altro. Il commercio, prima, ed il turismo, poi, hanno prodotto una seconda rivoluzione geo-economica, che è ancora in atto. E Capaccio Scalo è cresciuta a dismisura, sull'onda, spesso, dello spontaneismo dettato da necessità e senza un preciso disegno urbanistico, per assenza totale, o quasi, della politica. Lo sviluppo, anche e, forse, soprattutto, quello urbanistico, lo ha imposto il mercato, che lo ha governato,o sgovernato, nella logica del profitto dei singoli e non nel superiore interesse della collettività:. Sono nati centri commerciali, studi professionali, banche, bar, ristoranti e tutta la vasta gamma di negozi funzionali ai bisogni della quotidianità di una umanità disaggregata che è cresciuta  di anno in anno e, spesso , di mese in mese.I palazzinari hanno fatto gli affari, i cittadini hanno avuto una casa, il territorio è stato devastato da una edilizia da rapina,.I ragazzi hanno avuto una scuola dell'obbligo I più grandi hanno avuto, tardissimo, un Istituto Superiore. Né gli uni, né gli altri hanno avuto luoghi funzionali alla socializzazione. Il tutto perché è nato ed è cresciuto un luogo da abitare non da vivere. Il tutto perché è mancata la Politica. Ora il sindaco Voza lancia un segnale,prendendo a pretesto la toponomastica; e va salutato positivamente perché è la spia di una esigenza reale, ineludibile e non più rinviabile:  ridisegnare   il territorio non tanto e non solo dal punto di vista meramente fisico urbanistico, anche se anch'esso importante, ma dal punto di vista delle funzioni a cui ogni centro abitato che si rispetti deve fare riferimento.Urge RAZIONALIZZARE L'ESISTENTE e fin da subito. Il sindaco ne ha lanciato il segnale.
Chiesa di S. Vito (Piazza Santini) nello scalo di Capaccio.
E, allora, non più Capaccio Scalo, e sono d'accordo; non Paestum Nuova o Nuova Paestum, che non avrebbe motivazioni né storiche, né, geografiche, né politiche, nel senso ampio del termine, ma semplicemente PAESTUM, riaffermando con un occhio alla storia, alla geografia, all'economia, la centralità di un nome che, se mai, deve corrispondere ad una vasta aggregazione urbana con la dimensione, il respiro e la dignità di una città.Se mai c'è urgenza e necessità di  riammagliare alcune contrade parcellizzate intorno ad un nucleo già esistente.:E Capaccio Scalo può assolvere a questo ruolo, come contrada più popolosa, candidandosi a diventare il centro propulsore della Città moderna. Ma la città ha bisogno di un'anima, che ne esalti l'identità, la visibilità e l'orgoglio di appartenenza. E da sempre in una qualsiasi città degna di questo nome c'è una Piazza con il Palazzo Comunale, la Chiesa Madre e tutta una serie di edifici funzionali alla socializzazione, nelle sue varie forme ed articolazioni ed in cui i cittadini si riconoscono e si identificano.Piazza Santini non risponde a questa logica, perché è decentrata, non è vissuta, non dispone di attività commerciali e della ristorazione, non ha centri culturali e di aggregazione, la stessa Casa Comunale non è sentita e rispettata come tale, né tanto meno amata dai cittadini, ma avvertita, per lo più, come luogo freddo di uffici anonimi in cui sbrigare frettolosamente pratiche e da cui scappare il prima possibile. Non ha un'anima, appunto. Non è il centro, il cuore pulsante di una città. E' fredda anche la Chiesa Parrocchiale che ha di antico soltanto il nome del protettore, San Vito, non certo la struttura urbanistica, anch'essa fredda e senza il pedigree del vissuto storico né  il fascino delle memorie delle grandi tradizioni. Casa Comunale, Chiesa Parrocchiale e Piazza potrebbero avere una loro centralità se diventassero cuore pulsante di una nuova città, da ridisegnare, delineandone i confini; lato monte, al Petrale e scendendo fino al mare della Laura. Naturalmente in questa ottica dovrebbe avere una sua centralità anche la Stazione Ferroviaria, che una politica miope della Società delle Ferrovie con il silenzio assenso, ancor più miope, dell'Amministrazione Locale, cancellò nelle sue funzioni dichiarandola, con un brutto termine "impresenziata". Forse in proposito è da riaprire un contenzioso in una visione nuova e più funzionale dello sviluppo dell'intero territorio, che abbia i confini nel Petrale e,scenda giù fino al mare, costeggiando.il Cerro da un lato e via Fornilli, dall'altro, tanto per cominciare- L'argomento è di straordinario interesse ed impone   una riflessione ampia, articolata ed approfondita, che mi riprometto di fare a breve.
Giuseppe Liuccio
g.liuccio@alice.it


