lunedì 29 ottobre 2012

LA GIUNTA DECIDE: CAPACCIO-PAESTUM SARA' LA NUOVA DENOMINAZIONE COMUNALE. IL REFERENDUM SI FARA', AI CITTADINI L'ULTIMA PAROLA.



Il Consiglio Comunale di Capaccio (foto by StileTV)
E' di oggi la notizia che la Giunta comunale, con apposita delibera (n. 316 del 26 ottobre 2012), invita il Consiglio comunale ad avviare l’iter burocratico per aggiungere il nome “Paestum” all'attuale denominazione di "Comune di Capaccio".

E' una buona notizia e risponde al comune sentire della gran parte della popolazione. La questione da sempre discussa è riesplosa all'indomani della proposta del Sindaco del comune della Piana dei Templi, il dott. Italo Voza, di dare un nome nuovo allo scalo di Capaccio (Nuova Paestum). Le reazioni a questa notizia furono le più diverse, con prese di posizioni favorevoli o nettamente contrarie. Ma ben presto la polemica ha toccato anche la denominazione dello stesso comune. Le proposte si sono susseguite, come le critiche. Così per un Aurelio Di Matteo, che suggeriva "Città di Paestum", sono seguite le intelligenti provocazioni del prof. Giuseppe Liuccio, fino a quella teatrale di Gillo Dorfles,"Capaccio? Ricorda di più il nome di una pietanza".

Scelta coraggiosa quella di Voza, ma che mi ha sorpreso perché inattesa ed improvvisa.

Alla riunione informativa con il Sindaco, in cui gli ex componenti della vecchia Commissione per la Toponomastica Cittadina, relazionarono sul lavoro svolto nella precedente consigliatura, Voza espresse solo la volontà di cambiare il nome allo Scalo di Capaccio. In effetti, però, nel corso dell'incontro si toccò anche questo tema, ma solo in via teorica. 

Sono sorpreso anche perché, a mio parere, sulla materia della delibera assunta dalla Giunta Comunale, a norma di Regolamento, sarebbe dovuta essere investita preventivamente la Commissione toponomastica, che, però, ricordo ha solo funzioni consultive e propositive, essendo la competenza e la potestà solo dell'organo di governo cittadino. Commissione, che allo stato, non esiste non essendo stato convocato un Consiglio comunale per la nomina dei suoi componenti.


Ma qual'è l'iter della proposta di modifica della denominazione di un comune?


Legge Regionale 29 ottobre 1974, n. 54 regolamenta la materia. 


All'art. 1 si stabilisce che anche alle variazioni di denominazioni comunali si provvede con legge. Quindi non con una atto amministrativo, ma con la massima norma dell'ente Regione.

All'art. 7  si sancisce che "le denominazioni comunali possono essere variate ove ricorrano esigenze toponomastiche, storiche, culturali o turistiche. La relativa deliberazione, adottata dal Consiglio Comunale, deve essere adeguatamente motivata."

Con l'art. 8  i disegni e le proposte di legge regionale per le variazioni delle denominazioni comunali, "devono essere corredati:
   a) dal parere espresso dai Consigli Comunali dei Comuni interessati;
   b) dal parere espresso dal Consiglio Provinciale."
Ciò significa, che dopo la deliberazione del Consiglio Comunale, deve esprimersi anche quello provinciale.
Solo dopo approda in Regione, o meglio, "alla Commissione Consiliare competente che li trasmette con propria relazione al Consiglio Regionale".  
I Capaccesi saranno chiamati alle urne per dire la loro.
    
Qualora il progetto sia ritenuto proponibile, "il Consiglio regionale delibera, a norma dell'art. 60 della Statuto, la indizione del Referendum consultivo di cui al secondo comma dell'art. 133 della Costituzione." (art. 9).

Quindi parrebbe, con sollievo di tanti che vivevano un eventuale deliberazione degli organi comunali, come un scippo all'esercizio democratico, che il popolo sarà consultato, cioè vi sarà un referendum.

