giovedì 16 marzo 2017

IL BORSINO N°3 DEI CANDIDATI SINDACI ALLE AMMINISTRATIVE 2017.

 Se per Aristotele "l’uomo è per natura un animale politico" è anche vero che la politica è la seconda professione più antica del mondo. 
Troppo spesso, però, assomiglia anche troppo alla prima.
(Neromalpelo)




Questa settimana è stata ricca di avvenimenti.
Gli eventi cominciano ad accelerare e la situazione politico-elettorale a chiarirsi e a definirsi spesso con non poco imbarazzo per i suoi stessi protagonisti.

8. Gennaro De Caro. 
Fallito il tentativo di realizzare un'alternativa di sinistra, non pochi tra coloro che storicamente gli sono sempre stati vicini, oggi, meditano di andare altrove (e forse già lo sono).
Voci insistenti indicano un suo possibile ritiro.


7. Antonio De Rosa.
Giustamente ci crede. Professionista stimato, è da sempre impegnato nella nostra comunità. Prima con il Circolo Noi, poi quale animatore ed editore della più importante testata giornalistica locale: Menabò. Di cui, in verità, si sente la mancanza.
Al suo attivo anche l'esperienza politica ed amministrativa con il P.R.I..
Si pone come alternativa al già visto con il suo "Movimento 100 Sindaci per Capaccio Paestum".
Si dichiara aperto al confronto con altri candidati, liste e movimenti, sempre però che tutti convergano su di lui. Di fatto è fallito ogni tentativo di dialogo con gli altri candidati. Cosa scontata data l'indisponibilità a fare un passo indietro di tutti i candidati, che più che cercare di fare sintesi (mettendosi ciascuno in discussione) immaginavano piuttosto delle "annessioni".
Pronto anche il suo sito internet www.centosindaci.it.
La domanda è se riuscirà a conquistare il cuore degli elettori capaccesi e a far decollare la sua proposta politica.

6. Angelo Quaglia.
Ha passato il Rubicone.
Indiscrezioni vogliono che abbia già pronta la squadra di governo del paese (almeno tre assessori tecnici) e che la sottoporrà al vaglio degli elettori prima del voto. Pronto anche il programma delle sua "Svolta Civica",  diffuso in questi giorni anche in rete.
Si dichiara nemico della "Banda Schettino", cioè di coloro, che oggi avversari anche tra loro, hanno però condiviso insieme l'azione di governo nella uscente amministrazione facendo di Capaccio "un paese per malati" e reso l'ente comune "una bancarella del torrone e dello zucchero filato".
Scettico anche con "il piccione colonizzatore", del quale è convinto che verrà fermato dai Capaccesi sulla linea del Solofrone rispedendolo "nel paesello natio a godersi la prossima pensione".
Ed aggiunge: "il nostro paese non ha bisogno di amministratori delegati", con ovvio riferimento alla voce che vorrebbe "il piccione" appoggiato dal vicino sindaco di Agropoli, Franco Alfieri, il quale mirerebbe a costruirsi una rete di amministratori sul territorio che gli consentano la volata alla Camera dei Deputati o più probabilmente al Senato (alla Camera c'è l'agropolese Sabrina Capozzolo, ma non si può mai sapere..) alle prossime elezioni politiche.

5. Franco Palumbo.
E' stato il fulmine a ciel sereno di queste elezioni amministrative.
Inaspettato, ha spiazzato non poco i duellanti per lo scranno di primo cittadino, riuscendo anche a riscuotere un positivo consenso di pubblico.
Al suo attivo l'ottima amministrazione di Giungano, confinante paesino cilentano di Capaccio Paestum.
E' riuscito ad imporsi anche mediaticamente rispetto ad altri candidati che paiono arrancare nell'inseguirlo. Abile anche nella sortita in campo avverso. Ha portato dalla sua Nino Pagano, consigliere uscente del PD, ed a comparire, con una straordinaria operazione di marketing e di risiko politico, al congresso del PD al Lingotto, mettendo così in forse la partecipazione di quel partito con una propria lista alla coalizione di Italo Voza.
Malgrado lo scetticismo iniziale di molti, dovuta alla ben nota diaspora di tanti piddini nelle diverse coalizioni e all'indisponibilità di non pochi altri a candidarsi, la lista del partito con Voza sembrava invece cosa quasi fatta.
La dirigenza provinciale aveva posto come condizione preliminare perchè si potesse discutere di un'eventuale ingresso del PD nella coalizione di Italo Voza, che vi fosse una lista già pronta (che pare sia praticamente già pronta) oltre ad altre condizioni che avrebbero dovuto caratterizzare la proposta politica della coalizione.
Paradossalmente Nino Pagano, che tanto si era speso per caratterizzare politicamente la giunta Voza, finendo anche ostracizzato e costretto all'opposizione,  oggi si trova ad abbracciare un altro progetto politico, malgrado proprio lui avesse lavorato fino all'ultimo per una riconciliazione col Sindaco, provocando, in una degli ultimi direttivi, anche le dimissioni dell'ex segretario del partito, Emanuele Sica, che tali ipotesi pare abbia avversato non ritenendo che vi fossero più le condizioni.
Oggi pare che le condizioni per l'attribuzione del simbolo siano le primarie.
Situazione, che potrebbe rimettere in gara De Caro (ed anche in gioco qualche novello iscritto), ma apparentemente impraticabile perchè metterebbe in discussione le coalizioni di Italo Voza e Franco Palumbo, che si sono presentate come civiche, aggregando anche elementi di aree politiche ben diverse.
Ma se il PD piange, Forza Italia non ride.
Il locale circolo di FI pare sia schierato con Franco Palumbo, anche se il direttivo provinciale non ha dato la disponibilità del simbolo preferendo che la partecipazione alla coalizione fosse nella forma della civicità.
La recente partecipazione di Palumbo alla convention nazionale del PD avrà creato a posteriori qualche imbarazzo? Specie con un concorrente candidato sindaco che è stato il responsabile locale del PDL?
Intanto insistenti voci vogliono che il "podestà forestiero" sia oggi impegnato in una fortissima azione di pressing su "grandi elettori" e candidati anche delle coalizioni avversarie per portarli dalla sua parte.
Di certo Palumbo sta mostrando di sapersi muovere nella palude politica capaccese, come nei luoghi che contano oltre Sele.