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venerdì 12 ottobre 2012

AURELIO DI MATTEO ED IL TABU' DELLA CAPACCESITA'

Aurelio Di Matteo
Mi fa piacere leggere ancora Aurelio Di Matteo. Il suo intervento è stato sin dall'inizio più che opportuno. Vorrei però indegnamente fare delle chiose al suo ultimo intervento.

 La questione del nome dello scalo di Capaccio, ma anche della denominazione del Comune stesso, non è cosa recente. Questo Di Matteo, come neo concittadino, non lo può sapere, come anche molti dei miei giovani concittadini. Se ne parla da più di trent'anni. Sono tre le generazioni di Capaccesi che si interrogano e si danno risposte diverse da sempre. Naturalmente campanilismi, approcci superficiali, incomprensioni e strumentalizzazioni  hanno sempre avuto un ruolo determinante in tali dibattiti.

 Già nel secolo scorso, precisamente tra l'89 ed il '90 "il Club del tempo libero"  (Redio-Paestum) promosse un'indagine conoscitiva sulla denominazione della Piana.

I quesiti posti erano:
  • "premesso: che il nome del Comune resti sempre Capaccio, saresti d'accordo che le contrade si unifichino sotto la denominazione "Paestum" (es. Salerno - Paestena, Napoli - Vomero, ecc..)?
  • Secondo te, lo sviluppo in tutta la PIana di un centro urbano con la denominazione "PAESTUM" (diversa da Paestum Archeologica) unitamente ad una migliore programmazione e ricettività turistica, contribuirebbe ad avere più economia, più lavoro..?"
Le schede compilate furono circa un migliaio. Il 70% rispose sì ad entrambi i quesiti, il 25% annotarono che era necessario accentrare i servizi e/o di pensare alla separazione dei  Comuni di Capaccio e Paestum. Non mancarono come nelle vere consultazioni elettorali le schede bianche, gli annulli, le offese a questo o a quel personaggio pubblico, come commenti che possono essere esemplificati in uno per tanti: Capaccio-Paestum è un comune da terzo mondo.

 Il patron di Radio Paestum , Nicola Nigro, allora consigliere comunale, si fece latore della proposta del cambio di denominazione della Piana in Consiglio Comunale. Le reazioni alla proposta furono già allora del tutto simili a quelle a cui oggi assistiamo. Malgrado anche ostracismi e alcune autorevoli contrarietà, la proposta ricevette l'interesse degli allora consiglieri comunali. Fu istituita una Commissione Consiliare "per l'istruttoria degli atti relativi alla denominazione della Piana, nelle persone dei consiglieri: il SINDACO (Pietro De Simone), NIGRO Nicola, De PALMA Giacomino, FASOLINO Raffaele, CAPO Lucio, VITOLO Vincenzo, BELLELLI Enrico".  Seguì la delibera del Consiglio Comunale N. 19 del 20/03/1990,  con cui si disponeva la denominazione unica della Piana (con esclusione, quindi, del territorio collinare) di PAESTUM, come anche l'adozione per questa di unico Codice di Avviamento Postale.
L'iniziativa pare ebbe anche l'autorizzazione del Ministero degli Interni e della Pubblica Istruzione, come il plauso di diverse autorità nazionali, tra le quali la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Tale provvedimento resto però, alla fine, lettera morta.

In seguito, sindaco Pasquale Marino,  con un ulteriore intervento, il Consiglio Comunale decretò la trasformazione dello scalo di Capaccio in "Capaccio Marittima", dimentico che tra il mare e lo scalo vi fosse una contrada di troppo: la Laura!