In realtà la questione in passato non apparve tanto pacifica e scontata. Nel 2003 anche la vicina Ascea voleva nella sua denominazione un richiamo all'antica città da cui trasse origine, Velia, per le stesse motivazioni di cui oggi si discute anche nella nostra cittadina. Si voleva che la denominazione del comune fosse Ascea-Velia. La proposta ricevette l'assenso del consiglio regionale campano con la legge 7 luglio 2003, n. 14, che la approvò senza indire, però, un referendum confermativo. Avversa a questa legge la Presidenza del Consiglio ricorse alla Corte Costituzionale perché non conforme al dettato dell'art.133, secondo comma, della Costituzione e dell’articolo 60 dello statuto della Regione Campania. Quest'ultima si difese motivando che non si trattava di un cambio di denominazione, quanto di un'aggiunta di un toponimo (Velia a quello di Ascea) e come tale il procedimento legislativo poteva non contemplare una consultazione popolare.
La Corte Costituzionale, alla fine sancì l'illegittimità costituzionale dell’articolo unico della legge regionale della Campania 7 luglio 2003, n. 14 (Cambio di denominazione del “Comune di Ascea” in “Comune di Ascea-Velia”), in quanto "anche l'integrazione della denominazione ne costituisce infatti una modifica, come tale soggetta alla previa consultazione della popolazione interessata ai sensi dell’art. 133, secondo comma, della Costituzione e della corrispondente norma dello statuto".

Avremo, quindi, con buona pace di tutti, se la cosa procederà, una consultazione popolare.

Non posso però non esprimere una mia perplessità. Dato che si è avviato l'iter per il cambio della denominazione del nostro comune, perché fare le cose a metà?

Perché non proporre la denominazione "Città di Capaccio-Paestum"? 
Eppure abbiamo tutti i numeri per essere città, almeno nel nome.
Credo che, come al solito, la fretta e la voglia di fare abbiano avuto il loro ruolo.

Per approfondire, leggi anche:

LA GIUNTA PROPONE DI AGGIUNGERE PAESTUM AL NOME DEL COMUNE - Comunicato stampa del Comune di Capaccio
Statuto Regione Campania, legge regionale N. 6 del 28 maggio 2009 - Regione Campania 
Legge Regionale 29 ottobre 1974, n. 54, norme sulla istituzione di nuovi Comuni e sul mutamento delle circoscrizioni territoriali dei Comuni della Regione - Regione Campania 
Referendum consultivo: vincono i "no"- Regione Campania
Sentenza n. 237 del 19/07/2004, per la modifica della denominazione del Comune e' necessaria la consultazione referendaria. Corte Costituzionale - francocrisafi.it

venerdì 26 ottobre 2012

LA SICUREZZA A CAPACCIO TRA REALI EMERGENZE E SOLUZIONI SPOT

L'esercito a presidiare le nostre strade.
Negli ultimi 15 anni sul nostro territorio comunale vi è stato un aumento esponenziale di fatti criminosi. Quelli che più hanno colpito la pubblica opinione sono quelli inerenti la cosiddetta microcriminalità. I piccoli reati, che sono da sempre quelli che maggiormente minano la percezione di sicurezza dei cittadini. 
Non mancano o sono mancate poi "presenze inquietanti", come quelle di latitanti eccellenti.
Di sicuro sappiamo che il nostro territorio e da tanti anni luogo d'investimento di "capitali di dubbia provenienza", come ci ricordava l'ex sen. Gaetano Fasolino..

Quella della sicurezza è stata una discussione che da tempo riempe anche i titoli dei giornali. Le proposte apparentemente risolutive non si contano, sia da parte del comune cittadino, che delle forze politiche ed economiche del paese: dall'istituzione di un Commissariato di P.S., all'elevazione della locale Stazione dei Carabinieri di Capaccio Scalo a Tenenza, sino ad arrivare alla richiesta dei militari per strada.
Le amministrazioni comunali, poi, hanno cercato di dare risposte, ma senza un vero criterio organico di risoluzione del problema, muovendosi sull'onda della pubblica emotività e talvolta con soluzioni che a detta di alcuni non sono altro che "ingannevole pubblicità", cioè una risposta da spot pubblicitario, quindi fittizia, ad un vero problema.