4. Antonio Bernardi.
Il Movimento Cinque Stelle: ovvero Davide e Golia.
Esaurito l'effetto novità della candidatura del giovanissimo Antonio Bernardi, il movimento si sta impegnando nell'elaborazione di un programma che sarà partecipato, cioè aperto al contributo dei cittadini. Non quindi qualcosa che cala dall'alto, ma che vuole essere espressione della società capaccese, delle sue esigenze, necessità ed aspirazioni.
Oggi si stanno confrontando con cittadini, imprenditori ed associazioni.
Certo i pentastellati partono svantaggiati a causa di una legge elettorale che per le amministrative favorisce le coalizioni e di una realtà, quella locale, dove il voto di opinione non è sempre stato vincente. Debbono necessariamente fare il pienone con la loro lista certificata per poter portarsi in zona utile per un eventuale ballottaggio.
Situazione impari, ma è anche vero che con il loro attivismo sono riusciti a conquistare il cuore di tanti Capaccesi-Pestani, che guardano a loro come ad una speranza di rinnovamento della politica locale, di cambiamento e di rilancio del nostro paese.

3. Nicola Ragni. 
Ormai i motori sono a pressione.
Il viso sorridente e piacione di Ragni è già visibile sui manifesti per le vie della nostra cittadina.
La corazzata ha preso il largo, anche se qualche malizioso ipotizza sia di "formato tascabile".
Anche Ragni pare abbia, attraverso via diplomatica, tentato di aggregare alcuni dei candidati sindaci, ma sembra che anche nel suo caso le lusinghe non abbiano sortito alcun effetto.
Malgrado ciò è un uomo concreto che sa motivare e aggregare su progetti di scopo.
Infatti in passato è riuscito, più volte, non solo a rimescolare le carte a suo vantaggio nelle scorse elezioni, ma anche a dare colore a grigie opposizioni riuscendo così a far cadere avversari che apparivano forti ed invincibili.
Ci riuscirà anche stavolta?

2. Francesco Sica
Sta lavorando al programma.
Una fitta serie d'incontri pubblici con cittadini, tecnici, imprenditori ed associazione sono il passaggio voluto per la sua messa a punto.
E' in crescita. Riesce ad accreditarsi tra la gente ed ad aggregare sulla sua persona.
E' ora il principale concorrente del sindaco uscente, malgrado abbia condiviso con lui una stagione amministrativa. A detta di molti ha lavorato bene come assessore.
Franco Sica ci crede in una sua possibile vittoria, sino al punto da essersi imposto sul fratello, Enzo, altro papabile candidato della prima ora, costringendolo a defilarsi e a ripiegare, forse, su altre mete politiche (cosa che tra le altre cose spiegherebbe anche il suo tesseramento nel PD).
Dalla parte di Franco Sica anche un altro punto di forza.
Se si dovesse arrivare al ballottaggio, come molti pensano, in mancanza di una maggiore semplificazione del quadro politico è proprio Franco Sica, se tra i contendenti finali dovesse esserci lui, che ha più possibilità di aggregare i candidati sindaci e le loro coalizioni non vincenti al primo turno in vista della battaglia finale. Cosa di cui né Ragni e né Palumbo possono invece essere certi. Quanto al M5S sappiamo che non si apparenterà con nessuno, preferendo, se sconfitto al primo turno, mirare ai banchi dell'opposizione. Sempre che i numeri li aiutino.