Tale dovrebbe essere la denominazione dello scalo, secondo anche lo Statuto Comunale, all'art.3, comma 4.
In realtà l'iter amministrativo non fu mai completato mancando il placet del Prefetto, come vuole la legge.

Le contrade di Capaccio-Paestum
 Nel 2010 venne istituita la Commissione per la Toponomastica Comunale e nella seduta d'insediamento il Sindaco, Pasquale Marino, chiese ai suoi componenti (Mario MELLO; Roberto PAOLILLO, Sergio VECCHIO, Vincenzo DI SIRIO) non solo di procedere al riordino e all'aggiornamento dell'odonomastica cittadina, ma anche di pensare ad una nuova denominazione per lo scalo di Capaccio.

Testimonianza del procedere della Commissione e tracce del dibattito cittadino sono leggibili anche su questo blog.

In realtà, però, della questione se ne è sempre dibattutto, a volte sommessamente, a volte pubblicamente, toccando spesso anche la denominazione del Comune medesimo.
Il merito del Sindaco Italo Voza è stato quello di riprendere il filo di un discorso, o forse un processo, mai terminato.

Diversamente da molti credo che l'attuale dibattito, che si è acceso intorno alla questione del nome con gli strascichi inevitabili anche campanilistici, sia un bene. Ciò che è mancato in questo paese è proprio un dibattito sull'identità. Come bene ha osservato Di Matteo, Capaccio-Paestum è la "Città dei venti borghi". Non è una comunità unica, ma un insieme di micro-identità. La colpa o il dolo, io preciserei, è della comunità capaccese originaria come di alcuni "personaggi". La Piana da sempre è terra di immigrazione. I nuovi venuti, gente ormai senza identità e radici, se non la memoria della terra natia, hanno trovato un elemento comune identificativo nella nuova realtà abitativa nella magnificenza e maestosità dei Templi di Paestum. I vecchi Capaccesi, invece, hanno continuato ad avere il luogo della memoria nel paese sulla collina. Paradossalmente i veri eredi e discendenti degli antichi Pestani sono proprio loro e non i nuovi venuti.

Giustamente osservano che anche Capaccio ha una sua storia. Ed è così! Ma qui sta la colpa. Non aver saputo trasmetterla ai nuovi venuti.Un esempio è il patrono del comune, San Vito, che per molti è solo il santo venerato nella parrocchia dello scalo. L''unico elemento religioso unificante parrebbe essere, ma in verità si sbaglierebbe, il culto della Madonna del Granato. Se poi aggiungiamo, che anche urbanisticamente e culturalmente non esiste neanche l'Agorà, cioè la piazza della Città, la cosa diventa più che evidente: non esiste una comunità! Ben venga quindi un dibattito, a mio parere. Per  Aurelio Di Matteo, è solo una questione di marketing territoriale. O almeno parrebbe esserlo.Cosa di cui è più che esperto e titolato. Ma in gioco, a mio parere, c'è di più. Non essendovi comunità, un comune sentire, valori comuni e condivisi, una comune visione del mondo, non vi può essere nemmeno un "Progetto" per la Città Futura.

Ben venga allora parlare del nome, per innescare non solo un dibattito sull'identità, ma come lo stesso Di Matteo, Giuseppe Liuccio e tanti altri hanno osservato, anche interrogarsi ed ipotizzare su un progetto di sviluppo complessivo del nostro territorio. Senza questi elementi la questione del nome sarebbe del tutto vana. Il solo cambio del nome, per una mera questione di marketing. di per sè senza un progetto ed una vera programmazione sarebbe senza alcun senso e soprattutto inutile.

In ultimo mi domando come mai si persevera nello stesso errore di sempre. Abbiamo intelligenze e competenze sul territorio che rimangono inutilizzate. Come dire che i foderi combattono e le spade ...
Perché personaggi come Giuseppe Liuccio o Aurelio di Matteo non sono resi partecipi dall'attuale amministrazione comunale nel "Progetto per Capaccio-Paestum"? Hanno competenze e contatti per promuovere intelligentemente e professionalmente il nostro territorio oltre che poter dare un contributo fattivo e di idee nel progettare la Città Futura. Sono sicuro che presterebbero la loro opera gratuitamente, solo per passione ed amore di Paestum!


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