Praticamente l'azione istituzionale si è esaurita nell'aumento del numero delle telecamere a sorveglianza del territorio (che ricordiamo è grande quanto l'intera città di Napoli e per di più con tante contrade, ciascuna un vero piccolo paese), con richiesta sin dal 1990 di aumenti degli organici dei carabinieri presenti sul territorio (ma che trovavano un limite nell'inadeguatezza delle locali stazioni dei carabinieri)  o dei VV.UU., le continue proposte d'istituzione di commissioni o comitati per la sicurezza.

Di fatto, invece, mai è stato affrontata la questione spinosa dell'organizzazione e coordinamento delle locali forze di polizia.

Ma la cosa che più colpisce è l'apparente incapacità cronica di chi nel nostro paesello parla di sicurezza di comprenderne appieno il significato e l'estensione del concetto, limitando il tutto alla semplice questione, anche se fondamentale, di ordine pubblico.

Ci si dimentica, ad esempio, della sicurezza stradale, del randagismo. dell'ambiente, della salute, delle emergenze da calamità naturali o meno e potremmo continuare... Tutti ambiti in cui l'ente comune ha sue competenze o che concorre con altri a trattarne la regolamentazione o l'eventuale risoluzione di potenziali e concrete problematiche. Tutti casi che ineriscono la sicurezza dei cittadini.

Ma soprattutto è il modo in cui sin ad ora ci si è correlati con tali problematiche ad esser discutibile.

La vecchia amministrazione comunale a seguito di una serie di fatti criminosi, come ci testimonia la stampa del tempo, decise di seguire una "linea dura"!

Il nubifragio del 2010
Vi era addirittura una assessorato alla sicurezza, cosa rara anche in una grande città, e si decise d'insediare un Comitato a supporto dell'Osservatorio della Sicurezza.
In realtà oltre a nuove telecamere di sorveglianza (che non sempre, però, a quanto si dice, sono state sempre operanti e funzionanti), all'ordinanza di chiusura dei pubblici locali entro un certo orario e simili non si è andati.

Soprattutto ricordo le polemiche inerenti la nomina dei componenti e le funzioni di quel Comitato di supporto.
Cosa abbia prodotto in termini concreti nessuno ha modo di saperlo. Non si sa nemmeno se e quante volte si siano riuniti. Probabilmente in termini concreti nulla, altrimenti la grancassa dell'informazione istituzionale si sarebbe fatta sentire, anche se questa suona anche per un nonnulla.

Di alcuni componenti dell'allora Comitato di Supporto dell'Osservatorio della Sicurezza ho stima personale, ma è anche vero che si può avere la più grande stima per la persona che è il muratore che ci viene a sistemare l'intonaco di casa, ma mai, dico mai, immagineremmo di fargli progettare il Palazzo dei Congressi o il nuovo Museo di Paestum. E' per questo tipo di scelte la nostra Capaccio non è cresciuta negli ultimi 25 anni. Ho la terribile sensazione che anche questa amministrazione rischi di fare lo stesso. La ricerca dello spot ad effetto è sempre la più facile via, come anche quella di inserire in una commissione solo personaggi in quanto amici di Tizio o Caio. Che è quanto fece la precedente amministrazione considerando che quale "competenza" bastasse il solo merito di aver indossato una divisa, sicuramente con onore e diligenza, ma ripeto senza porsi il problema di avere persone competenti per davvero in materia, che avessero esperienze pregresse nella progettazione della Sicurezza.

L'amministrazione comunale prima di convocare un tavolo delle autorità, come sembrerebbe intenzionato a fare, credendo di fare chissà che cosa, deve dotarsi degli strumenti tecnici, operativi e delle conoscenze specifiche per chi deve operare. Se qualcuno pensa che la sicurezza inerisca solo l'ordine pubblico, non sa proprio di che si sta parlando. Un Piano per la Sicurezza Urbana è qualcosa di simile ad un PUC. Non si può immaginare di fare interventi urbanistici senza un Piano Urbanistico Comunale. E chi è che fa un PUC? Un tecnico o un pool di tecnici! Le commissioni edilizie vengono dopo il PUC e servono ad applicarlo e a vigilare sul rispetto delle norme. Così anche le commissioni o comitati per la sicurezza (di qualsiasi genere e livello) debbono essere precedute da un Piano per la Sicurezza Urbana Integrata.