1. Italo Voza.
A quanto pare la connotazione di sinistra della sua coalizione con l'entrata del PD potrebbe non farsi.
Era tutto pronto compresa la lista. Nino Pagano, vincente, che era riuscito ad imporre la marcia di riavvicinamento del locale circolo col Sindaco, cambia in corsa la casacca e si riposiziona con Palumbo. Come Penelope disfa la tela intessuta durante anni di dura opposizione, come dire in vista del traguardo cambia percorso. Con lui anche Lucio Conforti che pur  doveva essere assessore in una giunta Voza però mai decollata.
Di certo ora Italo Voza potrà non sentirsi più rinfacciare per la multiformità politica della sua coalizione, visto che anche Palumbo aggrega a destra e manca di tutto di più.
Comunque sia, anche senza l'ingresso del Partito Democratico, la coalizione del sindaco uscente rimane quella da sconfiggere per chi voglia ambire al governo del paese.
Questa coalizione è sicuramente ben diversa da quella che aveva portato Voza alla vittoria.
Non pochi di coloro che erano con lui ora giocano in campo avverso. Di converso non pochi sono anche i nuovi acquisti. Ma questa novità non viene però percepita dai capaccesi, che continuano a vedere in Voza l'elemento di continuità, malgrado non pochi aspetti positivi, di un'azione amministrativa caratterizzata da forti conflittualità (ad esempio il referendum sul cambio di denominazione) e da passaggi amministrativi apparsi alla comunità come poco chiari (la centrale a biomasse).
La pubblicazione di un rendiconto delle cose fatte da questa amministrazione, come annunciato, riuscirà a vincere un pregiudizio fortemente radicato?


ATTENZIONE!
Il presente borsino non ha alcun fondamento scientifico, non è frutto di sondaggi, ma semplicemente dell'analisi dei fatti, di deduzioni ed intuizioni personali.
Come tale fotograferebbe la situazione del momento e quindi sarà aggiornato costantemente.
Non vuole essere altro che un'ulteriore occasione di discussione e di riflessione sulle prossime elezioni amministrative.

lunedì 13 marzo 2017

AMLETO ED IL COMPLOTTO DEI ROSA+CROCE

Chi oggi legge l'opera di Shakespeare, col senno di poi, può intravedervi numerose suggestioni rosacrociane. Dico a posteriori perché, come sappiamo, la Fama fraternitatis Rosae Crucis farà la sua comparsa a Kassel solo nel 1614 mentre William Shakespeare cesserà il suo transito terrestre nello stesso anno di pubblicazione della Confessio Fraternitatis di Johannes Valentinus Andreae, cioè nel 1616.

Sir Laurence Olivier in Hamlet.


Ciò non significa che il drammaturgo inglese non abbia potuto essere partecipe di quel milieu culturale che darà vita al rosacrocianesimo.
Un esempio di tali contiguità l'abbiamo in The Two Noble Kinsmen, tragicommedia scritta a due mani da Shakespeare e John Fletcher, dove nel Tempio di Diana si svolge una pseudo-cerimonia religiosa in cui una rosa gioca un ruolo cruciale.  
Emilia, uno dei personaggi, dichiara che "a rose is best" e poi spiega:

"It is the very emblem of a maid:
For when the west wind courts her gently
How modestly she blows and paints the sun
With her chaste blushes! When the north comes near her,
Rude and impatient, then, like chastity,
She locks her beauties in her bud again
And leaves him to base briars." (1)

Comunemente gli storici concordano che questa opera sia stata data alle scene tra il 1613 ed il 1614, per cui diventa interessante la "cartolina d'auguri" che nel Natale del 1611 il medico, musicista ed alchimista Michael Maier, considerato da molti un Rosa+Croce, inviò a Giacomo I in cui cripticamente auspica che "may the Rose not be gnawed by the Canker of the North Wind…"  (2)

Ed è proprio Michael Maier l'anello di congiunzione che ci porta alla corte di Rodolfo II d'Asburgo, il quale si circondò di uomini di cultura di diverse nazionalità con diversi interessi: lo stesso Maier, ma anche Tycho Brahe, Johannes Kepler,  John Dee, Edward Kelly, Michael Sendivogius e.. Giordano Bruno. Il Nolano ed i suoi discepoli, i giordaniti, sono storicamente uno dei nessi di congiunzione tra l'esoterismo rinascimentale italiano e quello cristiano dei riformati, di cui il pensiero dei Rosa+Croce sarà una manifestazione.

In ambito letterario inglese si è discusso per quasi più di un secolo della possibile influenza delle opere di Giordano Bruno su quelle di Shakespeare. Il monologo di Amleto, "To be or not to be", ne è uno dei classici esempi. Senza dubbio i versi "the whips and scorns of time, ...the proud man's contumely"  (3) vengono distillate dall'Oratio Valedictoria del Nolano, che costretto a lasciare l'Università di Wittenberg, si lamenta di "derisioni e dispregio di ignobili e stolti che, mentre son proprio bestie, sotto immagine e similitudine d'uomini, per il modo di vivere e la fortuna, insuperbiscono di temeraria arroganza". Ma molti altri paralleli sono possibili tra l'Amleto di Shakespear e la weltanschauung filosofica bruniana. (4)

Inoltre numerosi amici e membri dell'entourage di W. Shakespeare sono ricollegabili a Giordano Bruno o all'ambiente rosicruciano.

Richard Field stampò tre opere di Shakespeare, Venus and Adonis , The Rape of Lucrece ,The Phoenix and the Turtle ed è generalmente accettato dagli storiografi che i due si conoscessero fin dalla giovinezza. Trasferitosi a Londra tenne ben sei dei sette anni di apprendistato da stampatore con un francese ugonotto, Thomas Vautrollier, di cui sposò la vedova.
Vautrollier, tra altri, pare che abbia stampato le opere di Bruno non solo in Inghilterra, ma anche per conto dello stesso nolano per la loro diffusione sul continente sotto pseudonimi ed indicazioni editoriali di fantasia.

Edward Alleyn fu uno dei massimi attori del teatro elisabettiano e capocomico nella compagnia teatrale "The Admiral's Men" diretta concorrente di quella di Shakespeare, la "Chamberlain's Men". Lavorò con i maggiori drammaturghi del suo tempo, Christopher Marlowe (5),  Thomas Dekker, George Chapman e lo stesso Skakespeare.
Fu un alchimista. Sposò Joan, figlia di Philip Henslowe (6),  di cui divenne socio in affari. Connessione interessante l'Henslowe pagava il fitto al padre di Robert Fludd, sir Thomas Fludd (7)
Il Fludd, considerato un Rosa+Croce, conobbe personalmente Michael Maier in uno dei suoi numerosi viaggi in Inghilterra, particolare anche questo importante. (8)
Cosa ancora più importante l'Alleyn, ormai settantenne, scioccando la società londinese del tempo, sposò la figlia ventenne di un noto simpatizzante della causa del Palatinato: Robert Fludd. (9)

La famiglia Stanley anch'essa legata a suggestioni rosicruciane vede in Thomas Stanley, primo Duca di Derby, comparire tra i personaggi di alcune opere shakespeariane, ma anche i suoi successori essere patroni e protettori dello stesso Shakespeare.
Si pensa che A Midsummer Night's Dream sia stata rappresentata per la prima volta alla festa di nozze di William Stanley, sesto Duca di Derby nel 1595. (10)
Sir Edwar Stanley, secondo Duca di Derby,  ebbe una figlia, Venetia, che sposò Sir Kenelm Digby. Quest'ultimo fu un rosicruciano, i cui gioielli furono esibiti in occasione di un incontro della Societas Rosicruciana in Anglia agli inizi del secolo scorso. (11)

Potremmo continuare a citare altri esempi di connessioni tra Shakespeare e personaggi legati al rosicrucianesimo  (Thomas Vaugham, la famiglia Salusbury, ecc.), che però restano semplici suggestioni e non possono certamente assurgere al rango di indizi, figuriamoci di prove.
Possono però renderci l'idea di quale fosse la diffusione del pensiero esoterico nell'Inghilterra del tempo di Shakespeare.
Suggestioni ampiamente presenti nell'opera di Shakespeare.

Osserva Caroline Pagani in "Shakespeare e la filosofia occulta del Rinascimento":
Il mondo dell’epoca elisabettiana è caratterizzato da un particolare retroterra ideologico-culturale, dalla magia rinascimentale e dall’interesse per il soprannaturale. Le grandi creazioni di Shakespeare – Amleto, Lear, Macbeth, Prospero – sono considerate appartenenti alle fasi tarde della filosofia occulta rinascimentale che fu la filosofia dell’età elisabettiana.
 Ed aggiunge:
Shakespeare, probabilmente, attinse da tutti questi insegnamenti e dottrine esoteriche i temi che elaborò interiormente per creare le sue grandi opere. Soprattutto nelle ultime realizzazioni si nota un linguaggio misterico che fece pensare all’autore come ad un grande iniziato che operava sotto falso nome.
E quindi:
Negli ultimi drammi di Shakespeare l’atmosfera magica si fa particolarmente intensa e appare ancor più chiaramente connessa alle grandi tradizioni della magia rinascimentale: la magia intesa come sistema intellettuale dell’universo, “presagio della scienza” (Yates), come strumento per unire fedi religiose in contrasto all’interno di un generale movimento di riforma ermetica (aspetti presenti in Giordano Bruno che predicò in Inghilterra negli anni di formazione del Bardo). Shakespeare sembra quindi essere stato a conoscenza degli scopi religiosi più generali della magia rinascimentale sin dai drammi precedenti, anche se negli ultimi l’influsso di questa sensibilità è ancora più palpabile.
Se quindi la corte praghese di Rodolfo II d'Asburgo fu il prototipo di quell'ideale d'incontro di genti diverse, questo ideale però parve realizzarsi alla corte di Federico V Grande Elettore del Palatinato.