Per il PUC a Salerno, De Luca si è rivolto ad autorità riconosciute come Oriol Bohigas e Albert Puigdomenech, Capaccio ha avuto Airaldi e Forte. E per quanto si possa criticare quest'ultimo su alcune sue scelte non se ne può disconoscere la professionalità. Voglio dire che immaginare una commissione per la sicurezza senza prima un piano per la sicurezza è stupido, è un non senso, come anche pensare che il "cumpariello" di turno possa vestire i panni di un Bohigas. Spero che qualcuno, leggendomi, non mi dica adesso che non abbiamo bisogno di professoroni: "possiamo fare tutto in casa!" Perché in questo caso, a differenza dell'altro, sono necessarie competenze che attualmente presso gli Uffici Comunali non abbiamo. 

Quindi, prima di tutto un PIANO PER LA SICUREZZA COMUNALE, poi anche un comitato, o i tavoli con le altre autorità. Se l'ente non si dota di studi che individuino criticità sia organizzative, che territoriali e sociali, modalità d'intervento, protocolli di lavoro, strumenti di analisi rimarrà sempre allo spot o alla soluzione transitoria e momentanea, ma non risolutiva.

Esempi vari di piani per la sicurezza:
Progettazione e valutazione di interventi per la sicurezza urbana - Università di Milano-Bicocca, Facoltà di Sociologia
Piano sicurezza 2009 - Città di Trezzo sull'Adda, Polizia locale      
Urbanistica e piano della sicurezza urbana - campodellacultura.it

Piani sicurezza settoriali, esempi: 
Piano Comunale della Sicurezza Stradale - agenziamobilita.roma.it
 Linee guida per la pianificazione comunale di emergenza - protezionecivile.gov.it

 Un opinione:
Sicuruzza a Capaccio: nota di Taurisano - blog di Glicerio Taurisano 
Sicurezza, un concetto da chiarire - blog di Glicerio Taurisano

Tra cronaca e storia: 
Capaccio, allarme criminalità: sindaco Voza scrive a prefetto e carabinieri, chiesto comitato sicurezza - StileTV
Capaccio, sicurezza. Farro: "Forze armate in strada, l'avevo detto nonostante la miopia istituzionale - StileTV
Capaccio (SA) - Il sindaco chiede convocazione urgente comitato ordine e sicurezza pubblica - Radio Alfa
Capaccio, allarme sicurezza. De Caro: "Dall'Amministrazione solo fumo, convochi subito tavolo istituzionale con le forze dell'ordine" - StileTV 
Capaccio: Caserma dell’Arma a tappeto - Dentro Salerno
Insediato il Comitato a supporto dell'Osservatorio della Sicurezza: linea dura dell'amministrazione - Comunicato stampa del Comune di Capaccio
Convocato il Comitato a supporto dell'Osservatorio della Sicurezza - Comunicato stampa del Comune di Capaccio
 L'opinione - Capaccio: sicurezza, pulizia e decoro! - StileTV
La sicurezza a Capaccio - Circolo Giorgio Almirante
 Ancora sulla Sicurezza - Circolo Giorgio Almirante
Sicurezza a Capaccio-Paestum - Discussione sul Forum di Paestum.it
 Capaccio: l'assessore alla sicurezza Nacarlo fa un bilancio dell'estate - infoagropoli
Sicurezza, piano del Comune? - Circolo Giorgio Almirante
 AUTOVELOX: PRECISAZIONI DEL COMANDANTE DELLA POLIZIA LOCALE DI CAPACCIO PAESTUM, CAP. ANTONIO RINALDI - Comunicato stampa del Comune di Capaccio
 Le cose buone fatte dall'amministrazione - Discussione sul Forum di Paestum.it
Capaccio: Sicurezza Urbana, quanta sapiente conoscenza, quanta poca attività - blog di Glicerio Taurisano 




DA CAPODIFIUME A PONTE BARIZZO TRA BORGHI, MASSERIE E PODERI CHE HANNO DIRITTO ALMENO AD UNA STAZIONE FERROVIARIA !!!

pubblicata da Giuseppe Liuccio sul suo profilo Fb, il giorno Giovedì 25 ottobre 2012 alle ore 23.26 ·
 