Scrive Gabriele La Porta in "I Rosacroce: i sacri attori":

Il 1613 fu un anno di grande speranza per gli uomini di scienza e di pace. In un’Europa dilaniata dalle guerre di religione, dall’intolleranza e dal fanatismo, una regione sembrò porsi come guida di civiltà, il Palatinato.
Per una serie di coincidenze irripetibili sembrò potersi attuare un’alleanza tra uomini giusti e potenti che garantisse una pace duratura alle nazioni, la fine delle persecuzioni religiose e degli odi confessionali.
La speranza si accese con il matrimonio di Federico V, signore del Palatinato con Elisabetta di Inghilterra, figlia di Giacomo I, e nipote della Grande Elisabetta I, protettrice delle arti e delle lettere.
Tra i due, lui

Federico V era noto nella sua terra per aver riunito ad Heidelberg, la capitale, scienziati e filosofi indipendentemente dalla loro fede religiosa. Giovane, brillante, colto, poeta, studioso di scienze ermetiche, protestante, ma con ampie vedute religiose, nemico dei settarismi, Federico è il punto di riferimento degli intellettuali tedeschi e boemi.
Lei

Splendida, poco più che adolescente, capace di creare musica e di eseguirla, protettrice dei teatranti e dei tragediografi, amica di Shakespeare, Elisabetta rappresenta lo spirito illuminato anglosassone. curiosa, attiva, ha ereditato dalla zia, la grande Elisabetta, la passione per la “occulta filosofia”.
 Matrimonio questo che accese molte aspettative specie nel campo dei riformati.
Logico che il matrimonio tra questi due ragazzi venisse salutato dagli uomini di cultura come l’inizio di una nuova era. Per di più Giacomo I ha un altro figlio, l’erede della corona, Enrico, di pochi mesi più grande di Elisabetta, unito alla sorella da un vero profondo affetto e da una totale stima reciproca.
... Tre ragazzi aperti, intelligenti, uniti dal gusto della vita, della ricerca e della passione per la “scientia scientiarum”. Tre giovani potenti, perché se Federico già è signore del Palatinato, Enrico lo diventerà della Gran Bretagna. È quindi giusto che questi ragazzi ipotizzino un futuro diverso e per i propri paesi e per l’Europa intera.
Vi sono tutti gli elementi perché il "complotto rosacruciano", cioè "la Riforma universale e generale di tutto il vasto mondo", possa compiersi.
Ecco i loro sogni: attuare subito nel Palatinato la città ideale, Heidelberg, dove tutte1e ricerche, tutte le filosofie, tutte le religioni possono trovare ospitalità. Praticare immediatamente una forma di governo tollerante verso qualsiasi tipo di fede, incentivare gli studi ermetici e scientifici, abolire i soprusi, le angherie dei potenti, di qualunque confessione essi siano, E poi, forti di questa esperienza, “esportare” questo modello di stato in Inghilterra, non appena Enrico diventerà a sua volta re, titolo che gli spetterà per naturale successione.
Un sogno, certo, ma con moltissime probabilità di attuazione. Non appena Federico e Elisabetta, dopo essersi sposati a Londra, giungono nel Palatinato attuano tutte le riforme che avevano stabilito nelle lunghe riunioni notturne con Enrico nella capitale inglese, alla presenza di Dee e di tutti gli ermetisti amici di Elisabetta, tra cui Shakespeare. Il già celebre drammaturgo che da quando ha avuto modo di conoscere Giordano Bruno, che fu ospite della Grande Elisabetta, ha scritto opere teatrali colme di significati ermetici, quali il Combelino, La Tempesta, il Racconto d’Inverno…
Il castello dove i due giovani coniugi vivono è trasformato in pochi giorni in un tempio della poesia, dell’arte, della filosofia. Statue che cantano, fontane illuminate giorno e notte, musiche perenni, ospedali gratuiti per gli infermi, imposizioni fiscali proporzionali al reddito, istruzione gratuita per i figli di tutti i cittadini. Il sogno si avvera.
Federico ordina che siano acquistati tutti i volumi disponibili di filosofia e di ermetismo, Elisabetta fa giungere a Heidelberg la compagnia dei teatranti di Shakespeare perché tengano continue e pubbliche rappresentazioni delle ultime commedie del maestro, appunto quelle ermetiche. Architetti, ingegneri, pittori ipotizzano la realizzazione di città ideali e la trasformazione di Londra in un Eden, non appena Enrico andrà al trono. Segretamente giungono le opere, finora inedite, di Tommaso Campanella, in prigione a Roma e subito date alle stampe. Sono diffusi gli scritti di Agrippa, di Bruno e di tutti i filosofi greci. il sogno della pace si sta realizzando, forse il mondo cambierà, anzi stà già cambiando. Addio orrori, addio guerre, addio pestilenze, addio tribunali inquisitori, addio torture, addio roghi, addio tenaglie infuocate, addio bigottismi e vessazioni psicologiche. È il 1613; anzi, l’anno è terminato, è il 1614, quando appunto, misteriosamente, è diffuso il primo manifesto dei Rosacroce, la celebre Fama.
Ma il sogno di Federico V del Palatinato s'infrange anni dopo, nel 1619, in Boemia dove viene contrapposto come Re a Federico d'Asburgo, duca di Stiria. L'8 novembre 1620 è sconfitto nella Battaglia della Montagna Bianca ed è costretto a fuggire.
L'ideale di pacifica convivenza nelle diversità è sconfitto. Ogni proposito di riforma culturale, religiosa e politica s'infrange sulle intolleranze contrapposte e sui mai sopiti propositi di rivincita dei cattolici in Germania. Scoppia una terribile guerra che durerà trent'anni e che si concluderà con l'affermazione del principio assolutistico del "cuius regio, eius religio".
Numerosi riformati si rifugiarono in Olanda, ma soprattutto in Inghilterra, come anche chi aveva condiviso o auspicato quel progetto di "Riforma universale e generale" dell'Europa cristiana: Christianopolis.

Non è un caso quindi che è proprio nelle Isole Britanniche che tra il XVI ed il XVII secolo nascerà la Massoneria, quella degli speculativi, che con i "Modern" si caratterizzerà come universale e cosmopolita e la cui mission sarà così sintetizzata dal pastore James Anderson nelle sue celebri Cositutions of the Free-Masons del 1723:  fare della Massoneria "il Centro di unione ed il mezzo per conciliare in sincera amicizia persone che sarebbero rimaneste in una perpetua distanza".

Ma se è questo il complotto dei Rosa+Croce, un'altra suggestione letteraria shakespeariana ci incuriosisce.

Nell'Amleto o The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark, opera forse scritta da Shakespeare tra il 1600 ed 1602, compaiono due singolari personaggi: Rosencrantz e Guildenstern.

Sono amici d'infanzia di Amleto, ma non esitano a tradirlo per mettersi al servizio come spie di Re Claudio, lo zio usurpatore. E' al loro indirizzo che Amleto recita il notissimo "monologo della depressione" avendo compreso di non avere alcun amico salvo che Orazio.
Già i loro nomi sono evocativi di suggestioni rosicruciane.
Rosencrantz => Rosenkreutz, cioè Christian Rosenkreutz, il personaggio leggendario dei tre manifesti rosacrociani.
Rosencratz (rosenkrans) è il rosario, ma anche una "corona di rose".
La rappresentazione delle rose con la croce come simbolo rosicruciano inizia nel XVII secolo, ma troviamo immagini interessanti anche prima.
Nel frontespizio di un lavoro di Jacob Lochter, edito a Norimberga nel 1517 è rappresentato un grande cerchio di Rose con una Croce nel centro e la figura del Cristo all’interno, per l'appunto una "corona di rosa". Corone di Rose che circondano una croce che ritroviamo anche nello stemma di Martin Lutero.
Guildenstern (o Gyldenstjerne) significa Stella d'Oro, che simbolicamente rappresenta l'oro dei filosofi e la nascita di Cristo nell'Iniziato.
Ma Guildenstern può cabalisticamente (intendo non quella ebraica, ma quella argotica degli alchimisti) divenire gilder-stone.
Guildenstern =>gilderstone=> libero muratore o massone.

Naturalmente i manifesti sono successivi all'Hamlet, però è anche vero che le suggestioni simboliche della Rosa e della Croce sono molto antiche, come anche che la Muratoria degli operativi all'epoca di Shakespeare era ormai tramontata o al tramonto mentre i primi semi della Massoneria speculativa cominciavano a germogliare.
Così diventa interessante lo sviluppo della trama del dramma.
Re Claudio ordina ad Amleto di recarsi in Inghilterra portando con sé una lettera. Con lui, ad accompagnarlo nel viaggio, Rosencrantz e Guildenstern.
Nella lettera vi è l'inganno. Vi è scritto al Re d'Inghilterra di uccidere Amleto.
Questi però scopre l'inganno è modifica la lettera così che "i cattivi compagni" siano essi ad essere uccisi: 

"Non sono vicini alla mia coscienza; la loro rovina scaturisce dalla loro stessa perfida condotta"(Atto V, Scena 2)