Capodifiume, Capaccio - Paestum  (foto by Sergio Costa del Cilento)
Nel dolce tramonto di un caldo autunno sono ebbre di luce le anatre allo scialo libero dell'acqua dell'ansa del fiume, che fu santuario alla dea dei frutti. Il Salso gorgoglia e rifrange argento nel breve salto ad "impietrar le trabe" con il suo carico di sali raccolti nel ventre oscuro e misterioso della montagna. M'è sottofondo allegro di memorie ad evocare e ritmare la storia che qui ha radici antiche. A Capodifiume riscopro ed esalto l'anima di fauno della mia terra, ubriaco di agresti umidicci afrori nel verde della flora ripariale, con negli occhi il fasto dei fiori  e dei colori di stagione che arabescano i declivi accidentati della scalata del Calpazio. Poteva essere un parco fluviale di straordinaria valenza storica ed ambientale; è diventato una bella e gradevole struttura dell'accoglienza privata per la gioia degli amanti del relax e dei cultori della buona cucina.

Resta, comunque, una risorsa da immettere nel circuito fecondo della fruizione turistica per una  contrada, il Petrale,  che per quelli della mia generazione fu il primo saluto di vita e di commercio della pianura, con il Sale-Tabacchi-Alimentari e Diversi, per quanti scendevano dalle colline dell'interno.

La vecchia cava dismessa, che dà il nome alla contrada,,è ferita bianca nel verde della collina e canta epopea di sudori e fatica. Reclama un progetto di rinaturalizzazione con un melograneto a sbalzo di terrazzamenti, punto di accoglienza con chiosco a degustazione dei derivati dei frutti e bacheche/legenda a recupero di storia e di arte nella prismaticità delle sue espressioni (letteratura, pittura ed iconografia in genere) di una pianta, che è sacra al territorio. Sarebbe una tappa obbligata del turismo scolastico a riscoperta e valorizzazione di una pagina tanto bella quanto trascurata della storia.

La strada procede sull'onda di dossi ed avvallamenti là dove cede il posto alla collina e Capaccio trasmigra verso Roccadaspide.. La macchina avanza tra strade interpoderali alla festa di masserie,,minuscoli borghi rurali e micro-imprese industriali e commerciali. a prefigurare uno spontaneo polo di attività economiche in rapida e feconda espansione, e che necessitano di un serio intervento di programmazione, sempre che si metta in atto un piano intercomunale di riordino territoriale con la responsabilità condivisa dei comuni interessati:Capaccio, Roccadaspide ed Albanella.La vasta e popolosa contrada reclama interventi di servizi ed iniziative di socializzante rivitalizzazione in grado di coinvolgere una popolazione con l'occhio strabico verso Matinelle, da un lato, e Ponte Barizzo, dall'altro, per sfuggire alla noia ed alla solitudine dei poderi dopo il lavoro.La contrada potrebbe essere la sede ideale per una mostra permanente sulla storia della Riforma Agraria e relativo Centro Studi, punto di riferimento per seminari e convegni su passato, presente e futuro dell'agricoltura della piana (A Borgo San Cesareo, per esempio). Intanto la macchina procede ancora zigzagante tra strade interpoderali a riscoperta di contrade (Tempa San Paolo, Scigliati), dove gli assegnatari di prima, seconda e terza generazione hanno fatto miracoli di lavoro, rendendo fecondi terreni incolti e pietrosi. E con nella mente e nel cuore una scheggia di utopia mi prefiguro itinerari del gusto attrezzati con soste assaggi di prodotti tipici, vari con il variare delle stagioni, trasformando masserie e poderi in punti vendita, a chilometro zero, e,naturalmente, di calda ospitalità. Sarebbe un modo originale e pratico per rivitalizzare le campagne e sottrarre i contadini all'isolamento-E la fantasia galoppa sull'onda dell'entusiasmo in una con la macchina che procede spedita per Via Sorvella a conquista di Ponte Barizzo, che, a margine di Sele, fu ed, in parte,, ancora è protagonista di un'altra storia

Ma mi tormenta un interrogativo amaro: può una popolazione decentrata e coriandolizzata tra tante mini-contrade e masserie essere privata finanche di una Stazione Ferroviaria,, come dovrebbe essere quella di Capaccio? Non mi sembra giusto, E certamente non lo è sul piano della convivenza civile e della più elementare logica della distribuzione territoriale e della efficienza dei moderni servizi di una comunità, che, tra l'altro, nel nome di Paestum  è Patrimonio dell'Umanità. Ci pensino gli Amministratori a tutti i livelli e se ne facciano una ragione.