Ma chi sono i cattivi compagni di Amleto?
Ad opinione di Fabio Degiovanni: 
"Se si tien conto della fioritura di correnti esoteriche in quel tempo e di come le stesse abbiano dato luogo a circoli spesso implicati nelle agitate vicende politiche di allora, non mi stupirebbe che l'Autore abbia inteso velatamente censurare un certo servilismo di determinati ambiti culturali nei confronti dei detentori del potere.
La figura di Amleto non è solo quella di un personaggio coinvolto negli intrighi di corte, ma anche e soprattutto quella di un filosofo assolutamente "isolato" intellettualmente per l'originalità del suo pensiero, principalmente nel suo aspetto etico, quindi "pratico" e politico. Egli è comunque principe ereditario e la sua vantaggiosa posizione politica non viene minimamente compromessa dalla morte del padre; tuttavia avverte l'urgenza di una giusta vendetta, nonostante proprio tale pulsione morale sia idonea a mettere in pericolo trono e vita, come di fatto accadrà.
I due personaggi in esame, non a caso compagni di studi di Amleto e quindi anch'essi "intellettuali", mi pare rappresentino adeguatamente quella cultura inquadrata in schemi organizzativi predeterminati ed asservita al potere, come certo poté essere osservata da Shakespeare nel suo tempo e nel secolo precedente, che aveva così attentamente studiato ed illustrato nelle sue opere "storiche".
Non a caso dunque la funzione del "tradimento" di Amleto viene riservata a chi aveva già tradito la funzione ed il senso stesso delle "conoscenze" acquisite per farne strumento di prevaricazione. Altrettanto sintomatica appare la frustrazione del complotto ad opera della vigilante libertà intellettuale di Amleto, neppure sospettata da coloro che si erano attenuti a schematismi preconfezionati ed avevano abdicato alla ricerca di ogni progressione, in favore di un uso puramente utilitaristico della cultura acquisita."



Note:
(1) Di tutti i fiori credo che il più bello sia la rosa. 
....
È il vero simbolo della fanciulla;
quando zefiro dolce l’accarezza,
come pudicamente essa si schiude,
a colorar dei suoi casti rossori
la chiarità del giorno!
E quando il soffio del vento del nord
le si avvicina
rude e irrequieto,
come la stessa castità pudica,
essa le sue bellezze
chiude di nuovo dentro il suo bocciolo
e lo nasconde nel rozzesco rovo.
Willliam Drummond ipotizza che il poema del 1649 sulla morte di Hawthorndon di W. Ramsay possa essere ispirato dai versi di Two Noble Kinsmen. Drummond scrive "so falls by northern blast a virgin rose…" W.C. Ward ed. Poems of William Drummond vol. II pp.175-6. 
(2)  Paul Goodall, FRC , "A Rosicrucian Christmas Card", pag. 5.
(3) "Le derisioni e gli scherni del tempo,la contumelia dell'uomo superbo".
(4) Hilary Gatti The Renaissance Drama of Knowledge p. 180.
(5) del Marlowe l'Alleyn portò in scena Tamburlaine, Doctor Faustus, and The Jew of Malta.
(6)  Philip Henslowe era proprietario, tra gli altri, del "The Rose Theatre".
(7) Ron Heisler, Two world that converged: Shakespear and the ethos of the Rosicricians.
     Il Fludd fu teosofo, alchimista e medico ed autore di  una "Apologia compendiaria Fraternitatem de Rosea Cruce suspicionis et infamiis maculis aspersam, veritatem quasi Fluctibus abluens et abstergens" ed anche del "Tractatus apologeticus integritatem societatis de Rosae Cruce defendens". 
(8) Salvatore Califano, Storia dell'alchimia: Miticismo e esoterismo all'origine della chimica moderna, pag.119, University Press, Firenze, 2015.
(9) Ron Heisler, op. cit. 
(10) Peter Stanley, The House of Stanley. Pentland Press. 1998, pag. 141. 
(11)  A.E . Waite The Brotherhood of the Rosy Cross (1961) pag. 308.

lunedì 6 marzo 2017

BORSINO N°2 DEI CANDIDATI SINDACI ALLE AMMINISTRATIVE 2017.

C'è un tempo per capire, un tempo per scegliere, un altro per decidere.
C'è un tempo che abbiamo vissuto, l'altro che abbiamo perso e un tempo che ci attende.
(Seneca)



Premessa. 
Il presente borsino non ha alcun fondamento scientifico, non è frutto di sondaggi, ma semplicemente dell'analisi dei fatti, di deduzioni ed intuizioni personali.
Come tale fotograferebbe la situazione del momento e quindi sarà aggiornato costantemente.
Non vuole essere altro che un'ulteriore occasione di discussione e di riflessione sulle prossime elezioni amministrative.
  
6 Gennaro De Caro
 Il suo progetto di una alternativa di sinistra continua a non decollare ed ad apparire poco appetibile anche nella sua stessa area politica.
Insistenti voci vogliono che il consigliere uscente del PD, Franco Tarallo, in passato suo sostenitore, possa entrare in squadra con Francesco Sica.

6 Antonio De Rosa
Anche il progetto di coalizione del dott. Antonio De Rosa non va oltre la ristretta cerchia di sempre.
Pronto il suo sito internet, non sappiamo se anche la sua coalizione.

5 Franco Palumbo
Il sindaco di Giungano con l'annuncio della sua candidatura a Capaccio Paestum pare abbia fatto palpitare qualche cuore ed acceso l'interesse di non pochi.
Ma al di là del positivo riscontro d'opinione all'annuncio della sua candidatura pare abbia però difficoltà a dare sostanza elettorale al suo progetto.
Si vocifera di una possibile candidatura con lui di un consigliere comunale uscente del PD. 