Giuseppe Liuccio
g.liuccio@alice.it

mercoledì 24 ottobre 2012

PER UNA NUOVA GRANDE STAZIONE A CAPACCIO SCALO

Pubblicato da Giuseppe Liuccio in Amici di Paestum.it su facebook il 24 settembre 2012.

La stazione di Paestum (foto StileTV)
Leggo su Positanonews, un articolo a firma di Angela Sabetta, ripreso da LA CITTA. Apprendo, così, che si lavora a tappe forzate per la ristrutturazione dell'attuale Stazione di Paestum, con la previsione, tra l'altro, di una piazza antistante con tanto di giardini ed il rifacimento del viale alberato di accesso all'area archeologica, partendo da Porta Sirena, dove dovrebbero essere installate artistiche bacheche informative per turisti e visitatori. 
  Se la ristrutturazione dell'attuale Stazione di Paestum ha come conseguenza l'ulteriore ridimensionamento dello Scalo/stazione di Capaccio, io non sono d'accordo non per partito preso, ma per fondate e motivate ragioni di funzionalità legate al presente e soprattutto al futuro, soprattutto se, come ha dichiarato pubblicamente il sindaco si prefigura a Capaccio Scalo un agglomerato, che abbia la dimensione e, soprattutto, le funzioni di una CITTA', come il territorio consiglia, consente ed impone. 
E ne sintetizzo le ragioni:
1) La stazione di Paestum potrebbe assolvere alle funzioni TURISTICHE e non completamente, in quanto le potenzialità di sviluppo del turismo del futuro sono anche nelle zone interne delle colline e delle montagne, i cui abitanti troverebbero la Stazione di Paestum eccessivamente decentrata e poco funzionale rispetto alle loro legittime esigenze.
2) ma sarebbe eccentrica anche rispetto alle zona popolosa del Rettifilo, per non parlare di Seude,Vuccolo Maiurano, Tempa San Paolo, Scigliati, Ponte Barizzo, Gromola e Laura, che si configura ogni giorno di più come naturale prolungamento dello Scalo verso il mare.
3) non è funzionale allo sviluppo agricolo e commerciale della pianura, soprattutto se resta ancora valida la localizzazione del nuovo Mercato Ortofrutticolo nella zona Cerro e la destinazione dell'attuale in opere di infrastrutturazione valide e funzionali alla CITTÀ FUTURA, qualunque ne sia il nome. 
4) non è funzionale a Capaccio capoluogo e ai tanti paesi del circondario:Trentinara, Monteforte, Magliano, Stio da un lato e Roccadaspide, Castel San Lorenzo, Felitto, Valle dell'Angelo, Laurino, Piaggine e Sacco dall'altro e Aquara, Ottati, Sant'Angelo a Fasanella, Roscigno, Bellosguardo, ecc. dall'altro versante del Calore, per non parlare di Altavilla ed Albanella. Ricordo a me stesso che quella stazione, storicamente nacque, anche, per soddisfare le esigenze di questo vasto territorio ed anche per questo che la Stazione si chiamò CAPACCIO ROCCADASPIDE. I l dottore Italo Voza, sindaco protempore di Capaccio, è troppo intelligente per non conoscere questa memoria storica.
5) non si può e no si deve cancellare con un traccio di penna o con una Delibera di Giunta affrettata esigenze di cittadini di un vasto territorio, che hanno diritti (acquisiti) per migliorare ed accelerare lo sviluppo; ed una Stazione Ferroviaria moderna e funzionale va in questa direzione. Signor Sindaco, signori assessori, sulla base di quale consultazione democratica avete preso questa decisione? Vi rendete conto che va contro gli interessi di una parte notevole dei vostri concittadini elettori?
6) Gli abitanti delle comunità/paesi, di cui ho fatto cenno prima, gli abitanti della Pianura, che gravitano intorno Capaccio Scalo (futura città) assommano ad oltre 50.000, più che sufficienti per una città di medie dimensione. Se la sentono gli attuali amministratori di privarli di una possibile stazione ferroviaria degna di questo nome? Di questo diritto? Non hanno messo in conto una loro protesta serrata in punta di diritto e di Legge? Non è meglio lavorare in armonia per la realizzazione di una Stazione Ferroviaria con tutte le funzioni che mi sono cimentato a prefigurare nella mia riflessione precedente? Oltretutto se la Nuova Stazione Ferroviaria assumerò questa forma, questo ruolo e queste funzioni Trenitalia potrebbe e dovrebbe considerare le fermate per lunga percorrenza, soprattutto se sollecitate, con atti formali, da circa 20comuni, tra cui quello prestigioso di PAESTUM.
 
RIPENSATECI, RIPENSIAMOCI. RIFLETTIAMOCI, E, INTANTO, CONFRONTIAMOCI!
 Giuseppe Liuccio




Carissimo Giuseppe,
bene hai fatto a porre la questione della centralità e strategicità dell'attuale fermata dello scalo di Capaccio. La penso esattamente come te non è una questione peregrina né politica, nel senso di essere argomento di lotta e diatriba politica, almeno per noi.
 La questione non è di oggi. Basta leggere qualche articolo degli ultimi anni, come farsi un giro sul web per appurarlo. E' cosa sentita non solo dai capaccesi-pestani, ma anche dalle comunità viciniori e limitrofe, come bene hai ricordato. 
Il punto è proprio che la possibile stazione di PAESTUM NUOVA è centrale per lo sviluppo di un intero territorio "nel senso più ampio di quello solo di una località o di un singolo comune". In fondo i progetti, come quelli della città nuova, si sostanziano nelle scelte concrete. Diventano realtà e non mere utopie o spot quando si è coerenti nelle scelte, almeno al fine dichiarato.
Come ho già detto, la scelta dell'attuale amministrazione risponde all'esigenza di un recupero della fermata di Paestum, che oggi è una delle vie di arrivo alla Paestum Archeologica. Bene, dunque, ha fatto a cogliere la disponibilità di RFI ad una sua valorizzazione e recupero dall'attuale degrado. Come ben diceva il consigliere Paolillo, Paestum è una delle poche stazioni storiche italiane, quindi anch'essa elemento della storia della nostra località. Male farebbe, invece,  l'amministrazione comunale se tali scelte corrispondessero ad un abbandono della fermata dello scalo di Capaccio, preludio ad una sua futura chiusura.  Non è un mistero, che alcune scelte sin qui fatte dalle amministrazioni comunali siano funzionali alla scelte di RTI in relazione all'alta velocità, che hanno portato alla chiusura dei caselli, alla trasformazioni delle stazioni ferroviarie locali in fermate, a prediligere la vicina Agropoli. Il prossimo passo, infatti, potrebbe essere proprio lo smantellamento della fermata dello Scalo.
Sarebbe un errore per le ragioni indicate dal prof. Liuccio. 
La fermata di Paestum è funzionale alla sola antica città archeologica, non all'intera comunità capaccese e a quelle viciniori. Non è strategica nelle progetto della città futura, che invece dovrebbe privilegiare l'altra, ma soprattutto è "morta", cioè senza ulteriori possibilità di sviluppi, legata come è a vincoli e a numerosi handicaps, quali quello dei collegamenti, in primis quello delle autolinee, che invece vede centrale lo scalo di Capaccio. 
Ci auguriamo che l'amministrazione comunale fughi ogni sospetto di una possibile chiusura futura della fermata dello scalo, che è l'unica, come osservava giustamente Liuccio, che potrebbe riacquistare anche il livello di stazione ferroviaria, con la possibilità, oggi per le scelte di RTI soltanto ipotetica, di avere anche fermate per treni a lunga percorrenza. Ma che soprattutto si attivi per un recupero anche dell'altra fermata in un'ottica di trasformazione, in un prossimo futuro, in stazione. Sono tanti i cittadini che lo chiedono e che aspettano in tal senso risposta.
enzodisirio
 Leggi anche:

E SE L'ATTUALE SCALO DI CAPACCIO/ROCCADASPIDE DIVENTASSE STAZIONE DI PAESTUM?  di Giuseppe Liuccio
Paestum, la stazione cambia volto: intesa Comune-Rete Ferroviaria Italiana - StileTV