5 Angelo Quaglia
Continua la sua corsa al comune.
Già pronti il programma, dato alle stampe, e pare la sua squadra di governo (giunta) in caso di vittoria.
L'annuncio a breve.
Se fosse così sarebbe un'interessante contributo di chiarezza e trasparenza nei confronti degli elettori, che avrebbero elementi decisionali in più per valutare la bontà della sua proposta politica.
Dubitiamo al momento, ma vorremmo essere piacevolmente smentiti, che altri candidati sindaci possano osare fare lo stesso, specie per chi si trova ad essere a capo di coalizioni più articolate e variegate, dove gli equilibri tra le varie componenti sono più complessi.

4 Antonio Bernardi 
E' il candidato del Movimento 5 Stelle di Capaccio Paestum.
Ventenne studente di giurisprudenza è stato scelto con il voto nell'assemblea degli attivisti del movimento tenutasi pubblicamente nella Sala Erica in Piazza Santini.
110 i votanti, 55 i voti raccolti.
Gli altri 55 sono stati per Ernesto Franco, il quale però ha preferito fare un passo indietro per salvaguardare l'unità del movimento.
Bernardi, con la sua giovane età, incarna pienamente lo spirito di rinnovamento e svecchiamento della proposta politica propria dei Cinque Stelle.
Scelti anche i candidati a consiglieri comunali, tutti anch'essi alla loro prima esperienza elettorale.
La lista è ora all'attenzione dei vertici del movimento per la certificazione.

3 Nicola Ragni
 Pare non ci siano grosse novità sulla sua coalizione.
Al momento oltre i corsi formativi per le giovani reclute non si hanno notizie di eclatanti acquisti in squadra.

2 Francesco Sica.
Ha dato il via al suo tour elettorale per le contrade.
E' in salita.
Riesce a raccogliere consensi non solo di opinione ma anche in termini di contributi elettorali. Pare che con lui si candideranno anche i due consiglieri uscenti del PD: Franco Tarallo e Pasquale Cetta.
Si accredita al momento come il principale contendente al sindaco uscente Italo Voza.

1 Italo Voza
Continua ad essere il più quotato in termini elettorali, meno in quelli di consensi d'opinione.
Il suo punto di forza, ma anche la sua debolezza, sono i risultati della sua amministrazione.
La novità è che vi è fermento nel PD locale, che pare potrebbe sostenerlo con una sua lista.
Paradossalmente un consigliere comunale, che molto si è speso per la riconciliazione delle due anime del PD, quella di governo è quella di opposizione, potrebbe però approdare ad un'altra coalizione.
Se la presenza del PD con una sua lista nella coalizione di Voza si concretizzerà, cambierebbe la sua connotazione di civica, colorandosi politicamente ulteriormente dopo anche l'ingresso dei socialisti di Pinello Castaldi.
A questo punto la proposta elettorale di Italo Voza sarebbe compiutamente di centro-sinistra.
Sarà un problema per la componente di centro-destra della coalizione, soprattutto dopo che nella scorsa campagna elettorale Voza disse di no ai simboli delle liste civiche di Antonio Fasolino ed Edmondo Cirielli perchè troppo caratterizzate politicamente?

Ciò che caratterizza al momento questa apertura di campagna elettorale è l'assenza di contenuti e l'appiattirsi su una corsa allo slogan.
E' anche vero che spesso i programmi sono stati solo la foglia di fico dietro cui si celavano progetti politici di semplice gestione del potere, ma in una comunità matura e democratica, su cosa i cittadini dovrebbero candidarsi o votare?
Dobbiamo ancora continuare ad indulgere nella pratica dell'aggregare sulle persone dei candidati sindaci piuttosto che su progetti? 
L'unico modo di uscirne è quello che si cominci a dibattere e dividersi sull'idea di città futura, sulle cose da farsi affrontandone le problematiche. Altrimenti la campagna elettorale si ridurrà ad una povertà di argomenti o in una mera elencazione da libro dei sogni che tale rimarrà o peggio ai soliti attacchi ad personam o ancora peggio alla macchina del fango.

Intanto faccio miei i quesiti formulati da Mimma Fasolino ai candidati sindaci nel gruppo fb amicidipaestum.it sperando che qualcuno magari trovi risposta nei prossimi giorni:
1) Se il PUC deve o no prevedere nuovi siti su cui costruire o solo soprelevazioni sugli edifici esistenti.

2 )Ci sono idee precise e mirate per combattere la disoccupazione giovanile?

3) Per le società partecipate presenti sul comune c'è l'intenzione di preservarle o scioglierle?

4) Per il piano per gli insediamenti industriali ,chiaramente non funzionante , quali sono le proposte per metterlo a regime, concretizzando un costo accessibile per l'acquisto dei suoli da parte delle PMI?
5) se c'è la volontà di snellire la macchina amministrativa eliminando a priori le figure professionali esterne all'amministrazione....